Quale innovazioni può apportare la moda oggi? E, in quella ricerca, quanto in là può spingersi? Sicuramente, può cambiare orizzonte: Demna Gvasalia, infatti, nominato direttore creativo di Balenciaga due anni fa, aveva cercato di filtrare sempre la sua visione attraverso quella del fondatore. Questa volta, forte del successo del marchio sotto la sua guida, nonché di un’estetica sempre più riconoscibile (uno dei tratti in comune con Alessandro Michele, al timone di Gucci, che appartiene anch’esso a Kering) prova a distaccarsene, adottando un’analisi della contemporaneità più vicina alla sua creatura, l’altrettanto (ormai!) noto brand Vetements. Se in passerella, il punto di partenza è una donna borghese che sceglie coat over, camicie a righe dal taglio maschile o plastificate e gonne tartan, il gioco delle stratificazioni diventa imprevedibile quando unisce trench a giubbotti in denim, perfecto a camicie botton-down, abiti drappeggiati con coulisse a sottovesti che si possono indossare in entrambi i modi o pantaloni formati da materiali diversi, ripresi dalla sfilata maschile, che unisce jeans, pied-de-poule e stampe che sembrano prese da uno screensaver, riportate anche sui cuissard. Gli accessori seguono lo stesso percorso progressivamente spiazzante, dalle borse logate e impunturate, arricchite di charms come se fossero souvenir parigini, presenti anche sui bracciali e sulle cinture a catena, a quelle che ricoperte da fodere antipioggia, dalle maxibag dalle frange lunghissime a quelle che sembrano bauletti delle moto. Non sono da meno le scarpe che dalle décolleté classiche in vernice dalle borchie coniche antiavvicinamento arriva a ripensare, come Christopher Kane, alle Crocs, che, però, le iperdecora e fornisce loro un plateau. Quanto lusso c’è in tutto ciò? Poco importa! Viene subito da ripensare a Margiela, dove ha lavorato, ma lo stilista georgiano, al contrario, svuota il riciclo dell’ordinario del carattere simbolico, limitandosi a trasformare i codici della strada in semplice sintesi sperimentale della realtà quotidiana. Basterà? Ai Millennials che spenderanno gli euro o i dollari stampati sui vestiti, probabilmente, sì!

Foto/photos: Monica Feudi / Indigital.tv

 

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