Quante volte ci si è chiesti se la moda sia arte? Troppe! E, nonostante sia entrata sempre di più nei musei, non si è ancora arrivati a una risposta esaustiva che vada al di là della semplice opinione. Più facile valutare quanto s’influenzino tra loro o, come si è visto dalle ultime passerelle, l’uso che la prima fa della seconda con risultati più o meno convincenti, per non dire, all’apparenza, autentici: si pensi a Andy Warhol da CALVIN KLEIN per mano di Raf Simons, Keith Haring da Coach di Stuart Vevers o a Niki de Saint Phalle da Christian Dior di Maria Grazia Chiuri. Dal tentativo di elevare l’abbigliamento conferendo dignità a una proposta si può ricadere in una banale mossa commerciale. Non è il caso di Undercover, disegnato da Jun Takahashi, che, questa stagione, parte da un’indagine sull’identità, chiamando in causa l’artista statunitense Cindy Sherman. E se Virginia Woolf, in Orlando, ipotizzava che ci fossero duemila e cinquantadue persone, talvolta confliggenti, nello spirito umano, lo stilista giapponese si limita a due lati: quello vero e quello falso? O, semplicemente, quello che tutti vorrebbero diventare quando si vestono? Le coppie di modelle che vanno in scena non sono, quindi, la semplice replica l’una dell’altra, come se fossero una riflessione speculare. Hanno in comune solo qualche elemento: il colore, la forma, il tema rielaborato in modo diverso, la tipologia, il materiale fino ad arrivare alla foto dell’artista, presente identica, se non per la grandezza, divisa nel blouson di una e unita nella gonna dell’altra o, al contrario, rispettivamente, nella t-shirt di A e nei pantaloni di B. Non è difficile immaginare che, ovviamente, le proposte siano tutte reversibili. In chiusura, due gemelle che sembrano quelle di Mr. Grady del film The Shining di Stanley Kubrick, una delle quali ha sull’abito frange di perline rosse come se fossero gocce di sangue, è come se replicassero, in modo un po’ inquietante, alla colonna sonora iniziale tratta da Eyes Wide Shut, sempre dello stesso regista. Una riflessione doverosa. Del resto, al di là degli stereotipi, bisogna fare attenzione al ritratto che si vuole dare: attraverso l’abbigliamento, si deve essere sempre consapevoli che ognuno rivela di se stesso molto più di quanto si possa immaginare.

Foto/photos: Kim Weston Arnold / Indigital.tv

 

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