La moda deve offrire un’analisi del mondo o una possibilità di fuggire da esso? Considerando tutto ciò che accade ultimamente, se si potesse scegliere, tutti preferirebbero la seconda, ma, nel dubbio, si può anche andare lontani pur rimanendo fermi. È un orientalismo, però alla francese, quello proposto al Pavillion Ledoyen da Alessandro Dell’Acqua per Rochas che parte dal film “I fiori della guerra” di Zhang Yimou, sul massacro di Nanchino durante la guerra Cina-Giappone del 1937. Perché tutto può avere diverse letture: come i double-face dei capi in broccato all’esterno e seta stampata a fiori all’interno; come i volumi che combinano abiti dalle linee e curve che diventano tridimensionali con pantaloni dritti o polo rigorose con gonne drappeggiate, unite solo dal piping cromatico presente sulle prime; come i colori, della prima parte della collezione dedicata al daywear dove un solare giallo si accoppia, talvolta anche mescolandosi, a un misterioso nero, o della seconda dedicata all’eveningwear dove le tonalità scure delle trasparenze maliziose si alternano alla luminescenza delle paillette multicolor; come gli echi di terre lontane si ritrovano su accessori rétro dall’allure tipicamente parigina, scarpe a punta a contrasto, che possono essere basse o alte, borse rettangolari attaccate alla cintura, dall’immancabile R del logo, che segna il punto vita, guanti al gomito abbinati all’abbigliamento, fino agli occhiali bon ton; come le lavorazioni artigianali couture, mai così presenti nelle sfilate di prêt-à-porter, da Saint Laurent a Maison Margiela, giusto per fare due esempi, per valorizzarlo di fronte a una fast fashion sempre più imperante, disposta a copiare qualunque tipo di proposta. Del resto, come si è visto anche sulle passerelle della haute couture, non esistono più barriere definite: se il cosmopolitismo nella moda è già stato sdoganato decenni fa, forse, è giunto il momento di capire che l’eleganza, al contrario, è solo una: quella che non fa alcuna resistenza quando si trova di fronte alla bellezza.

Foto/photos: Marcus Tondo / Indigital.tv

 

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