Quando uno stilista riesce a delineare un’estetica definita e riconoscibile, quanto è necessario che un marchio storico attinga al suo heritage? Avrebbe potuto mai immaginare Pierre Balmain che la maison che porta il suo cognome, che ha sfilato per la prima volta al 44 di rue François 1er nel 1946, sarebbe potuta diventare com’è oggi? Probabilmente, no! Ma cos’accadrà se, come si mormora, la collezione fosse l’ultima disegnata da Olivier Rousteing? On verra ! Gli abiti in passerella all’Opéra, per cui il creativo ha realizzato i costumi della performance di balletto “Renaissance” del coreografo e ballerino Sébastien Bertaud, andata in scena dal 13 al 18 giugno, mostrano lo stesso gusto ornamentale del famoso teatro parigino: tute di vinile nere, trench e pantaloni di plastica stampata, abiti di tutte le lunghezze, in tricot di pelle, adornati di reti, borchie o frange, ma anche di paillette a righe bianche e nere. Le catene sono ovunque, accessoriano i cuissard che svettano su tacchi in plexi, le borse o fermano le salopette sulle spalle. Si alternano ad altrettanti onnipresenti fiori di chiffon tridimensionali presenti sulle braccia, in vita o in fondo alle gonne. Non manca il logo, must di stagione, completamente esibito o più discreto in forma araldica. I colori, dai bagliori notturni di bianco, nero e argento, perfetti per le Balmain girls abituate a confondere il giorno con la notte nei club più esclusivi, si accendono di rosso, cobalto e oro verso il finale quando le silhouette diventano sempre più a sirena contrigendole a un passo lento come avveniva un tempo negli atelier. Se la haute couture di luglio si concentrava sul daywear è sempre più chiaro che, in questa stagione, il prêt-a-porter francese stia puntando su proposte adatte a giovani festaioli. E, a questo proposito, come non citare il mega party per la collezione beauty Balmain x L’Oréal? Sarà una mossa vincente? Stando ai conti della griffe controllata da Mayhoola for investments, sembrerebbe di sì: nessuno come Balmain, tanto amato quanto odiato, è così saldamente radicato nel mondo contemporaneo, quello, per intendersi, che vede in Instagram un punto di riferimento.

Foto/photos: Monica Feudi / Indigital.tv

 

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