Inizia la stagione dei debutti anche a Parigi: il primo è quello di Olivier Lapidus, 59enne, figlio di Ted, arruolato tre mesi fa per occuparsi del womenswear di Lanvin. Quanto tempo potrebbe servire a un creativo per risollevare la storica griffe francese che, secondo fonti non ufficiali, nel 2016 ha registrato un crollo vertiginoso dei ricavi pari a 162 milioni di euro (-23%)? Per avere un’idea, nel 2012 con Alber Elbaz al timone creativo, dove è rimasto 14 anni prima di lasciare il posto per poco più di un anno a Bouchra Jarrar, ammontavano a 235 milioni. Volere del caso che i colori usati siano stati, insieme al bianco, proprio il nero e il rosso su abiti, il vero cuore della sfilata, che giocano con le asimmetrie: i cappotti over che risultano bombati si abbinano a camicie di seta dallo scollo profondo, gonne a portafoglio si alternano a pantaloni lineari. Movimentano questa collezione minimal solo i fiocchi sulle scarpe. A unire le proposte, il logo in tutte le grandezze, talmente presente che sembra voler non tanto conferire quel valore che solo un marchio illustre è in grado di garantire quanto di contrassegnare, e sembra essercene bisogno, un prodotto che altrimenti risulterebbe poco riconoscibile anche all’occhio più esperto. Del resto, dov’è l’heritage di Lanvin? Dov’è quel racconto che, ormai, è diventato necessario ad aumentare il desiderio e convincere il cliente a comprare ciò che si vede in passerella? Dov’è quella creatività che fa la differenza o, almeno, consente di emozionare se non di sognare? Il tempo, indubbiamente, è stato poco per consentire al designer di sviluppare un’estetica nonostante, in passato, si siano visti casi in cui fashion show creati velocemente hanno rappresentato solo l’inizio di un percorso di successo: Gucci, in questo senso, è un esempio emblematico. A complicare tutto, c’è anche il continuo avvicendamento dei vertici (dal primo ottobre, Simone Mantura diventerà deputy managing director, collaborando con Michèle Huiban, che ha rinunciato alla poltrona di ceo) che contribuisce a destabilizzare ulteriormente l’etichetta di proprietà di Shaw-Lan Wang. Non resta che aspettare ma, questa volta, non c’è alcun indizio che lasci ben sperare.

Foto/photos: Luca Tombolini / Indigital.tv

 

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