È la moda a influenzare le donne o sono le donne a influenzare la moda? Quando si parlava ancora di tendenze, probabilmente, era valida la prima opzione. Adesso, è tutto un gioco, più o meno serio. Se a Milano le sfilate hanno proposto, ognuna a modo suo, un racconto apparentemente coerente, a Parigi diventano spunto di riflessione. Come da Christian Dior dove Maria Grazia Chiuri riflette (ancora) sul ruolo della donna. Decide, quindi, di partire da Niki de Saint Phalle, figura emblematica e problematica che, attraverso l’arte, ha indagato forme di femminilità diverse. Ma non è tutto: la scelta della stilista italiana, tanto attenta alla tradizione della maison di avenue Montaigne, al centro delle celebrazioni per i suoi 70 anni, è giustificata anche dal fatto che l’artista francoamericana è stata amica di Marc Bohan, alla timone creativo di Dior per circa 30 anni. Grazie alla collaborazione con la Niki Charitable Art Foundation, allora, le opere fanno la loro apparizione sdrammatizzando maglie marinière, chemisier in voile a pois indossati su coulotte con l’elastico “Christian Dior J’Adior” e gonne trasparenti che accompagnano tailleur doppio petto, giacche in lana sfrangiate, tute e pantaloni di pelle monocromatici o a scacchi optical, ampi pantaloni in denim con impunture e cintura gioiello fino ad arrivare alla chiusura con abiti in paillette, come mosaici di specchi dai colori metallici che richiamano gli 80 mila frammenti dell’allestimento, abbinati a stivali a rete che si confondono con i calzettoni a righe. Rimane la domanda che apre la sfilata sulla prima t-shirt che servirà a supportare una mostra della fondazione Aware, in programma a Parigi nel 2018: “Why have there been no great women artists?”. Eccezioni escluse, la risposta può risiedere nella difficoltà di superare i pregiudizi, gli stessi che le proposte in passerella, ogni stagione, cercano immancabilmente di abbattere. Perché se, oltre a vestire il consumatore, riescono a diventare manifesto sociale, anche chi è ancora convinto della superficialità del fashion system dovrà arrendersi al fatto che, solo con una chiara rappresentazione del mondo, passo dopo passo, con il contributo di tutti sarà possibile cambiarlo. E sarebbe, se non altro, un buon incentivo all’acquisto.

Foto/photos: Yannis Vlamos / Indigital.tv

 

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