Esiste ancora il dress code? Quell’insieme di regole, più o meno implicite, che definivano l’abbigliamento appropriato per ogni ambiente e situazione? Parrebbe di no, considerando che, ormai, il daywear, la parte prevalente delle sfilate, è concentrato sull’activewear realizzato, però, a partire da una matrice sartoriale che impone la massima cura possibile dei dettagli. Non fa eccezione l’uomo per la primavera-estate 2018 di Valentino disegnato da Pierpaolo Piccioli. La camicia super classica, ad esempio, capo emblematico in ogni guardaroba maschile, si decompone e si accessoria di minisciarpe che sembrano cravatte. Alle sneaker colorate, preziose e difficilmente replicabili, si abbinano tute riprese da alcuni capi di Valentino Sport di fine anni ’80, con bomber zippati e pantaloni che si aprono sul fondo o si stringono posteriormente. Non mancano ricami etnici che istoriano l’outerwear comodo e iperleggero o le cinture che, quasi come se fossero souvenir di viaggio, rendono più romantiche le proposte altrimenti fortemente metropolitane. Nuovo il logo VLTN formato solo dalle consonanti della griffe romana che, nel lettering, richiama quelli degli anni ’80 e ’90 che appare su felpe e t-shirt. Anche per il menswear, lo stilista italiano mette la bellezza al centro della sua estetica, concetto tanto caro al fondatore, senza dimenticare, comunque, che è qualcosa di fluido e va adattato sul desiderio mutevole del consumatore, adesso, irresistibilmente attratto dalle collezioni di Gosha Rubchinskiy e di Vetements di Demna Gvasalia. L’uniforme quotidiana è inesorabilmente cambiata e, in mezzo a espressioni multiformi della mascolinità viste sulle passerelle, cosa rimane da fare? Privilegiare la squadra o l’individuo? Magari, semplicemente, rompere le regole. Aprendo orizzonti alternativi si può arrivare davvero a proporre qualcosa di nuovo.

Foto/photos: Yannis Vlamos / Indigital.tv

 

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