In un mondo in cui il concetto di tendenza è, ormai, totalmente superato, ha ancora senso parlare di un codice di eleganza? E, malgrado ci sia chi non consente alcuna deroga, gli altri, generalmente, la diluiscono lasciandosi andare a qualche provocazione. La proporzione è importante: quanto deve essere il rigore e quanta la libertà? O, in altre parole, quanta la bellezza e quanta l’incoscienza? La risposta prova a darla Filippo Scuffi con la collezione uomo Daks per la primavera-estate 2018 nella quale ripercorre la storia della British Social Season soffermandosi con particolare attenzione sulla Henley Royal Regatta. In passerella, al centro della quale vecchie valigie e canoe definiscono il percorso, giovani gentleman che sembrano usciti da un college inglese d’altri tempi indossano giacche mono o doppio petto dal taglio morbido con gli stemmi applicati che fanno riferimento al grado scolastico e gerarchico, camicie “club collar” a righe o a quadretti, ma con colli e polsi bianchi, maglie, dal gusto leggermente secco, in cotone e lino, volutamente infilate nei pantaloni come le cravatte e pantaloni ampi a vita alta stretti da cinture in cuoio con dettagli in metallo bronzeo. A dominare la scena sono i cappelli da regata, assolutamente british, con il nastro nei colori simbolo della casa. Heritage che non dimentica l’iconico house check e si accompagna a window check, pied de poule e spinati della tradizione inglese. Nonostante il tema sportivo, però, lo stilista sembra voler suggerire il messaggio che si possa scegliere di rilassarsi rispettando, tuttavia, le regole del bel vestire, quelle che, nella dicotomia sport-chic imperante nelle sfilate di moda maschile, spesso sembrano essere state dimenticate. “Let’s misbehave” canta Elvis Costello nel soundrack: probabilmente, come a voler dire che per trasgredire basterebbe pensare che essere alla moda non sia più di moda.

Foto/photos: Yannis Vlamos / Indigital.tv

 

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