Qual è la ragion d’essere della moda? Trattandosi di collezioni crociera, l’imperativo dovrebbe essere quello di vendere considerando che generano una parte notevole dei fatturati. E, in questo senso, stanno acquistando grande rilevanza: le maison che possono permetterselo, infatti, allestiscono passerelle che non hanno nulla da invidiare a quelle presenti nei calendari delle principali capitali del fashion system. Non solo: spesso, contribuiscono allo sviluppo di quelle idee che mirano a spostare il gusto o che azzardano divertissement creativi, ma non sono necessariamente in linea con le esigenze del mercato. Uno dei meriti attribuibili ad Alessandro Michele è quello di aver sgretolato anche le certezze di queste poche regole rimaste in un mondo che rifugge dal concetto di tendenza come linea guida rassicurante a favore di una maggiore complessità che, non trovando più riscontro nell’estetica dominante, prende come riferimento l’accostamento apparentemente insensato di frammenti di ciò che è stato. Non manca nulla del lessico dello stilista visionario che, da quando è alla guida di Gucci, ha avviato una rivoluzione, o sarebbe meglio dire una psichedelica guccificazione all’interno del marchio, ma anche all’esterno, con uno sconcertante desiderio di emulazione di un successo commerciale tutt’altro che scontato. Le rose del Giardino di Boboli, il cui patrimonio botanico sarà restaurato grazie all’impegno finanziario di 2 milioni di euro di Kering, fanno capolino, tra i simboli dell’etichetta fiorentina, come i nastri iconici presenti sulla maglieria abbinata agli short o la doppia G presente indifferentemente sulle cappe bordate di pelliccia, sulle maniche a sbuffo degli abiti femminili, sulle gonne al ginocchio, sui completi maschili, sui calzini portati con i mocassini o sulle borse, tra le t-shirt con il logo anche distorto, i bomber che mescolano fauna e flora o i bagliori dei tessuti quadrettati o laminati. Tutto completato da cuffie, corone d’alloro e perle decorative. L’anarchia rinascimentale si snoda di fronte alle opere di Caravaggio, Tiziano, Rubens o Van Dyck, solo citarne alcuni, che riempiono le sette stanze della Galleria Palatina di Palazzo Pitti, per la prima volta cornice di una sfilata. Qualcuno potrà chiedersi dove sia la novità in tutta questa riproposizione. Si potrebbe replicare: nell’era del copia-incolla virtuale ha ancora significato inventare il nuovo? L’abitudine, analogamente al pregiudizio, può essere rimossa. Altrimenti, nel peggiore dei casi, la moda può sempre portare allo stordimento. Come l’urtica ferox.

Foto/photos: Yannis Vlamos / Indigital.tv

 

One Response to Gucci resort 2018

  1. Andrea says:

    Non ci sono più idee.