A Cremona una mostra dedicata al grande stilista scomparso ne ripercorre il processo creativo, dal disegno all’abito.

An exhibition dedicated to the late great designer, in Cremona, retraces his creative path, from the drawing to the piece of clothing.

Il compito di una fondazione dovrebbe essere quello di salvaguardare, conservare e promuovere l’opera di chi porta il nome. Obiettivo decisamente raggiunto nel caso della Fondazione Gianfranco Ferré che, con le mostre sempre diverse che cura, ripercorre le tappe della vita professionale dello stilista architetto celebrando l’estetica unica di una maison che, dopo la morte del fondatore nel 2007, per sfortunate vicissitudini aziendali, non è più protagonista attiva del fashion system contemporaneo. Una griffe storica che, quindi, i millennial dovrebbero imparare a conoscere meglio perché ha contribuito al successo e all’affermazione della moda italiana nel mondo. Dopo “La camicia bianca secondo me” andata in scena prima al Museo del Tessuto di Prato e poi nella Sala della Cariatidi di Palazzo Reale a Milano e “Ferré e Comte-Dettagli. Grandi interpreti tra moda e arte” presso il Palazzo del Governatore a Parma per il bicentenario dell’arrivo di Maria Luigia d’Asuburgo-Lorena, adesso Cremona, città d’origine della famiglia materna di Ferré, rende omaggio, in occasione del 450° anniversario della nascita del compositore Claudio Monteverdi, al creativo con “Gianfranco Ferré. Moda, un racconto nei disegni”. In mostra, fino al prossimo 18 giugno, oltre 100 schizzi autografi e alcuni abiti di prêt-à-porter e alta moda provenienti dall’archivio che oggi raccoglie 3 mila pezzi in totale per indagare il suo processo stilistico, dal bidimensionale al tridimensionale: dal disegno, emblematica sintesi di un’intuizione, all’abito che si svela nella ricerca insuperabile del dettaglio. Il percorso si snoda nella linearità del Centro Culturale Santa Maria della Pietà, uno spazio del XV secolo già Ospedale dei Lebbrosi, suddiviso organicamente per tematiche, all’inseguimento dei segni che diventano poesia. Perché, come ricorda Gianfranco Ferré: “Il disegno per me riesce a essere, non in ultimo, espressione individuale di aspettative, aspirazioni e desideri, legati al mio modo di intendere la bellezza, l’armonia e lo stile, più ancora che non la moda. Una poesia che fa di quest’ultima un mezzo per raccontarsi, per tradurre in immagini, manifestare nella realtà e condividere il mio mondo interiore”. In attesa della prossima exhibit: a Torino, sugli accessori, il punto di partenza della carriera di un indimenticabile maestro.

ENGLISH VERSION

The main objective of a foundation should be to safeguard, preserve and promote the work of the person whose name it bears. Such a mission has definitely been accomplished by Gianfranco Ferré Foundation, which, with the always different exhibitions it curates, retraces the landmarks of the architect-designer’s professional life by celebrating the unique aesthetics of a fashion house which, due to unfortunate business vicissitudes, has not been an active protagonist of the contemporary fashion system since its founder’s death in 2007. A historic brand which the millennials should learn more about because it gave a strong contribution to the success and achievements of Italian fashion in the world. After “La camicia bianca secondo me” (“My view on the white shirt”), which was shown at the Textile Museum in Prato and then at the Cariatides Hall of the Royal Palace in Milan, and “Ferré e Comte-Dettagli. Grandi interpreti tra moda e arte” (“Ferré and Comte. Details. Great exponents of fashion and art”), which took place at the Governor’s Palace in Parma on the occasion of the bicentenary of the Duchess Marie Louise of Habsburg-Lorraine’s arrival, now Cremona, hometown to Ferré’s mother’s family, pays homage to the designer on the occasion of the 450th anniversary of the composer’s Claudio Monteverdi’s birth with the exhibition “Gianfranco Ferré. Moda, un racconto nei disegni” (“Gianfranco Ferré. Fashion, telling a story through drawings”). More than 100 signed sketches and drawings, together with some ready-to-wear and haute couture dresses, all coming from the archive which now collects 3,000 pieces, will be shown until June 18 to investigate Ferré’s designing process, from the two-dimensional to the three-dimensional: from the drawing, the epitome of an intuition, to the finished piece of clothing, which unveils itself in the unequalled search for detail. The itinerary twists and turns through the linear spaces of Saint Mary of Mercy Cultural Center, a 15th century building once used as a hospital for the lepers, and is organically divided into thematic sections, in search for signs which become poetry. Because, as Gianfranco Ferré stated: “Last but not least, drawing is for me an individual expression of expectations, aspirations and desires, related to my own way of conceiving beauty, harmony and style, even more than fashion. It’s a form of poetry which turns fashion into a means to tell itself, to translate itself into images, to manifest itself into reality and to share my inner world.” All this while waiting for the next exhibition: in Turin, about accessories, starting point of the career of an unforgettable master.

 

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