Tre sono i piani di lettura storica presenti nell’ultima collezione Métiers d’Art di Chanel, andata in scena a Parigi con tre show, uno a pranzo, uno all’ora del thé e uno a cena: la storia del Ritz riaperto da qualche mese dove, dopo aver sfilato con la haute couture per tre stagioni esattamente 20 anni fa, torna con la pre-fall 2017 occupando la hall e il piano terra (e le camere in cui le clienti storiche hanno potuto rivedere la collezione), la storia di mademoiselle Coco che dal 1937 al 1971 ha vissuto nel famoso hotel di place Vendôme (la stessa che ha ispirato il flacone di Chanel N°5) dal quale si recava al numero 31 di rue Cambon semplicemente attraversando la strada e la storia della maison che Karl Lagerfeld ogni stagione ritrova e rinnova esaltando l’estrema attualità dei codici tradizionali della doppia C. Dall’intreccio emerge una raffinatezza parigina vagamente nostalgica costruita su tailleur di tweed con pantaloni appena sotto al ginocchio, camicie di pizzo e pantaloni in pelle ampi o scivolati, nonché su giacche ricamate chiuse da fiori in plexiglas che decorano anche le tasche e i polsi o accompagnano, vistosi, velette d’altri tempi, jeans e gonne importanti lunghe fino ai piedi. Gli abiti si fanno preziosi nei mosaici di paillette e nei giochi di piume e frange che rimandano indubbiamente alla Couture Casino per l’autunno-inverno 2015-2016. Se, da un lato, lo stilista tedesco decide di riprendere l’opulenza di tempi che non esistono più, dall’altro, riesce, tuttavia, a trovare la chiave (presente, tra l’altro, sulle collane) per dimostrare che, in un’epoca in cui tutto diventa noiosamente démodé dopo 6 mesi, la vera eleganza può superare la prova del tempo e diventare desiderabilmente portabile. Del resto, per usare un’affermazione nota e abusata di Gabrielle Chanel: “La moda passa, lo stile resta”. Ed è magicamente vero!

Foto/photos: Yannis Vlamos / Indigital.tv

 

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