J’ADIOR! Una pagina bianca: va in scena al Musée Rodin, accompagnato dal ritmo rigoroso e ipnotico di “Under the Sun” di Mark Pritchard, un nuovo capitolo o un nuovo debutto. Quel candore (apparente) che ricorre in tante proposte viste in passerella nelle stagioni precedenti da Valentino, disegnato fino allo scorso luglio con il suo partner professionale Pierpaolo Piccioli, rimasto adesso da solo, si ritrova riveduto e corretto nella prima prova di Maria Grazia Chiuri da Christian Dior. La rivoluzione francese della prima donna alla guida della griffe di avenue Montaigne: Dio(r)evolution, che la stilista italiana porta avanti con audacia, un colpo di fioretto al passato recente di Dior (la parentesi di tre anni con Raf Simons al comando) e di Valentino (dal quale porta con sé gran parte dei codici stilistici che hanno decretato il successo del brand romano sotto la sua co-direzione). Per evolvere bisogna cambiare, ma seguendo una trasformazione concreta che si fondi anche sul rispetto delle leggi dell’attuale mercato della moda: vendere. Liberté, di una donna femminile e femminista, We should all be feminists (mi è venuto in mente, grazie a un gentile aiuto, un bel libro di Loredana Lipperini, “Ancora dalla parte delle bambine”), che mostra la sua forza (il tema sportivo letto da diverse angolazioni), senza rinunciare al proprio cuore che batte (ce n’è uno in ognuna, no?); égalité, di una donna in grado di misurarsi con un uomo sia se indossa lunghi abiti trasparenti dall’eco rinascimentale oppure rigorose divise da schermitrice decisamente più contemporanee, come i cappellini che diventano visiere, ma anche bluse in pizzo con gonne mini a portafoglio e lunghe in chiffon o organza a pois oppure corsetti con lacci laterali o doppie bretelle su pantaloni asciutti sotto il ginocchio; fraternité, di riuscire a far pace con l’essenza di Dior, anzi di arrivare a stabilire, su più livelli, un contatto quasi esoterico con essa (l’ape e la linea a corolla care al fondatore, gli elementi sportivi che si rifanno Gianfranco Ferré e l’immagine ammiccante “J’adore Dior” di John Galliano) senza permettere a se stessa di precludersi la strada verso qualcosa di diverso, la riaffermazione personale. Perché la donna di oggi, per raccontarsi, ha capito che non serve combattere: è sufficiente capire che per crescere bisogna avere il coraggio delle idee.

Foto/photos: Yannis Vlamos / Indigital.tv

 

2 Responses to Christian Dior primavera-estate 2017 / Christian Dior spring-summer 2017

  1. Annalisa says:

    Mi chiedo cosa sfilerà domani da Valentino e come intenderà proseguire Maria Grazia Chiuri da Dior. Inizio tiepido nonostante la standing ovation.

  2. giulia says:

    Va bene come inizio. Ora Maria Grazia deve staccarsi da Valentino e creare il new Dior.