Nell’anno del centenario della nascita del futurismo, il Museo d’Arte di Lugano contribuisce alle celebrazioni di questo importante anniversario con una duplice mostra. La prima è dedicata a Umberto Boccioni (1882-1916), uno dei maggiori esponenti di questa fondamentale avanguardia artistica del primo Novecento; la seconda, all’ultimo piano del museo, propone una scelta di disegni dell’artista fiorentino Primo Conti (1900-1988), sodale di Boccioni.

La mostra in omaggio a Boccioni, progettata da Bruno Corà, a cura di Tonino Sicoli e Cristina Sonderegger, pone in dialogo per la prima volta due importanti nuclei dell’artista: le opere su carta di proprietà dello Stato italiano conservate alla Galleria Nazionale di Cosenza in Calabria e le ventuno opere prefuturiste provenienti dalla donazione Chiattone, presenti nella Collezione della Città di Lugano. A queste è affiancata una scelta di dipinti, disegni e incisioni provenienti da collezioni pubbliche e private svizzere e italiane.
Il progetto ha innanzi tutto una valenza filologica e propone un percorso attraverso l’opera di Boccioni mediante l’accostamento di oli, disegni e grafiche volto a evidenziare alcune procedure creative, illustrandone le tappe più significative. Se l’arco cronologico spazia dal 1903 al 1915, ovvero dal divisionismo d’impronta naturalistica, attraverso il simbolismo e il futurismo, fino alle ultime prove d’impostazione cézanniana, le opere selezionate sono per la maggior parte riconducibili al periodo prefuturista di Boccioni e, in particolare, al 1907-1908 quando, accanto all’attività più propriamente pittorica, l’artista si dedica anche all’incisione, all’illustrazione e alla grafica pubblicitaria.
In seguito alla tappa luganese, la mostra sarà presentata in Calabria, riportando della regione nativa di Boccioni l’interno nucleo luganese, a venticinque anni di distanza dall’importante mostra dedicata a Boccioni prefuturista, allestita a Reggio Calabria.
Primo Conti si rivelò fin da giovanissimo un talento fervido e dotato sia per le arti visive che per la musica. Dalle sue prime prove, undicenne, rivela grande qualità e conquista gli ambienti fiorentini d’avanguardia. La conoscenza di Boccioni, nel 1914, gli permette di assorbire il senso della continuità tra arte e vita. Il disegno diventa strumento per fissare gli incontri quotidiani: indaga e ricorda persone, luoghi, oggetti ed eventi. Esso è anche un atto chirurgico che disseziona e seleziona fra dettagli importanti e non; ed è un atto creativo che interpreta le situazioni grazie alle scelte di stile e alle vibrazioni emotive.
Nella mostra, a cura di Daniela Palazzoli, una sessantina di disegni realizzati tra il 1912 e il 1925 permettono di esplorare le prime quattro fasi del suo percorso artistico: prima del futurismo, orientato in senso espressionista figurativo; attraverso il futurismo, nei secondi anni dieci, con scomposizione dei piani di impronta boccioniana e influenza della luce come creatrice di forma; negli anni venti, prossimità alla Metafisica, con recupero dei valori plastici, che prelude alla sua adesione a Novecento e alla riscoperta della classicità.
È in quest’ultimo periodo che Conti conosce il suo primo grande amore, la Signora Harriet Quien (1900-1981), poliglotta e cosmopolita a cui dona questi disegni. Essa porta nella sua esistenza un modello di vita e un’ampiezza di vedute che lo incantano. La continuità tra arte e vita si estende nelle relazioni affettive, con un’idea globale del futuro.

 

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