Tra le quasi 90 farmacie storiche presenti sul territorio toscano, l’Officina Profumo Farmaceutica di Santa Maria Novella è una delle più antiche al mondo. A Firenze un’esperienza olfattiva indimenticabile a pochi passi dalla celeberrima piazza omonima.


Si sta diffondendo nel mondo la passione per una delle farmacie storiche fiorentine più antiche d’Europa e per i suoi prodotti: l’Officina Profumo Farmaceutica di Santa Maria Novella. Situata al numero 16 di Via della Scala, in una parte dell’omonimo complesso conventuale, è attiva senza soluzione di continuità da quasi 4 secoli e rappresenta uno degli esercizi commerciali più antichi in assoluto. L’officina fu creata poco dopo il 1221, anno dell’arrivo dei Frati Domenicani a Firenze, con lo scopo di distillare erbe e fiori per preparare medicamenti, elisir, balsami e pomate per la piccola infermeria del convento, destinata alla cura dei monaci. Le materie prime erano coltivate nell’”orto dei semplici” (le piante officinali sono dette appunto “semplici”) del convento (malgrado il vero e proprio sviluppo di tali orti o giardini si abbia solo nel Rinascimento, insieme al fiorire della botanica come scienza dell’arte erboristica, essi erano presenti nei conventi fin dagli inizi del medioevo). Risale, invece, al 1381 la prima documentazione attestante la produzione di aromi e profumi e la vendita dell’acqua di rose usata come disinfettante soprattutto nei periodi di epidemie.

La Farmacia, tuttavia, nacque ufficialmente nel 1612, su suggerimento del Granduca di Toscana Ferdinando II de’ Medici. Essendosi sparsa la voce sulla bontà dei preparati dell’officina farmaceutica, i monaci decisero di aprire la sala dell’antica spezieria (dove oggi si trova l’erboristeria) per adibirla alla vendita dei loro prodotti. Fino al 1659 fu retta da Frà Angiolo Marchissi, che ottenne l’onore di chiamarla “Fonderia di Sua Altezza Reale”.

Nel XVIII secolo, grazie alla genialità delle tante formule elaborate dai frati speziali, le esportazioni raggiunsero la Russia, le Indie e la Cina. Nell’inventario dei padri fondatori del 1744 sono minuziosamente elencate diverse specialità farmaceutiche del tempo che, a seconda del metodo di preparazione, degli ingredienti utilizzati e della consistenza vengono definiti oli, guilebbi, elisir, acque, spiriti, sali, etc. Gli oli e le essenze di consistenza liquida e infiammabile sono ottenuti per spremitura di semi e frutti, per infusione nell’olio e per distillazione. Molto comuni al tempo sono le essenze di Achillea, Aloe, Angelica, Anice, Appio, Fiori d’Arancio, Assenzio, Basilico, Betonica, Buglossa, Calamo, Camomilla, Canfora, Cannella, Cedro, Cumino, Cipresso, Dittamo, Edera, Elicriso, Finocchio, Chiodi di Garofano, Genziana, Incenso, Iris, Lavanda, Limome, Macis, Maggiorana, Melissa, Menta, Mirra, Nepeta, Noce moscata, Origano, Prezzemolo, Rose, Rosmarino, Ruta, Salvia, Salvia sclarea, Sambuco, Serpillo, Storace, Timo, Trementina, Valeriana, Vaniglia, Verbena, Veronica, Zedoaria. Oltre alle essenze, la terapia dell’epoca ricorre alle acque distillate delle piante medicinali in genere, che la farmacia conserva negli artistici vasi di ceramica della manifattura di Montelupo, attualmente custoditi nel museo dell’Officina.

Dopo la confisca dei beni della Chiesa da parte del Governo italiano, nel 1866 la proprietà dell’azienda passò allo Stato che, tuttavia, la concesse a Cesare Augusto Stefani, nipote dell’ultimo direttore dell’Officina, Frà Damiano Bensi, e antenato degli attuali titolari. Fu grazie a Stefani che l’officina rimase attiva nonostante le numerose soppressioni ottocentesche.

La Farmacia conserva intatti gli arredi e le decorazioni risalenti alle varie epoche. Gli ambienti sono davvero monumentali: vi si accede da un portale in pietra serena finemente scolpito, passando per un atrio classicheggiante su cui si aprono lateralmente due esedre, ciascuna con una statua marmorea. Esso è costituito dal salone di vendita, dalla Sala Verde, dall’Antica Spezieria, detta oggi Antica Erboristeria, e dal Museo.

Il salone di vendita, arredato con scaffali in stile neogotico, al quale si viene introdotti da un piccolo vestibolo sempre neogotico con decorazioni prevalentemente blu e oro, fu ristrutturato nel 1848 da Domenico Beni, quando la sempre crescente fama della Farmacia rese necessario un luogo idoneo per accogliere i clienti. Venne mantenuta la volta a crociera della preesistente cappella, donata ai frati nel 1335 dalla famiglia Acciaiuoli, e furono inserite nelle lunette le personificazioni dei quattro continenti. Alle pareti gli affreschi di Paolino Sarti celebrano il fasto della scienza farmaceutica e delle farmacie nel mondo.

La sala prospiciente il giardino, detta Sala Verde, costruita per mettere in comunicazione il nuovo nucleo con quello più antico divenne nel 1700 sala di ricevimento nel quale venivano servite le specialità della Farmacia, come l’Alkermes o la China, ma soprattutto la cioccolata, bevanda allora di gran moda. Conserva l’arredo originale della metà del secolo XVIII, con le pareti coperte in filaticcio di seta, le mensole che reggono urne, gli scaffali, i divani, gli stemmi e gli orcioli in maiolica decorati a grottesche. Entrando, lungo la parete di sinistra, si può osservare un ritratto di Galileo Galilei del secondo decennio del secolo XVII.

L’Antica Spezieria, riservata alla vendita dal 1612 al 1848, alla quale un tempo si accedeva dal Chiostro Grande di Santa Maria Novella attraverso un portale di Matteo Nigetti, ai lati del quale esistono tutt’ora due lapidi che ricordano l’attività farmaceutica dei frati e i privilegi concessi dal granduca e da altri ospiti illustri, conserva i sobri armadi seicenteschi dalle fastose cornici, con vetrine e ripiani, il lungo banco di vendita e i decori del soffitto in stucco, con nastri e festoni del tutto simili a quelli eseguiti ad intaglio che sormontano gli scaffali. Nelle vetrine sono conservate alcune copie dei termometri ad alto fusto e a spirale dell’Accademia del Cimento, vecchi alambicchi e altri strumenti usati per estrarre e sintetizzare profumi e composti medicinali.


Il Museo, invece, si sviluppa in quelli che erano un tempo gli antichi laboratori e le grandi cantine dove sono immagazzinati da secoli i prodotti. Si possono trovare raccolte le macchine utilizzate per le lavorazioni, gli storici oggetti in rame e bronzo e una pregevole collezione di materiale scientifico: le antiche ceramiche (manifatture di Montelupo, Richard-Ginori e Chini) vetri da farmacia (bottiglie e vasi) e strumenti scientifici (termometri, mortai, bilance, misurini). Dopo l’antica sacrestia s’incontrano la tisaneria e l’antica distilleria; questi ambienti si affacciano sul “Giardino delle Erbe Aromatiche”, dove i monaci coltivavano le piante officinali, vicino al secondo ingresso su piazza Santa Maria Novella.

Oggi, sotto la direzione di Eugenio Alphandery, la tradizione si perpetua e si rinnova integrando osmoticamente passato e presente. Si perpetua poiché si continuano ad usare materie prime naturali d’origine vegetale della più alta qualità, seguendo ancora i procedimenti artigianali appartenuti alla tradizione dei Padri Fondatori e curando, in modo particolare, il settore dell’erboristeria, che incontrò un grande successo fin dall’inizio dell’attività (tutti i preparati sono a base di erbe e lipidi di origine naturale, non testati sugli animali). Si rinnova poiché la produzione avviene con macchinari studiati e costruiti per le particolari lavorazioni dell’azienda stessa.

Proiettata nel futuro, l’Officina Profumo Farmaceutica di Santa Maria Novella continua ancora oggi la sua fiorente attività di produzione nella casa madre di Firenze e commercializza i suoi prodotti in molti altri punti vendita sparsi in Italia e nel mondo sebbene nessuna eguagli la sontuosità della cornice fiorentina e l’indescrivibile universo di profumi che aleggia in quel luogo, creato dalla magia del pot-pourri, la sapiente miscela di fiori ed erbe dei colli fiorentini, con il suo inconfondibile aroma, frutto della lunga stagionatura negli antichi orci di terracotta. L’offerta spazia dai profumi ai saponi (fabbricati ancora con macchinari del 1800, stampati a mano uno per uno, stagionati per sessanta giorni in armadi ventilati e incartati a mano), dalle creme per la cura e l’igiene del viso e del corpo ai prodotti per capelli, dai liquori, elisir, estratti idroalcolici ai vari tipi di miele e di composte di frutta. E poi, ancora, tè, erbe, tisane, integratori alimentari, sciroppi, olii, spezie, cioccolate, creme e lozioni solari, fragranze per gli ambienti fino ad arrivare a una gamma completa di prodotti creati appositamente per i bambini.

Alcuni concessionari esclusivi per l’Italia: Bologna, Como, Forte dei Marmi, Genova, Lucca, Milano, Roma, Venezia, Mantova e Siena.

 

One Response to Firenze nel mondo: l’arte del profumo e il profumo dell’arte

  1. Vale says:

    Ciao!Ma aggiornamenti da Londra non vi servono? :)