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Anche Calvin Klein Collection presenta l’allestimento per il Natale 2009: un’installazione esclusiva creata dall’artista multimediale francese Hedi Ferjani.

Calvin Klein Collection also presents its setting for Christmas 2009: an exclusive installation created by the French multimedia artist Hedi Ferjani.

Il negozio Calvin Klein Collection al 654 di Madison Avenue a New York ha presentato un’installazione esclusiva come elemento centrale della vetrina dedicata alle festività che sarà visibile fino al 4 gennaio presso il flagship store. Inizialmente ideata da Dale Rozmiarek, Senior Vice President, Creative Services di Calvin Klein, Inc., l’installazione definitiva è stata poi progettata in collaborazione con l’artista multimediale francese Hedi Ferjani.
Nato a Parigi, Ferjani oggi vive e lavora a New York ed è famoso per l’uso di varie forme mediatiche, dalla fotografia e dal video all’arte concettuale e alla pittura. Le sue opere sottilmente provocatorie sono riconosciute sia nel mondo dell’arte che della moda.
Il suo ultimo lavoro, intitolato “Cosmic Dust”, fa riferimento all’immaginario di stelle, pianeti, comete e costellazioni in un’esplorazione delle profondità più vaste del cosmo e brilla di quasi 400 chili di glitter applicato a mano, oltre 300 LED ad alta tensione e un video con musiche di Alexander Dexter Jones, prodotto da Francesco Civetta. L’elemento centrale dell’opera è un astronauta virtuale in continua rotazione, del peso di quasi 50 chili, vestito con una vera tuta spaziale della NASA.
La prima mostra fotografica di Ferjani è stata realizzata presso la prestigiosa Maison Européenne de la Photographie mentre la sua opera più recente, “Semi-precious Weapons”, esposta alla Galleria di Belle Arti Michali di New York, comprendeva armi da fuoco e altri accessori bellici trasformati in fantasiose e macabre sculture, provocatoriamente dotate di un’estetica glamour per sottolineare l’idea che gli opposti e le contraddizioni sanno sollecitare la sensibilità dell’osservatore, indotto a considerare lo stupore e il fascino accettando l’idea che trasformare le armi in arte può essere un altro modo per esprimere la pace. La mostra successiva di Ferjani è stata inaugurata sempre alla Galleria di Belle Arti Michali di New York.
Alcuni pezzi selezionati dell’artista sono stati ritratti dai noti fotografi di moda Steven Meisel e Paolo Roversi. Il talento di Ferjani si estende anche al cinema, con la produzione del cortometraggio “Wendybird,” in collaborazione con l’attrice Kirsten Dunst, la stilista Erin Fetherston e la fotografa Ellen Von Unwerth.

 

Natale si sta avvicinando e con esso inizia la gara dei brand deluxe per presentare gli allestimenti più sorprendenti ed imponenti nel panorama del fashion system internazionale. Malo lega cashmere e design.

Christmas is approaching and luxury brands compete against each other to present the most surprising and imposing sets and arrangements in the international panorama of the fashion system. Malo experiments the connection between cashmere and design.

Sono piccoli capolavori di luce e metallo le creazioni di Marco Mazzei, giovane e poliedrico designer pescarese che ha fatto dell’originalità e della contaminazione le sue carte vincenti. Raffinate combinazioni di specchi, rame e alluminio, realizzate con tecniche esclusive che, in occasione del Natale, potranno essere ammirate presso gli spazi delle boutique Malo, a riprova dell’ormai noto legame tra arte e cashmere.
Dopo aver presenziato le più rinomate fiere del lusso tra cui il Krokucs di Mosca e arredato i salotti più prestigiosi, gli specchi firmati Marco Mazzei trovano una cornice ideale nelle eleganti vetrine degli store Malo che, per l’occasione, torna a “respirare” design.
Sculture uniche, rese preziose da lavorazioni rigorosamente artigianali capaci di esaltarne forme e colori, risultato di una maestria d’altri tempi.
Oggetti d’autore che rispecchiano un’estetica attenta, perfetta sintesi di eleganza e creatività, elementi da sempre affini alla maison del cashmere.

 

Louis Vuitton presenta la serata evento “Jazz Night” durante la quale si potranno scoprire le nuove linee di accessori maschili del marchio del lusso francese.

Giovedì 15 ottobre dalle ore 19:30 alle 22:00 Louis Vuitton trasformerà lo store di Via Montenapoleone, 2 in un esclusivo jazz club privato, ricreando le fumose atmosfere dell’America degli anni Venti e Trenta, da New Orleans a New York, per la prima “Jazz Night Louis Vuitton” a Milano.
Personalità di spicco della società milanese clienti di Louis Vuitton saranno invitate a partecipare alla serata animata dalla performance live di Nick the Nightfly, direttore artistico del “Milano Blue Note Club” e DJ del programma “Monte Carlo Nights”, che farà rivivere lo spirito effervescente ed energico dei jazz club maschili americani in un avvincente ed imperdibile mix di musica jazz e racconto.
Musica live, degustazioni di pregiati whisky, cibi tipici dei club americani degli anni Venti e spettacolari proiezioni sulla facciata del punto vendita di immagini di cover vintage di vinili jazz accoglieranno gli ospiti Louis Vuitton che avranno, inoltre, la possibilità di scoprire le nuove linee di accessori maschili della maison francese: Monogram Macassar, classici della valigeria e borse maschili rivisitate in una nuova combinazione di pelle nera opace e tela monogram; Monogram Revelation, borse da viaggio in pelle nera con il motivo monogram realizzato in rilievo con un innovativo processo di iniezione al silicone; Monogram Hexagone, accessori icona della griffe che prendono forma da spicchi esagonali in cui la tela monogram è cucita assieme come se si trattasse di un pallone da calcio.
 

La griffe fiorentina tra gli sponsor della Mostra dedicata ai Macchiaioli in Giappone.

Ancora un esclusivo approccio con l’arte per Gherardini. La maison fiorentina, infatti, dopo il successo del Progetto Re-Thinking Monnalisa presentato a Firenze e successivamente a Vinci – patria del Maestro Leonardo – questa svolta sbarca in Estremo Oriente. L’occasione è la mostra “Capolavori dei Macchiaioli – Maestri dell’800 Italiano” che sarà presentata prima a Fukuyama, presso il Fukuyama Museum of Art, dal 3 ottobre al 29 Novembre 2009 e, successivamente, al Metropolitan Teien Art Museum di Tokyo, dal 16 Gennaio al 14 Marzo 2010.
Gherardini rafforza così il suo sodalizio con l’arte attraverso una partnership come sponsor all’interno della rassegna Italia in Giappone 2009, organizzata dall’Ambasciata d’Italia in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura, ICE, Enit e Camera di Commercio, e mirata a valorizzare all’estero i movimenti culturali italiani.
“Per un brand come Gherardini, fortemente legato alle sue radici toscane e fiorentine in particolare” – dichiara Lorenzo Braccialini, amministratore delegato di Dadorosa srl, licenziataria mondiale del marchio Gherardini – “sostenere il progetto, che vedrà le splendide opere dei Macchiaioli toscani in Giappone, ha rappresentato un’operazione di grande importanza e di grande significato, anche in una logica di mecenatismo, che è un po’ nel DNA di Gherardini. Lo scorso anno, infatti, abbiamo dato vita al progetto Re-Thinking Monnalisa, una singolare reinterpretazione del capolavoro di Leonardo da Vinci, affidata a dodici artisti contemporanei e che ha avuto sbocco in un intervento che ha reso possibile il restauro di un’opera pittorica di Palazzo Medici Riccardi a Firenze. Del resto, sono già in cantiere altre iniziative in questa direzione ed anche in questa circostanza di grande rilievo internazionale Gherardini conferma la sua sensibilità per il bello e per l’arte”.

 

La griffe fiorentina tra gli sponsor della Mostra dedicata ai Macchiaioli in Giappone.

Ancora un esclusivo approccio con l’arte per Gherardini. La maison fiorentina, infatti, dopo il successo del Progetto Re-Thinking Monnalisa presentato a Firenze e successivamente a Vinci – patria del Maestro Leonardo – questa svolta sbarca in Estremo Oriente. L’occasione è la mostra “Capolavori dei Macchiaioli – Maestri dell’800 Italiano” che sarà presentata prima a Fukuyama, presso il Fukuyama Museum of Art, dal 3 ottobre al 29 Novembre 2009 e, successivamente, al Metropolitan Teien Art Museum di Tokyo, dal 16 Gennaio al 14 Marzo 2010.
Gherardini rafforza così il suo sodalizio con l’arte attraverso una partnership come sponsor all’interno della rassegna Italia in Giappone 2009, organizzata dall’Ambasciata d’Italia in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura, ICE, Enit e Camera di Commercio, e mirata a valorizzare all’estero i movimenti culturali italiani.
“Per un brand come Gherardini, fortemente legato alle sue radici toscane e fiorentine in particolare” – dichiara Lorenzo Braccialini, amministratore delegato di Dadorosa srl, licenziataria mondiale del marchio Gherardini – “sostenere il progetto, che vedrà le splendide opere dei Macchiaioli toscani in Giappone, ha rappresentato un’operazione di grande importanza e di grande significato, anche in una logica di mecenatismo, che è un po’ nel DNA di Gherardini. Lo scorso anno, infatti, abbiamo dato vita al progetto Re-Thinking Monnalisa, una singolare reinterpretazione del capolavoro di Leonardo da Vinci, affidata a dodici artisti contemporanei e che ha avuto sbocco in un intervento che ha reso possibile il restauro di un’opera pittorica di Palazzo Medici Riccardi a Firenze. Del resto, sono già in cantiere altre iniziative in questa direzione ed anche in questa circostanza di grande rilievo internazionale Gherardini conferma la sua sensibilità per il bello e per l’arte”.

 

Quarta e ultima configurazione per l’edificio rotante di Seoul: in programma l’esposizione di nuove opere e idee a cura di 130 studenti di tredici discipline diverse provenienti da dieci università coreane sul tema della trasformazione.

Il 29 settembre si è tenuta l’ultima rotazione e riconfigurazione del Prada Transformer che ha dato inizio alla fase finale del ciclo di trasformazioni della struttura: “The Student Takeover”, questo il titolo della mostra conclusiva di Prada Transformer, presentata a Seoul il 30 settembre. Il service block del Transformer è diventato un ateneo: un laboratorio per 130 studenti di tredici discipline diverse, tra cui architettura, arte, graphic design e moda, provenienti da dieci prestigiose università coreane che hanno preparato, nell’arco di tre settimane, la mostra che ha costituito l’evento di chiusura. Un’esperienza assolutamente unica che ha dato loro l’opportunità di lavorare sotto la direzione di Alexander Reichert, architetto dello studio OMA e progettista di Prada Transformer, mettendo a punto il proprio lavoro per una mostra senza precedenti dedicata all’arte e al design innovativo che ha l’obiettivo di individuare e puntare l’attenzione globale sui migliori talenti giovani e creativi della capitale sudcoreana.
Le loro opere hanno esplorato tutti gli aspetti sul tema della trasformazione. Gli studenti hanno in parte contribuito a rimuovere la membrana di Prada Transformer, riciclando e trasformando il materiale per i loro progetti sperimentali. Giorno dopo giorno, i ragazzi hanno cominciato a rivendicare la proprietà dell’edificio, occupando lo spazio e allestendo una mostra panoramica con 126 pannelli che descrivevano le loro idee.
Dopo una serie di manifestazioni di alto profilo accolti con grande entusiasmo, tra cui una mostra di moda, una rassegna cinematografica e un’installazione di arte contemporanea, il Prada Transformer ha scelto di impegnarsi con la città di Seoul che lo ha ospitato divenendo uno spazio aperto al dialogo e all’approfondimento e invitando gli studenti a comunicare le proprie idee innovative in totale libertà e a riflettere sul futuro dell’arte, del design e della società in generale.
La mostra sarà la cornice ideale in cui si terranno eventi speciali tra cui una tavola rotonda sul futuro dell’industria creativa, performance di danza e musica d’avanguardia, presentazioni creative di “Pecha Kucha con gli studenti” e, infine, un party con tutti i partecipanti.
Gli studenti hanno rielaborato ogni aspetto del Prada Transformer, dalla sua identità grafica, ridisegnando volantini, spille e t-shirt, all’architettura, che verrà ridipinta, tappezzata, ricoperta di graffiti e, quindi, demolita per creare una nuova spazialità in grado di accogliere i contenuti prodotti dagli studenti.
Situato accanto al cinquecentesco Gyeonghui Palace, Prada Transformer giustappone, in forte contrasto, uno spazio multidimensionale, espressione del XXI secolo, alla storia, alla tradizione e alle radici coreane.
Dopo Seoul, al momento, per il Prada Transformer si parla di Milano, Parigi, Istanbul e Roma.
Prada desidera inoltre ringraziare gli sponsor del progetto per il loro sostegno: Prada Transformer è stato realizzato con il sostegno di LG Electronics, Hyundai Motor Company e Red Resource Inc., in collaborazione con il Governo Metropolitano di Seoul e il Visit Korea Committee.

 

Dal 1 maggio al 20 settembre il Museo Christian Dior di Granville, nato dalla trasformazione della casa natale del couturier situata in cima ad una scogliera nella Bassa Normandia, è la sede della mostra “Dior, les années Bohan. Trois décennies de styles et de stars (1961-1989)”.

Fino al 20 settembre il museo Christian Dior di Granville sulla Manica, in Francia rende omaggio a Marc Bohan, direttore artistico della maison francese dal 1961 al 1989, con una mostra che, per la prima volta, svela l’universo del designer.
Si tratta di un’esposizione temporanea a tema che ripercorre trenta anni di alta moda, attraverso gli abiti e la storia dei personaggi e delle star che hanno frequentato l’atelier di avenue Montaigne, a Parigi. Tra gli abiti in mostra figurano anche le creazioni realizzate per la principessa Grace di Monaco, il principato di Monaco, per l’occasione, ha prestato alcuni abiti da ballo e cerimonia Bohan-Dior, confezionati con tessuti sontuosi ed esotici, la principessa Margaret d’Inghilterra, la principessa Soraya, Jackie Kennedy, Sophia Loren, Olivia de Havilland Elizabeth Taylor, Brigitte Bardot, Michèle Morgan, Isabelle Adjani, Sylvie Vartan, Lauren Hutton e Maria Callas.
Il couturier, 83 anni il 22 agosto, vestì pure l’imperatrice Farah Diba per l’incoronazione dello scià Reza Pahlavi.
La mostra conta oltre 60 modelli di haute couture, accompagnati da accessori e profumi, in esposizione sia dentro le stanze del museo, sia nel giardino, che rappresentano l’evoluzione della moda, dello stile di vita, dell’eleganza e del design dall’inizio degli anni ’60 alla fine degli anni ’80. Non mancano gli abiti disegnati da Bohan per le piece teatrali di Francoise Sagan, le fotografie di Dominique Isserman per Dior, che sfileranno in una sorta di teatro d’immagini, le creazioni mitiche di René Gruau per i profumi Dior, presentate nel giardino invernale della villa, le opere, gli oggetti e i mobili realizzati da artisti che hanno collaborato con Bohan, come Niki de Saint Phalle oppure Pierre Paulin.
Nel 1958 fu nominato dalla famiglia Boussac, proprietaria di Dior, direttore artistico di Dior in Inghilterra e nel 1961 fu chiamato a Parigi a sostituire Yves Saint Laurent, partito per il servizio militare, come capostilista. Tornato prima del previsto, i Boussac si rifiutarono di mandar via Bohan, facendo in fondo la fortuna di Saint Laurent che aprì la sua casa di moda con Pierre Bergé.
Il sarto seppe far fronte alla concorrenza galoppante degli anni ’60, Hubert de Givenchy, Coco Chanel erano rivali temibili e l’arrivo del prêt-à-porter alla fine del decennio fu una rivoluzione: nel 1967 lanciò una linea per gli 0-3 anni (Baby Dior) e la linea da giorno con Miss Dior sotto la guida di Philippe Guibourgé, mentre nel ’70 la linea uomo fece la sua prima comparsa. Lo stilista rivestì l’incarico per circa 30 anni fino a quando a dirigere la maison arrivò Gianfranco Ferré.
Nel 1983 e 1988 venne premiato con due De’s d’or, ovvero gli Oscar della moda francese, conservando il suo carattere riservato e presentandosi in passerella in camice bianco assieme ai lavoranti, come faceva del resto Christian Dior: “I miei amici si meravigliano che mi sia cancellato dietro il nome di Dior – scrive nel catalogo della rassegna – la mia sola ambizione fu di giustificare la fiducia riposta in me, a partire da Marcel Boussac”.
Il museo dedicato alla vita ed alle opere di Christian Dior di Granville, è ospitato a villa Les Rhumbs, la casa d’infanzia del celebre stilista, in pieno stile belle epoque, su una collina che si affaccia sul mare di fronte alle isole Anglo Normanne non lontano da Mont St. Michel. Il giardino all’inglese, voluto da Madeleine Dior, la madre del sarto, è tuttora uno dei rari “giardini d’artista” dell’inizio del XX secolo.
 

Il 23 ottobre Gucci debutta nell’universo dei temporary store: una formula di pop-up store itinerante dedicato alle gym shoes che partirà da New York per poi toccare diverse tappe nel mondo.

Appuntamento il 23 ottobre a New York, in Crosby street, per l’apertura del primo monomarca temporaneo, il Gucci Icon-Temporary, dedicato alle sneaker exclusive edition. Il negozio itinerante, che resterà aperto due settimane per poi spostarsi al Design District di Miami in dicembre in occasione dell’Art Basel Miami Beach and Design Miami e, nel 2010, nelle principali capitali della moda tra cui Londra e Tokyo, ospiterà una collezione in edizione limitata di gym shoes messa a punto dal direttore creativo del brand Frida Giannini in collaborazione con il cantante inglese Mark Ronson.
“Per molti anni – ha spiegato Ronson – sono stato un avido collezionista di sneakers, in quanto esperto posso dire con certezza che queste scarpe Gucci sono veramente speciali”.
Oltre alla limited edition Gucci-Ronson, un paio per ogni nuova tappa internazionale del tour, è prevista una collezione esclusiva di 18 modelli, 16 da uomo e due da donna. A livello stilistico le calzature non mancheranno di interpretare i simboli clou della griffe, come il logo classico con la doppia G e il dettaglio verde e rosso.
Le sneaker, che presenteranno all’interno un’etichetta con la scritta limited edition, potranno essere personalizzate con le iniziali del cliente, i lacci e la targhetta in pelle.

Per questa speciale iniziativa retail, la maison, che fa capo al gruppo Ppr, inoltre, ha studiato un packaging diverso per ogni città in cui si sposterà la boutique itinerante. Ronson, d’altra parte, sta collaborando con diversi artisti per fare in modo che a ogni apertura in giro per il mondo ci sia una colonna sonora diversa.
“Frida e io – ha continuato il pluripremiato artista musicale – ci siamo trovati in sintonia anche sull’idea di inserire un elemento musicale unico nel progetto, così collaborerò con vari artisti, creando delle tracce a edizione limitata per ogni apertura dei negozi flash”.
Per ogni sneaker Gucci-Ronson, il cliente avrà in regalo un disco in vinile con una traccia esclusiva selezionata da Mark Ronson.
“Con Mark – ha affermato Frida Giannini – c’è stata intesa fin da subito. Ha un’inclinazione fantastica per lo stile e un’incredibile conoscenza della storia delle sneaker. È un artista la cui influenza trascende le barriere culturali e generazionali”.
L’opening newyorkese di ottobre, nel quartiere di Soho, sarà accompagnato da un grande party a cui parteciperanno Frida Giannini e il produttore musicale inglese. La stilista ha creato uno stile accattivante per il negozio Gucci Icon-Temporary con gli interni laccati in bianco e il nastro verde-rosso-verde in versione oversize che circonda tutto il perimetro.
Intanto, dal 6 agosto fino al 29, a Sassari, presso la Frumentaria, sono in mostra 40 dei 100 foulard disegnati dal pittore Vittorio Accornero per Gucci. Quaranta veri e propri gioielli in seta, tra cui il celebre Flora, realizzato in omaggio a Grace Kelly nel 1966. L’artista, nato a Casale Monferrato nel 1896, collaborò a lungo con Rodolfo Gucci e i foulard da lui creati per la griffe sono famosi in tutto il mondo. In esposizione, anche il bozzetto dell’ultimo foulard disegnato da Accornero a 86 anni che, incompleto in alcune sue parti, non fu mai prodotto per l’improvvisa morte del pittore.
La mostra, intitolata “Giardini di seta. Vittorio Accornero per Gucci 1960-1981”, curata da Giuliana Altea, è accompagnata da un catalogo Agave edizioni Sassari. Quella sarda è la prima tappa di un tour che raggiungerà diverse località italiane.

 

Dopo la rassegna cinematografica “Flesh, Mind and Spirit, an eclectic sampling menu by Iñárritu” la nuova configurazione ospiterà l’esposizione di Nathalie Djurberg “Turn into Me” dal 15 agosto al 13 settembre 2009.

In occasione del terzo ciclo di trasformazione del Prada Transformer, la Fondazione Prada annuncia l’esposizione dell’artista Nathalie Djurberg (Lysekil, Svezia, 1978) che si terrà dal 15 agosto al 13 settembre 2009 nell’edificio rotante, disegnato da Rem Koolhaas/OMA, sito accanto al cinquecentesco Gyeonghui Palace di Seoul.
In un Transformer ricoperto al suo interno da una superficie di feltro bianco che si piega e si contorce a formare un involucro altamente barocco e sensuale, la trentenne artista svedese ha collocato il suo intervento, articolandolo a pavimento e a parete tramite il ricorso ad oggetti e a proiezioni così da squarciarne il biancore e tramutare l’ambiente architettonico in una caverna dell’inconscio e del sognato. In tale involucro tenebroso e inquietante, la cui configurazione a croce segue quella esagonale dedicata alla moda e quella rettangolare usata dal cinema, si discosta visualmente solo il pavimento, ricoperto di feltro grigio su cui sono collocati strani oggetti di grande e piccola scala, spettacolarmente illuminati. Questi sono ad immagine di patata, di dolmen e di due piccole balene, alcuni già presentati nel 2008 alla Fondazione Prada, Milano, in cui come parte del tutto sono inseriti video animati. Inoltre, al fine di enfatizzare la drammaticità dello spazio interiore del Transformer, l’artista ha pensato di proiettare a massima dimensione altri due video che, interagendo con il rivestimento bianco e quasi carnale della cavea ambientale, dilatano il paesaggio perturbante della sua visione.
I video di Nathalie Djurberg, onorata recentemente del Leone d’Argento per la migliore giovane artista alla 53 Esposizione d’Arte, La Biennale di Venezia, 2009, consistono in brevi film d’animazione creati con la tecnica dello stop motion e si contraddistinguono per la presenza di figure di plastilina che muovendosi creano una narrazione dai toni surreali e spesso grotteschi. Si tratta di storie il cui set è costruito in modo rudimentale ma ingegnoso dall’artista stessa e che, grazie ad un gioco di reminescenze sessuali, di richiami al macabro, al violento e al piacere sottile per il crudele e il vagamente depravato, suscitano sensazioni ambigue, di ansia e malessere.
Le opere della Djurberg sono caratterizzate da un ritmo ossessivo e se pure permeate da un gusto per l’ironico e l’umoristico, trasmettono un senso di inquietudine, di nostalgia, di disagio, se non a volte di vera e propria angoscia. Una sensazione rafforzata dalla musica che accompagna tutti i lavori dell’artista ed opera dal giovane compositore svedese Hans Berg.
Nathalie Djurberg vive e lavora a Berlino e si è affermata negli ultimi anni come una delle principali artiste svedesi della nuova generazione, nonché una fra le più attive sulla scena internazionale.
Ha presentato mostre personali alla Fondazione Prada di Milano (2008), Kunsthalle Wien di Vienna (2007) e alla Färgfabriken di Stoccolma (2006) e suoi video sono stati proiettati, tra gli altri, al Centre Pompidou di Parigi (2009), alla Tate Britain di Londra (2007), al P.S.1 Contemporary Art Center di New York (2006) e alla 4a Biennale di Arte Contemporanea di Berlino (2006). Mentre sue opere sono ora esposte alla 53 Esposizione d’Arte, La Biennale di Venezia, ha partecipato negli anni a numerose mostre collettive, tra cui, After nature al New Museum of Contemporary Art di New York (2008) e Performa a New York (2007).

 

Dopo la rassegna cinematografica “Flesh, Mind and Spirit, an eclectic sampling menu by Iñárritu” la nuova configurazione ospiterà l’esposizione di Nathalie Djurberg “Turn into Me” dal 15 agosto al 13 settembre 2009.

In occasione del terzo ciclo di trasformazione del Prada Transformer, la Fondazione Prada annuncia l’esposizione dell’artista Nathalie Djurberg (Lysekil, Svezia, 1978) che si terrà dal 15 agosto al 13 settembre 2009 nell’edificio rotante, disegnato da Rem Koolhaas/OMA, sito accanto al cinquecentesco Gyeonghui Palace di Seoul.
In un Transformer ricoperto al suo interno da una superficie di feltro bianco che si piega e si contorce a formare un involucro altamente barocco e sensuale, la trentenne artista svedese ha collocato il suo intervento, articolandolo a pavimento e a parete tramite il ricorso ad oggetti e a proiezioni così da squarciarne il biancore e tramutare l’ambiente architettonico in una caverna dell’inconscio e del sognato. In tale involucro tenebroso e inquietante, la cui configurazione a croce segue quella esagonale dedicata alla moda e quella rettangolare usata dal cinema, si discosta visualmente solo il pavimento, ricoperto di feltro grigio su cui sono collocati strani oggetti di grande e piccola scala, spettacolarmente illuminati. Questi sono ad immagine di patata, di dolmen e di due piccole balene, alcuni già presentati nel 2008 alla Fondazione Prada, Milano, in cui come parte del tutto sono inseriti video animati. Inoltre, al fine di enfatizzare la drammaticità dello spazio interiore del Transformer, l’artista ha pensato di proiettare a massima dimensione altri due video che, interagendo con il rivestimento bianco e quasi carnale della cavea ambientale, dilatano il paesaggio perturbante della sua visione.
I video di Nathalie Djurberg, onorata recentemente del Leone d’Argento per la migliore giovane artista alla 53 Esposizione d’Arte, La Biennale di Venezia, 2009, consistono in brevi film d’animazione creati con la tecnica dello stop motion e si contraddistinguono per la presenza di figure di plastilina che muovendosi creano una narrazione dai toni surreali e spesso grotteschi. Si tratta di storie il cui set è costruito in modo rudimentale ma ingegnoso dall’artista stessa e che, grazie ad un gioco di reminescenze sessuali, di richiami al macabro, al violento e al piacere sottile per il crudele e il vagamente depravato, suscitano sensazioni ambigue, di ansia e malessere.
Le opere della Djurberg sono caratterizzate da un ritmo ossessivo e se pure permeate da un gusto per l’ironico e l’umoristico, trasmettono un senso di inquietudine, di nostalgia, di disagio, se non a volte di vera e propria angoscia. Una sensazione rafforzata dalla musica che accompagna tutti i lavori dell’artista ed opera dal giovane compositore svedese Hans Berg.
Nathalie Djurberg vive e lavora a Berlino e si è affermata negli ultimi anni come una delle principali artiste svedesi della nuova generazione, nonché una fra le più attive sulla scena internazionale.
Ha presentato mostre personali alla Fondazione Prada di Milano (2008), Kunsthalle Wien di Vienna (2007) e alla Färgfabriken di Stoccolma (2006) e suoi video sono stati proiettati, tra gli altri, al Centre Pompidou di Parigi (2009), alla Tate Britain di Londra (2007), al P.S.1 Contemporary Art Center di New York (2006) e alla 4a Biennale di Arte Contemporanea di Berlino (2006). Mentre sue opere sono ora esposte alla 53 Esposizione d’Arte, La Biennale di Venezia, ha partecipato negli anni a numerose mostre collettive, tra cui, After nature al New Museum of Contemporary Art di New York (2008) e Performa a New York (2007).