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Un primo sguardo alla campagna scattata da Michael Hauptman.

A first look at the campaign shot by Michael Hauptman.

La luce, nella sua mutevolezza, dà forma alla personalità: un esercizio di equilibrio, ricerca e rifiuto, diventa l’elemento chiave della campagna pubblicitaria autunno-inverno 2017-2018 di Marni. Michael Hauptman, usa giochi di prestigio digitali per immortalare la modella, Ansley Gulielmi, in posizioni impossibili, in cui può contare solo su se stessa. Un’illusione che esalta la sua forza, un errore che celebra la sua bellezza.

ENGLISH VERSION

Light, in its inconstancy, gives shape to personality: an exercise of balance, search and dismissal, becomes the key element of the Marni fall-winter 2017-2018 advertisting campaign. Michael Hauptman uses digital magic to immortalise the model, Ansley Gulielmi, in impossible poses, where she can only hold onto herself. An illusion which emphasises her strength, an error which celebrates her beauty.

 

Foto/photos: Monica Feudi / Indigital.tv

 

Foot/photos: Kim Weston Arnold / Indigital.tv

 

Foto/photos: Yannis Vlamos / Indigital.tv

 

Foto/photos: Alessandro Garofalo / Indigital.tv

 

Foto/photos: Alessandro Garofalo / Indigital.tv

 

Foto/photos: Kim Weston Arnold / Indigital.tv

 

Boys just wanna have fun! Qualcuno è ancora capace di sorprendere? Forse Miuccia Prada. Sicuramente Rei Kawakubo! Se le passerelle per la primavera-estate 2018 sono tornate prepotentemente alla normalità, la stilista, dopo che la sua storia estetica è stata celebrata, con 150 creazioni, dal 1991, anno della sua prima sfilata a Parigi, a oggi, nella mostra “Rei Kawakubo/Comme des Garçons. Art of the In-Between”, fino al 4 settembre 2017 presso il Met-Metropolitan Museum of Art di New York, decide, con la sua collezione Comme des Garçons Homme Plus, di ricominciare a divertirsi. Cos’aspettarsi, allora, da una figura che, negli ultimi anni, con la sua genialità dirompente ha decisamente rivoluzionato il costume? Una delle ultime a saper ancora andare davvero controcorrente? Un rave party all’interno della Salle Wagram. Quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare, nel senso letterale del termine: ragazzi dai capelli glitterati dai colori acidi si muovono sul dancefloor indossando giacche sartoriali rovesciate, arricchite con patch di tessuto gessato, broccato o di pelliccia finta o completamente ricoperte di micropaillette su t-shirt maculate, bermuda ampi o costruiti a pannelli da sembrare gonne. E se, come nessuna, riesce a fondere arte e moda, dalla collaborazione con Mona Luison, nascono tre giacche da cui fuoriescono bambole un po’ inquietanti in linea con il suo perenne desiderio di volersi spingere al limite tra naturale e innaturale. “It’s what’s inside that counts!”, fa sapere del suo show. Forse, intendeva dire che, nonostante tutto quello che sta accadendo intorno, bisogna, comunque, continuare a guardare il mondo con ottimismo? Non importa! E, indubbiamente, anche se non ci sarà qualcuno disposto a indossare queste proposte, tutti vorranno, almeno, un paio delle nuove Nike Air Max 180 dagli inserti fluo.

Foto/photos: Yannis Vlamos / Indigital.tv

 

Quanto la moda dice di noi? Gli abiti che ogni mattina si vanno a scegliere nell’armadio rappresentano sempre chi li indossa? Dovrebbero! Soprattutto, se non ci si lascia troppo condizionare da quello che si vede in passerella, ma si sa cosa possa andar bene per se stessi. L’arma vincente di quelle griffe che non optano astutamente su ciò che c’è in circolazione e preferiscono intraprendere un cammino, talvolta, esattamente contrario. Se Demna Gvasalia, come tanti altri stilisti, ha proposto per Balenciaga il look “Out of office”, considerando la tendenza imperante verso lo sportswear, Dries Van Noten, controcorrente (e non è la prima volta!), per la primavera-estate 2018 pensa ancora all’uomo in ufficio. Rimane, però, un punto di partenza: non solamente perché la normalità è molto più poliedrica di quanto si possa immaginare, ma anche perché preferisce allargarsi verso una riflessione più generale. All’interno dell’ex redazione del quotidiano di sinistra Libération, nome già evocativo, il creativo belga svela una stagione senza regole costruita sartorialmente su una palette che oscilla tra colori terrosi e polverosi. Voglia di libertà, concetto non più così scontato, su blouson, giacche e short come se fossero stati tagliati con le forbici, accomunati da silhouette over, motivi hawaiani, tessuti tappezzeria e bordature pigiama. Il consueto repertorio, d’altra parte, risulta più misurato per effetto delle sfumature cromatiche che conferiscono volutamente un aspetto meno poetico e più quotidiano. La realtà, ormai, è piena d’insidie dalle quali difendersi: largo, allora, a riferimenti militari su trench, camicie e pantaloni con le tasche stretti da cinture coordinate. E l’esercito marcia, tra l’altro, su “Ascenseur pour l’échafaud” di Miles Davis, colonna sonora dell’omonimo film del regista francese Louis Malle. Quando una sfilata sembra dire molto di più di quello che appare.

Foto/photos: Yannis Vlamos / Indigital.tv

 

Foto/photos: Monica Feudi / Indigital.tv