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Marni ha programmato quattro aperture focalizzate esclusivamente sugli accessori.

Marni has planned to open four stores focusing exclusively on accessories.

Leggendo i commenti a margine delle sfilate, si può notare che molti si chiedono: “Chi indosserà mai quello o quell’altro?”. Una domanda che ha sempre meno significato. Una volta, si diceva che la haute couture, alla quale possono avvicinarsi meno di 1000 donne al mondo, servisse per vendere smalti e rossetti, ma, analogamente, quanto incidono sui fatturati le vendite del prêt-à-porter che, anche se fosse interessante, ormai, ha prezzi paragonabili a uno stipendio medio attuale? Lo dicono i dati: spesso, intorno al 10%. E se, in passato, era un business, anche proficuo, adesso, la missione delle passerelle (e delle sue collezioni che, molte volte, non vengono neanche prodotte o confinate in spazi sempre più piccoli nei negozi) è sempre più solo quella di spostare il livello dell’esclusività percepita. Chi ci guadagna? Chi punta, non è una novità, sugli accessori. Emblematico il caso di Marni che, adesso, ha delineato un piano retail per borse (+50% rispetto al 2016), calzature, occhiali e gioielli che valgono il 40% delle vendite. Il marchio da circa 170 milioni di euro che fa parte del gruppo Otb, creativamente guidato da Francesco Risso che ha preso il posto di Consuelo Castiglioni, dopo l’addio della fondatrice, ha programmato quattro aperture focalizzate esclusivamente su questo segmento a Roma, Parigi, Madrid e Shanghai presso, rispettivamente, Rinascente Tritone (inaugurato da poco), Printemps Louvre (che si aggiunge a Printemps Haussmann, aperto a gennaio 2017), El Corte Ingles Castellana e Grand Gateway 66 nel distretto commerciale di Xujiahui. E chi ancora vuole scommettere sull’abbigliamento? L’interesse viene sempre più rivolto alle riedizioni. Come per Versace che, dopo lo show che celebrava il 20° anniversario dalla morte di Gianni, ha presentato una capsule collection di T-shirt denominata Versace Tribute, attualmente in vendita. Non è da meno Valentino dove Pierpaolo Piccioli ha presentato sette abiti Very Valentino, tratti dall’archivio di Valentino Garavani. La moda è circolare? Tutto torna, ma non è mai uguale. Per essere nuovamente un settore rilevante, lasciate da parte le ultime fashion week poco entusiasmanti, deve reinventarsi senza dimenticare le origini. Non a caso, Carol Lim e Humberto Leon, alla seconda prova del progetto Memento, hanno inaugurato un temporary event store di Kenzo nel Marais a Parigi: 120 metri quadrati che ospitano accanto alle proposte stagionali, quelle della Memento o vintage originali.

ENGLISH VERSION

When commenting on fashion shows, people often ask themselves: “Who will wear this piece of clothing or that one?.” Such a question is becoming more and more meaningless. Once people said that haute couture – which can be bought by fewer than 1,000 women in the world – only served to sell lipsticks and nail polish, but analogously, how much do the sales of ready-to-wear – which now, even if it were interesting, has prices comparable to an average monthly wage – weigh on turnovers? Data say it is often around 10%. And whereas, in the past, it was often a profitable business, now the main aim of fashion shows (and of collections, which frequently aren’t even produced or are confined in small corners in the shops) is becoming more and more that of increasing the perception of exclusivity. Who takes advantage of it? Those who bet on accessories, which is not a novelty. Marni’s case is emblematic. The brand has just outlined a retail plan for bags (+50% compared to 2016), shoes, glasses and jewellery which amount to 40% of sales. The brand, belonging to the Otb group and whose value is around 170 million euros, is now designed by Francesco Risso after the founder Consuelo Castiglioni’s departure and it has planned to open four stores focusing exclusively on this segment in Rome, Paris, Madrid and Shanghai, respectively at Rinascente Tritone (recently opened), Printemps Louvre (in addition to Printemps Haussmann, opened in January 2017), El Corte Ingles Castellana and Grand Gateway 66 in the commercial district of Xujiahui. And what about those who want to bet on clothing? In that case is more and more often directed to re-issues. Versace, for example, after the show which celebrated the twentieth anniversary of Gianni’s death, presented a capsule collection of t-shirts called “Versace Tribute”, now for sale. Similarly Valentino’s designer Pierpaolo Piccioli has recently presented seven Very Valentino dresses, taken from Valentino Garavani’s archive. Is fashion constantly recurring? Everything is repeated, but it’s never the same. In order to become a relevant industry again – left aside the latest, not so electrifying fashion weeks – it must reinvent itself without forgetting its origins. Then it is not a case that Carol Lim and Humberto Leon, for their second attempt with the project Memento, have opened a Kenzo temporary event store in the Marais neighbourhood in Parigi: 120 square metres where seasonal proposals are sold together with Memento ones and vintage pieces.

 

Foto/photos: Yannis Vlamos / Indigital.tv

 

Foto/photos: Kim Weston Arnold / Indigital.tv

 

Foto/photos: Luca Tombolini / Indigital.tv

 

L’eccentricità può essere possibile? Si direbbe di sì, secondo Miuccia Prada, che si allinea con il cambiamento di prospettiva già visto in modo diverso, per esempio, da Balenciaga e da Valentino. La sfida della moda contemporanea è quello di rendere speciale la quotidianità? O il contrario? Demna Gvasalia lo fa stravolgendo la normalità per cercare di trasformare, attraverso un vocabolario surrealista, talvolta disturbante, di Margiela-esca memoria, qualcosa di già visto in qualcosa di nuovo; Pierpaolo Piccioli prova a regalare quel fascino glamour, che ha reso noto Valentino Garavani nel mondo, ai capi più ordinari. La stilista, invece, partendo da semplici sedie di plastica bianche, alternate a file irregolari di mattoni, che costituiscono l’allestimento al Palais d’Iéna, il consueto spazio utilizzato dalla maison milanese per la sfilata di Miu Miu, firmato da AMO, traduce l’immediatezza tipica del brand in abiti sottoveste di pizzo, grembiule in check o microstampe floreali, quando non sono trasparenti, ma pieni di cristalli, portati sopra pull e camicie dai disegni geometrici, pantaloni diritti, sandali e calzettoni sportivi dai colori fluo. Non mancano gli accessori, che mettono in evidenza il logo sulle borse da portare a mano o sulle scarpe dal tacco basso. Il gioco delle stratificazioni, già proposto in passato da Prada, che arriva a citare se stessa, incoraggia la libertà personale di andare contro le regole perché, se, ancora dominano, spesso per abitudine, la realtà esistente, ci si può sempre divertire a rivoluzionarle. Del resto, non sono solo convenzioni? Così, se tutto può sembrare, apparentemente, com’è, a un’occhiata più attenta, si osserverà che, al contrario, è completamente diverso. Divertissement di moda che, con un messaggio forte e chiaro, centrano il bersaglio. In teoria! Bisogna vedere se il consumatore sarà disposto a farsi carico di questo cambiamento: se le passerelle, però, sono sempre più influenzate dalla strada, la sopravvivenza del fashion system potrebbe anche dipendere da quello. O, se non altro, potrebbe essere un modo per conoscere maggiormente se stessi.

Foto/photos: Monica Feudi / Indigital.tv

 

Foto/photos: Marcus Tondo / Indigital.tv

 

Cos’è la bellezza? Coco Chanel aveva un’opinione molto chiara in proposito: “La bellezza non sta né dentro né fuori, sta nell’aria che ti circonda”. Probabilmente, si potrebbe pensare lo stesso se si avesse l’occasione di visitare le cascate nelle Gole di Verdon, in Provenza, quelle che Karl Lagerfeld, grandiosamente come sempre, ricostruisce all’interno del Grand Palais, il consueto spazio che ospita il fashion show della maison di rue Cambon. Un ritorno alla natura che si ritrova anche sui colori della collezione, verde, azzurro e bianco proposti sui completi in bouclé, tessuto abbinato anche al jeans o con inserti di diverse fantasie, che emerge dagli shorts per allungarli o sfrangiarli. Sicuramente, non rappresentano una novità. Lo stilista, del resto, non è abituato a sorprendere se non per i suoi allestimenti, consapevole del fatto che la moda deve essere prodotto e, come tale, deve essere venduto a un pubblico più ampio possibile. Ammicca, quindi, alle giovani modificando le proporzioni, fa propria l’atmosfera rilassata, che accomuna le deludenti sfilate parigine di questa stagione, e si concentra sugli accessori, che incrementano i fatturati, caratterizzati dall’idea di trasparenza: dai colli-mantella, ai cappelli da esploratore, dalle borse di tutte le grandezze, spesso le classiche riproposte, ai guanti senza dita, come piacciono a Lagerfeld, fino agli stivali, più o meno alti, con il tacco quadrato in plexiglas e rigorosamente bicolore, in linea con la tradizione di Mademoiselle, tutto è costruito in pvc invisibile, come se dovesse essere antispruzzo. Quando arriva a contaminare l’abbigliamento, invece, va a declinare mantelle antipioggia (di Courrèges-esca memoria, Chanel avrebbe adorato?!), considerando il cielo nuvoloso stampato sugli abiti in seta a pannelli, o piume che decorano i colli o le gonne. Un dettaglio, come le cinture, anch’esse trasparenti in cui le perle sono sostituite con delle biglie. All’ultimo giorno di passerelle francesi, è giunto il momento per fare un bilancio. Cosa rimane? Forse, un auspicio: la tempesta sta per abbattersi sulla moda. E, considerando la ventata di novità che porta con sé ogni momento di rottura, non sarebbe, poi, così male.

Foto/photos: Yannis Vlamos / Indigital.tv

 

Cosa sarebbe la moda se, a ogni stagione, non andasse alla ricerca di nuove prospettive? Ovviamente, non si tratta solamente di proporre qualcosa di nuovo al consumatore, ma anche, meno superficialmente, di osservare la realtà da un’angolazione diversa. I brand di successo hanno già, al loro interno, tutto ciò che è necessario per una rielaborazione, ma gli stilisti, troppo impegnati adesso a interpretare il gusto dei Millennials, si concentrano, ormai, troppo poco sullo stato dell’arte. È solo una questione di distanza: Pierpaolo Piccioli, allora, parte da L’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto in cui Astolfo va sulla luna con il carro alato del profeta Elia per arrivare alla missione dell’Apollo 8 che nel 1968 fu la prima a uscire dalla gravità terrestre. Cosa cambia? Tutto ciò che sembra normale, da lontano, può diventare straordinario. Almeno, sulla carta. Così, continuando il dialogo già iniziato nella resort 2018, lo sportswear dona agli abiti una dimensione moderna, il rosso Valentino della tradizione, insieme ai fiocchi e alle rouche, acquisisce un nuovo spessore e le sperimentazioni della couture, come la sovrapposizione degli scolli, conferiscono valore e contenuto anche al prêt-à-porter. In passerella, al Lycée Carnot, il trench si riempie di patch di cotone diversi, il parka si accorcia e si arricchisce di pezzi, le camicie, talvolta asimmetriche, diventano minidress, le canotte luccicano di macropailette e i pantaloni cargo è come se fossero rovesciati. Le scarpe sono superclassiche dal tacco robusto, alleggerito, però, da una parte in plexiglas o sneakers scuba. Per la sera, gli abiti, a sottoveste o a pannelli, sono ricamati con le illustrazioni che Gustave Doré ha eseguito per L’Orlando Furioso nel 1894 o arricchiti da piccoli decori floreali. Non mancano le borse, di diverse grandezze, tra cui la Candy Stud, imbottita e con le borchie a cuspide. Tornando all’essenza glamour della maison romana, lo stilista prova a cambiare punto di vista per avviare una nuova metamorfosi. Ci riuscirà? Non è certo un compito facile! D’altra parte, indubbiamente, non c’è niente come la bellezza per riscoprire la poliedricità del mondo.

Foto/photos: Yannis Vlamos / Indigital.tv

 

Foto/photos: Yannis Vlamos / Indigital.tv

 

Foto/photos: Edward James / Indigital.tv