Gucci autunno-inverno 2021-2022 + resort 2022

Guardare al passato o al futuro? L’interrogativo è legittimo quando si arriva al 100esimo anniversario di un marchio. Come nel caso di Gucci che, dopo l’esperimento situazionista del GucciFest, presenta digitalmente Aria, la collezione astagionale che dovrebbe essere ascritta all’autunno-inverno 2021 e alla resort 2022, attraverso un video co-diretto da Floria Sigismondi insieme ad Alessandro Michele. Un festeggiamento che ha le sembianze di una cerimonia liberatoria di rifondazione, favorita dal cambiamento congiunturale in corso, per il quale è stato scelto l’immaginario Savoy club. Naturalmente, un evidente riferimento al celebre hotel londinese dove tutto iniziò un secolo fa con Guccio Gucci. Lo stilista romano pensa a una traduzione della tradizione cominciando dalla mitologia equestre trasfigurata in una cosmogonia fetish che reinventa il morsetto, simbolo iconico della maison fiorentina della doppia G, per renderlo iconoclasticamente un dettaglio che sembra estratto da una dark room accompagnato da cinghie, frustini e caschi da cavallerizzo. Un magnetismo quasi occulto dei segni e dei messaggi la cui tensione sensuale e, soprattutto, sessuale, maschile e femminile, riecheggia quella degli anni ’90 di Tom Ford. In passerella, ambientata in un corridoio di fotocamere, di Hollywoodiana memoria a sottolineare, probabilmente, il privilegiato legame con lo star system americano, spiccano completi la cui sartorialità è stata manomessa nelle giacche, con i revers profilati in pelle, che hanno una spalla lavorata come se fosse una piccola sella e le maniche arricchite da sezioni quasi archeologiche di marabù e nei pantaloni che si trasformano in jodhpurs, magari, da indossare su dolcevita in lamé, camicie croppate, lingerie in pizzo, bustier in cuoio pieni di cristalli e stivali da equitazione. Ma non solo: nell’amplesso che conduce a una perenne rinascita enigmatica ed enigmistica della moda, quanto il Gucciquiz! dell’invito sviluppato con Keesing Prs Italia, può essere nata solo da un’intuizione la volontà di saccheggiare il rigore anticonformista di Demna Gvasalia per realizzare abiti drappeggiati fortemente anatomici, che citano l’estetica di Balenciaga, illuminati di paillette da portare con cappe e leggings bilogati. “Gucci diventa per me un laboratorio di hackeraggio, incursioni e metamorfosi. Una fabbrica alchemica di contaminazioni dove tutto è in contatto con tutto. Un luogo di furti e reazioni esplosive: un generatore permanente di luccicanze e desideri imprevisti”, si legge nelle note. Anche dei pezzi del Hortus Deliciarum, l’alta gioielleria per la prima volta in sfilata, nonché dei cuori pop brillanti, definiti il Graal di Gucci, la clutch must have al pari delle Bamboo Bag e Jackie 1961 G centum o le Hourglass con la stampa Flora anni ’70 di Vittorio Accornero de Testa. Sul finale, una gonna plissé ispirata a Marilyn Monroe come quella disegnata dal costumista William Travilla. Un ritorno alla vita in un Eden arcadico che rappresenta, contemporaneamente, un punto di arrivo e di partenza. Per tornare ancora a sognare (e vendere!).

Daniele S.

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