Rick Owens primavera-estate 2021

Passato o futuro? Rick Owens ha sempre prediletto gli estremi a iniziare dai suoi indimenticabili fashion show come quello che, in assenza dell’attuale emergenza sanitaria, sarebbe andato, probabilmente, in scena al Palais de Tokyo. Una voce, spesso, fuori dal coro di una moda, ormai, irrimediabilmente focalizzata sul presente. In questa occasione, presenta un video che divide lo schermo in due inquadrature, quasi fossero le riprese delle telecamere a circuito chiuso del suo spazio al Lido di Venezia dove si è stabilito dopo la quarantena. Un’incursione che svela l’immaginario dello stilista mentre provvede a comporre gli scatti della collezione per la primavera-estate 2021. Intitolata “Phlegethon”, richiama il Flegetonte, fiume infernale incontrato da Dante nel terzo girone del VII cerchio della Divina Commedia, lungo il quale corrono nudi sotto una pioggia di fuoco i sodomiti. Del resto, la sua estetica si è sempre basata su una libertà che gioca sull’ambiguità sessuale. Fa indossare, allora, a Tyrone Dylan Susman, un po’ come se fosse il suo alter ego, giacche trapuntate che, ancora una volta, sono influenzate dalle sue ricerche su Larry LeGaspi, il costume designer americano che, negli anni ’70, ha creato look iconici per le LaBelle i Kiss o per Grace Jones e Divine, prematuramente scomparso di AIDS, sul quale, grazie ai ricordi della vedova, Valerie, ha lavorato per un libro, edito da Rizzoli. Capi che lasciano emergere parti di fodere bianche, si riempiono di paillette in plastica riciclata o presentano fantasie quadrettate da portare su maglieria di cui rimane solo lo scheletro, t-shirt e canotte in cotone dallo scollo a V vertiginoso, a prova di fisico scultoreo, tute zippate in pelle da motociclista, pantaloncini in denim stretch e gli immancabili stivali con platform e tacco in perpex. Inclusività o esclusività? Se, chiaramente, i riferimenti d’archivio si sprecano, soprattutto quando indugia sull’autocitazione, in una stagione in cui la valorizzazione della propria identità è diventata un imperativo, degna di nota, comunque, è l’estrema portabilità di proposte che, normalmente, sarebbero immaginate per sfidare le convenzioni. Sarà anche questo, a suo modo, un proposito coerente di provocazione o, magari, un messaggio concreto di sostenibilità? Sicuramente, qualcosa lontano da ogni tentativo di omologazione!

Daniele S.

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