Fendi autunno-inverno 2020-2021

Femminilità o potere? O il potere della femminilità? A un anno dalla scomparsa di Karl Lagerfeld, alla guida per 54 anni di Fendi, insieme alla famiglia fondatrice, dal 1965, Silvia Venturini Fendi prova a definire l’identità poliedrica della donna contemporanea attraverso i cliché più comuni. Per l’autunno-inverno 2020-2021, li allinea filtrandoli tra rigore ed eccentricità, l’animo duplice che connota, da sempre, la maison romana di proprietà del colosso francese LVMH. Si susseguono, allora, abiti bustier in maglia dalle maniche tubolari o il cui prolungamento del top si trasforma in una sciarpa da avvolgere al collo, completi formati da giacche doppiopetto strette sui fianchi come se avessero un corsetto incorporato abbinate a gonne svasate, anche in neoprene, con spacchi sensuali che si aprono dall’abbottonatura o dalla zip, cromaticamente segnata, di quelle a tubo in pelliccia, come i giacconi dalle forme architettoniche e i cardigan dall’effetto paisley o animalier, bluse vittoriane in pizzo o chiffon trasparente con micro ruche e overall in pelle con la forma del reggiseno preformato come impuntura. Sensualità borghese che si ritrova negli stivali in raso con chiusura a strappo che somigliano a ghette o di rete traforata che sembrano sostenute da maliziose giarrettiere e nelle cinture che strizzano la vita piene di amuleti disegnati da Charlotte Stockdale e Katie Lyall in collaborazione con il brand londinese Chaos, tra micro bag, portasmartwatch, accendini, penne digitali che diventano orecchini e braccialetti personalizzabili con le lettere dell’alfabeto. Immancabili gli accessori, coordinati con i capi: accanto alla classica Peekaboo che si rinnova nelle versioni in panno di lana o in maglia quasi fossero lavorate ai ferri, tornano, dal fashion show maschile, le shopping bag logate che ricalcano quelle che accompagnano gli acquisti in negozio o le buste con la coulisse identiche a quelle usate per proteggere le borse, questa volta, però, non più nel giallo iconico della griffe, ma in rosa. Il colore femminile per eccellenza, d’altra parte, domina la passerella che si snoda all’interno del headquarter di via Solari. La rotondità, simbolo di accoglienza e morbidezza e, con un messaggio più ampio, d’inclusione suggerisce una rappresentazione a tutto campo: la presenza delle modelle curvy Jill Kortleve e Paloma Elsesser contribuiscono a sdoganare lo stereotipo che ruota intorno a canoni di bellezza ideale a favore di una reale nella quale essere magrissime non è più un imperativo. Una collezione, quindi, per tutte le taglie, davvero degna di nota tra quelle viste finora a Milano. E non poteva essere una risposta migliore per sciogliere gl’interrogativi degli ultimi mesi a proposito del futuro creativo.

Daniele S.

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