Quanta bellezza è rimasta nella moda? Dalla necropoli di Alyscamps, i Campi Elisi di Arles ai Musei Capitolini di Roma: Alessandro Michele per la resort 2020 di Gucci continua il suo dialogo con l’antico rendendo omaggio alla città in cui è nato e dove, attualmente, si trovano gli uffici creativi. Delle sue mille anime, sceglie quella pagana di cui recupera, anarchicamente e quasi archeologicamente, lo spirito di libertà, quella che, ormai, spaventa così tanto e che il presente fa di tutto per soffocare. “Car seule l’antiquité païenne éveillait mon désir, parce que c’était le monde d’avant, parce que c’était un monde aboli”, scriveva Paul Veyne. Nel buio del mondo contemporaneo, neanche, poi, tanto metaforico, illuminato, nel caso della passerella, solo dalle piccole torce distribuite agli ospiti, sfila la Gucci Band, come si legge sui portachitarre, che indossa vestiti, alcuni nati nelle ultime 48 ore. Tra toghe drappeggiate, perfino sui completi indifferentemente maschili o femminili, camicie con i fiocchi, tipiche del repertorio dello stilista, o con Topolino, spolverini vestaglia, abiti smanicati a vivo, bermuda di jeans, tute con il logo, corone dorate, guanti e calzini di pizzo sui mocassini, lancia anche dei messaggi espliciti, l’obiettivo più importante della moda: il rispetto della donna e del suo diritto di scegliere. Per questo, sulle lunghe tuniche è ricamato un utero, sul retro delle giacche appaiono slogan femministi degli anni ’70 come “My body My choice” o sulle sciarpe striscione viene riportata la data 22.05.1978, giornata storica in cui in Italia è entrata in vigore la Legge 194 che ha depenalizzato l’interruzione volontaria di gravidanza. Un invito a togliersi, più o meno simbolicamente, quei bavagli disegnati sulla bocca sostituendoli con le espressioni verbali Amore, Roma e Gucci. Per non rimanere indifferenti. Nel caso della maison fiorentina che appartiene al gruppo Kering si traduce, d’altra parte, nel sostegno, nel corso dei prossimi due anni, al progetto di recupero della Rupe Tarpea, la parete rocciosa situata in uno spazio naturale sul lato meridionale del Campidoglio, dalla quale, fino al I secolo d.C., venivano gettati i traditori della Patria condannati a morte nel Foro Romano sottostante. Perché il passato non va mai dimenticato. Soprattutto, per il prezzo del progresso. Quello che non dovrebbe consentire ulteriori ridiscussioni sui livelli di civiltà già raggiunti.

 

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