“La moda non è né morale né immorale, però è fatta per tirare su il morale”, diceva Karl Lagerfeld, scomparso due settimane fa a 85 anni, con la sua ironia tagliente. Probabilmente, avrebbe voluto che fosse così anche con l’ultima collezione da lui creata per Chanel, quella per l’autunno-inverno 2019-2020. Grande commozione, invece, si respirava al Grand Palais, all’interno del quale è stato allestito lo Chalet Gardenia di un’immaginaria località di montagna, una di quelle che tanto amava Gabrielle Chanel. Un minuto di silenzio, per una commemorazione discreta. Non è stato cambiato neanche un dettaglio della sfilata rispetto a come l’avrebbe voluta il couturier in cui, come sempre, sono presenti tutti gli emblemi della maison di rue Cambon, allineati con una leggerezza nuova: dal tweed dei cappotti e dei tailleur da abbinare alle camicie in voile mosse da ruche e fiocchi o delle tute sfrangiate, talvolta, con piccole stampe di sciatori da portare sotto ai giubbotti imbottiti e ai maglioni jacquard, alle immancabili catene che diventano cinture o collane da affiancare alle perle. Le cappe lunghe fino ai piedi, anche foderate in ermellino, si abbinano ai top in paillette e alle gonne in pelliccia a palloncino. Come quella indossata da Penélope Cruz, a sorpresa, in passerella con un ranuncolo in mano. Tra gli accessori, foulard con il logo da annodare al collo, scarponcini après-ski e borse, coordinate agli abiti, che diventano pratici marsupi o riproducono i mezzi di risalita. E adesso? La leggenda continua. “The beat goes on” è la scritta, dal tratto inconfondibile, che appare sull’autoritratto di Kaiser Karl insieme a Mademoiselle Coco, nel segno della continuità, ha assicurato Virginie Viard, nata a Digione e da oltre 30 anni al fianco dello stilista tedesco al timone creativo, che ha preso il suo posto. Sicuramente, però, questo momento, uno dei più emozionanti della fashion week parigina, è destinato a essere ricordato: un finale in bianco candido e incantato, come la neve e come la luce. “We can be heroes, just for one day”, canta David Bowie. Ma c’è chi lo sarà per sempre. Un lungo e sentito applauso.

 

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