N°21 autunno-inverno 2019-2020

La bellezza può uccidere? Probabilmente, è il pensiero di Alessandro Dell’Acqua che, per l’autunno-inverno 2019-2020 di N°21, cerca e trova l’ispirazione riguardando, dopo molti anni, Dressed to Kill, il film di Brian De Palma del 1980. E immagina una femme fatale forte e decisa, ai limiti della pericolosità, in una combinazione perfetta di quell’eleganza e sensualità che sono diventate le cifre stilistiche imprescindibili della sua estetica. Nel suo Garage 21 di via Archimede, quindi, in un’atmosfera glamour e misteriosa, le sue proposte si caricano di un tasso di erotismo ancora più forte del solito in una successione di cappotti sartoriali in tessuto maschile con i bottoni a scomparsa da portare scesi sulle spalle per scoprire piccoli top in maglia e gonne in faille pressato, di abiti in duchesse e chiffon formati da parti diverse, unite da una zip che si riempiono di fiocchi o lasciano emergere guaine di latex, ma anche di sovrapposizioni di trench tagliati a vivo in lunghezze diverse con interni spalmati d’oro sopra culotte sensuali o sottovesti a rete illuminate di cristalli e di montoni rovesciati a pelo lungo e tinti in rosso sangue che rappresenta l’accento cromatico della collezione. Come il colpo di scena di un thriller pieno di suspence. E se, in questo caso, lo stilista napoletano ha deciso di abbandonare il territorio rassicurante della femminilità sussurrata che caratterizza il suo womenswear in favore di un’ambigua sperimentazione che potesse consentirgli una maggiore ricerca di nuove soluzioni creative, il risultato, seppur talvolta spiazzante, rimane indubitabilmente coerente con quel dna che, ormai, rappresenta il vero valore aggiunto di un marchio. Quella riconoscibilità senza la quale non sarebbe possibile alcuna identificazione. E se la seduzione, nella società contemporanea sembra diventata qualcosa di scontato, queste proposte attireranno, certamente, quelle donne che vestendosi hanno, tuttavia, ancora il desiderio di essere svestite. Dopotutto, non c’è niente di più intrigante della fantasia.

Daniele S.

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