Cos’è il cambiamento? Mi sono posto questo interrogativo riflettendo su quali fossero i designer che hanno fatto la storia della moda. Che hanno fatto? Che fanno? O che faranno? Non si tratta di una sottile differenza dialettica. Guardando indietro, si potrebbero citare Coco Chanel e Yves Saint Laurent, due personalità, profondamente diverse, accomunate dal fatto di aver interpretato pienamente il presente, reagendo, al momento stesso, a esso. Definito il codice, in seguito, hanno provato a interpretarlo limitandosi ad adeguarlo alla metamorfosi del momento (o delle esigenze!). Quello che, probabilmente, in parte, fece Hedi Slimane quando dal 2000 al 2007 è stato al timone creativo di Dior Homme. E se ci si trova di fronte a un avvicendamento creativo ed estetico all’interno di una griffe, sul quale si costruisce l’aspettativa intorno al debutto? Chi non si è domandato come sarebbe stata la prima collezione di Celine disegnata da Hedi Slimane dopo Phoebe Philo? Pur avendo due stili ben identificabili, il loro linguaggio non potrebbe essere più lontano. Tornato sulla scena a due anni di assenza, in seguito alla fine della sua collaborazione con Saint Laurent (che fa capo invece al gruppo rivale Kering) durata tra il 2012 e il 2016, lo stilista, dopo i teaser sui social media, nei quali prima aveva annunciato il cambiamento del lettering dell’etichetta, un omaggio agli anni ’60, da cui ha rimosso l’accento dalla “E” e poi presentato al braccio di Lady Gaga la nuova borsa, 16, aveva annunciato che il suo obiettivo non era né (in)seguire il passato né opporvisi. Ma, solamente, essere se stesso. Promessa mantenuta per la primavera-estate 2019 in passerella a Les Invalides: un’alternanza di maschile e femminile dal forte esprit parigino con le sue atmosfere notturne (il titolo della sfilata, infatti, è Paris La Nuit) tra abiti cortissimi, dai dettagli couture e maxi spalle anni ’60 e ’70, in pelle o paillette, accessoriati da zip, ruche o fiocchi per lei e completi smilzi come le cravatte per lui (ma che piaceranno tanto anche a lei) in cui la giacca viene sostituita da trench, perfecto o bomber decorati con le stampe dell’artista Christian Marclay. Bandite le sneakers sostituite da scarpe e stivaletti rigorosamente a punta. E ora? Ci sarà una migrazione dei consumatori? Da Saint Laurent, dove gli orfani lasciati da Slimane avevano ripiegato sulla reinterpretazione di Anthony Vaccarello? E le donne che puntavano sulla femminilità colta e sensuale di Phoebe Philo? Troveranno qualcosa nel guardaroba dell’uomo nuovo, nostalgico e problematico, per cui è stato aggiunto un nuovo atelier agli headquarter? Rimane un auspicio: riscoprire quell’energia, libertà ed emozione giovanili che in queste proposte, talvolta datate, malgrado la loro coerenza e volontà di reagire all’omologazione imperante, ancora manca.

 

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