È così importante il messaggio? Non secondo Junya Watanabe che prende le distanze da tutte quelle passerelle che, in modo forzato, vogliono comunicare qualcosa. No theme. Perché? Sarebbe necessario qualcos’altro? Interrogativi analoghi o correlazioni obbligate possono nascere anche di fronte alla mostra “Margiela / Galliera, 1989-2009”, la retrospettiva del creatore, fino al 15 luglio al Palais Galliera: per quale motivo ci sono abiti che non si dimenticano? Probabilmente, perché chi li ha creati si è concentrato su di essi. Chi, infatti, riesce a ricostruire dopo molti mesi il percorso narrativo, talvolta tortuoso, che ha dato origine a una collezione? Probabilmente, come dice qualcuno, per essere dei grandi geni bisogna avere le idee, quelle che il più delle volte mancano. Non è il caso dell’autunno-inverno 2018-2019 del protegé di Rei Kawakubo che, avvicinandosi inaspettatamente alla sua visione maschile, punta su una rielaborazione del quotidiano. Nei corridoi sotterranei della Facoltà di Farmacia dell’Università di Parigi si alternano, allora, i trench e le camicie che formano plissé, le giacche che sembrano incompiute con le maniche che rimangono aperte o si arricciano, gli chemisier stampati, indossati su leggings a fiori, che si fondono con i maglioni, le pellicce che diventano poncho e i perfecto che si deformano e diventano over nelle dimensioni. Immancabili le sneakers pensate in collaborazione con Buffalo. Nonostante non ci sia apparentemente nessun tema, l’invito sembra essere quello di analizzare il presente da punti di vista meno banali (o, semplicemente, convenzionali) per arrivare alla vera innovazione. La parola chiave, quindi, sarà trasformazione? “Trasformare i più semplici dei capi del guardaroba esistente in qualcosa di nuovo”, come si legge sulle note. E se si applicasse alla società contemporanea? Sicuramente, tra tanti tentativi per riuscire a trovare qualcosa di nuovo, in un mare di sfilate che il giorno seguente non si ricordano più, avventurandosi perfino in mondi lontani, è possibile che il cambiamento sia, al contrario, più vicino di quanto si creda. Niente di più chiaro e diretto!

Foto/photos: Yannis Vlamos / Indigital.tv

 

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