Cosa faceva Dior nel 1968? Il prossimo maggio saranno passati 50 anni dalla nascita di quel movimento di contestazione contro i pregiudizi socio-culturali. Maria Grazia Chiuri, per l’autunno-inverno 2018-2019 di Christian Dior che ha sfilato all’interno dell’instagrammabile tensostruttura allestita al Musée Rodin, affronta questo tema partendo da una foto trovata in archivio che ritrae una manifestazione di protesta, davanti alla boutique di avenue Montaigne, di donne che reclamavano le gonne corte, diventate manifesto della rivendicazione femminista. Lo stesso periodo in cui, da una parte, con il ridimensionamento del ruolo della haute couture, Cristóbal Balenciaga decise di ritirarsi e, dall’altra, Marc Bohan, allora direttore creativo della maison, lanciò Miss Dior, la linea di prêt-à-porter che doveva raccogliere questa rivoluzione. La stilista romana, allora, (re)interpreta questi riferimenti attraverso tailleur pantaloni dall’animo maschile che avrebbero anticipato il power dressing, maglioni con la scritta “C’est non non non et non !” o il simbolo della pace, emblema nella lotta per i diritti, abiti e reggiseni indossati sotto le bluse nude look, lavorati all’uncinetto come espressione manuale della creatività femminile. Un evidente richiamo al libro del 1988 The Subversive Stitch-Embroidery and the Making of the Feminine di Rozsika Parker, scomparsa nel 2010, che è stata fondatrice con Griselda Pollock del gruppo The Feminist Art History Collective. Poche sono le novità: in questo momento, il cambiamento è il vero protagonista di una moda che vuole riflettere sulla necessità sempre crescente di esprimere, attraverso il guardaroba, la propria individualità. Immancabili gli accessori, dagli occhiali colorati per vedere, probabilmente, il mondo sotto una luce diversa, agli stivali patchwork di tessuti jacquard, macramé, velluti, sete e stampe diverse che inneggiano alla libertà, “L’imagination au pouvoir” era uno degli slogan del Maggio Francese, fino agli zoccoli usciti direttamente dalle marce per l’emancipazione. Rimane qualche dubbio: in questa abile narrazione, come si rapporta l’attacco alla cultura dei consumi con le passerelle del lusso, determinanti nel successo commerciale di prodotti che dovrebbero invitare, almeno ideologicamente, alle stesse ribellioni? Se non è inconciliabile, si tratta inevitabilmente di una capziosa strategia in grado di rendere desiderabile ciò che non dovrebbe esserlo, un catalizzatore irrefrenabile per il consumo.

Foto/photos: Yannis Vlamos / Indigital.tv

 

One Response to Christian Dior autunno-inverno 2018-2019 / Christian Dior fall-winter 2018-2019

  1. Andrea says:

    Applaudo solamente il fatto che abbia cercato di sperimentare volumi diversi. Ma si sta sempre più allontanando da Dior.