In una stanza-spazio scenico chiuso e soffocante, si compie ogni sera il rito di “Les Bonnes”, di Claire e Solange, le serve di Jean Genet. Due sorelle che amano e odiano la loro padrona e, in sua assenza, giocano “a fare Madame”: a turno vestono i suoi abiti, la imitano e scimmiottano, fingono di far parte della sua “vie en rose” e alla fine di ogni recita quotidiana tentano invano di ucciderla. Realtà e apparenza, verità e finzione, vero e falso si sovrappongono e confondono in un gioco crudele portato all’estremo.
Car je est un autre, direbbe Rimbaud. Ciascuno è quello che è, ma soprattutto quello che può o vorrebbe diventare: gran dama o contadina, signora o servidora. Ciascuno è le trasformazioni che sa inventarsi: Claire e Solange si sdoppiano e vivono, anche per poco, un’esistenza negata, in una vita che si fa teatro e in un teatro che si fa vita.
Il cambiamento, la moltiplicazione, lo sregolamento e il deragliamento della destinazione finale di un oggetto è la base di questo lavoro. Doppio anche il percorso seguito sulle tracce di Madame, di Claire e di Solange. Da un lato esasperare, enfatizzare l’eleganza e la figura di Madame, femme fatale, idolo da adorare e distruggere, seducente e sfavillante di bellezza e di fascino. Tessuti preziosi, colori brillanti, dal verde smeraldo al magenta, al bianco, all’écru e al nero, minuziosa e sapiente cura dei dettagli evocano ed esaltano un mondo inaccessibile ma vivo nell’immaginario.
Dall’altro, ritrovare una vestaglietta rifiutata che vuole sfuggire al suo destino, illuminarla e vestirla di colori, coprirla di giochi di luce, ricercate asimmetrie, accostamenti inconsueti di materiali, originali applicazioni, intarsi e ornamenti, per rivendicare il suo diritto alla vita, il suo turno di vivere e sognare. L’umile indumento si arricchisce, si impreziosisce, si nobilita, forme e ricami inusuali la trasformano in altro da sé, abito, gonna, giacca o pantaloni. “Le serve” si accostano furtive all’armadio della signora, frugano curiose e ammirate, mescolano, rielaborano, tagliano, cuciono, ricamano su eleganti linee parti delle loro vestagliette. La povera, modesta, disadorna divisa da lavoro si anima, prende nuova vita, sprigiona energie inespresse, mette in luce insospettate raffinatezze, si frantuma in un gioco di colori e di forme che restituiscono un’immagine e un’esistenza “altra”: è un nuovo, sontuoso, magnifico, scintillante abito da sera, l’abito della signora che tutti possiamo essere, per una vita intera o per un gioco soltanto.

Foto/photos: GoRunway.com

 

One Response to Antonio Marras primavera-estate 2012 / Antonio Marras spring-summer 2012

  1. fendissima says:

    A tratti interessante ma non è certamente all’altezza di Antonio. Le stampe sono piacevoli. La parte finale è da dimenticare.