La collezione, disegnata da Massimo Giorgetti e da un altro creativo e prodotta da Paoloni, cerca di tracciare, come su una mappa, un percorso che non ha tanto le singole espressioni visive come riferimento, quanto il cuore dello spirito “indie” di tante manifestazioni artistiche ed estetiche della contemporaneità ovvero l’indipendenza, l’autonomia dalle vecchie leggi del mercato (discografico, dell’arte, dell’editoria) e la voglia di varcare nuove frontiere. Dai nuovi gruppi musicali ai blogger, dagli artisti appena arrivati sul mercato alle nuove generazioni di creativi.
Lo sguardo sul presente e sul futuro, portano anche una riflessione sul passato. Soprattutto su tre figure: Kurt Kobain, icona della musica anni Novanta, il cui stile “grunge”, la sofisticatezza trasandata e la casualità intelligente sono anche le cifre di tanti pezzi della collezione, Helmut Lang il cui futurismo selvaggio, il modo ruvido di re-intepretare lo stile militare e la voglia di spezzare le regole per una nuova estetica dell’abbigliamento sono anche lo spirito che ha animato la ricerca sui tessuti, sui tagli e anche sulle pellicce e Richard Avedon degli anni Sessanta/Settanta, i cui reportage di attualità sono stati una fonte di realtà, riflessione e modello nella definizione finale di ogni singolo look.
I trattamenti dei tessuti hanno reso ogni cosa sabbiata, lavata, infeltrita. C’è come un accanimento del tempo su ogni centimetro di tessuto, un’ombra di naturalezza che prova a gettare le basi di un nuovo discorso del casualwear maschile.
Parole come lusso, ricchezza, edizioni limitate vengono sostituite da relax, comfort e leggerezza.
Tra i capospalla, si distinguono la giacca lavata e destrutturata, il chiodo in un’inedita versione di lana (sale&pepe o check) e il montgomery completamente ripensato nei volumi.
Le camicie seguono due strade: la prima è una rivisitazione in chiave “flash” e con colori shocking dei classici modelli scozzesi, la seconda presenta micro fantasie dall’effetto camouflage.
La maglieria parte dalla grande tradizione inglese ma viene poi rielaborata con trattamenti e lavaggi. Ogni pezzo sembra avere una storia alle spalle ed è “contaminato” da una sottile riga di colore fluo.
Tra i pantaloni, invece, spicca il nuovo modello “worker”, proposto in una versione più asciutta che però conserva il sapore “duro” del tessuto e il taglio anatomico da lavoro.
Un discorso a parte, infine, merita il denim, tessuto impiegato con lavaggi particolari e soprattutto per capi inediti: come l’imbottito di jeans sabbiato o il classico giubbino ristudiato con interni caldi e dettagli più contemporanei.

 

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