Diego della Valle parla del calendario delle sfilate milanesi di moda femminile.

Diego della Valle talks about Milan womenswear fashion week schedule.

Dopo le notizie sulla concentrazione del calendario delle sfilate milanesi dedicate alla moda femminile, perché i grandi marchi hanno ceduto alle pressioni della stampa estera, ma soprattutto di Anna Wintour, direttore di Vogue Usa, che vuole stare pochi giorni a Milano, qualcuno si è deciso a parlare.
“Tiriamo fuori un po’ di orgoglio da italiani – ha detto Diego Della Valle in una conferenza stampa a proposito de “l’assordante silenzio” intorno al calendario di Milano Moda Donna – e diciamo che le decisioni nostre le prendiamo noi. Trovo scandalosa questa situazione e trovo ancor più scandaloso che nessuno alzi un dito. Il made in Italy è una delle poche leadership mondiali e la settimana milanese della moda è un appuntamento importante per tutti, dai giovani stilisti emergenti agli artigiani, a tutto il sistema produttivo. È scandaloso che Milano Moda Donna venga sacrificata in questo modo, che venga ristretta a pochi giorni importanti. Per poi, invece, andare a Parigi per una settimana intera. Bisogna fare in modo che queste cose non capitino più. C’è una leadership da mantenere e che non può essere svenduta solo perché tre persone si fanno spaventare in questo modo. Ripeto, è scandaloso. Io non ho mai detto niente prima perché non sono membro della Camera Nazionale della Moda. E data la situazione, forse ho visto lungo. Ma qui non è un problema della Camera Nazionale della Moda Italiana, è in gioco il sistema paese, ci va di mezzo un settore industriale, fatto anche di artigiani e piccoli imprenditori, che sta uscendo dalla crisi e che si è difeso con i denti. E come si risponde? Lo si allontana sempre di più dai mercati e dalla comunicazione. Cosa deve percepire un cinese cui viene indicato di stare due giorni e mezzo a Milano e invece una settimana altrove?”.

Sulla Wintour: “Il problema non è lei, a parte che siamo amici, a me non lo chiede perché sa cosa penso. Se tra qualche tempo allora ci chiedessero di non fare più le sfilate a Milano ma solo a Parigi? Il problema non è l’arroganza di chi chiede, ma la debolezza di chi risponde. Provate a fare in altri paesi una cosa cosi, provateci in America. Perché in Francia non accade? Io sono nel board di Lvmh e vedo come si proteggono i francesi, a monte e a valle. Ci si rende conto che danno si fa a Milano riducendola a 3-4 giorni forti, quando erano 6-7 qualche anno fa? Vogliamo portare Milano all’appuntamento dell’Expo impoverita di uno dei suoi asset più importanti?”.
Non è solo un problema di calendario in senso stretto: chi accetta di restringerlo “si assume la responsabilità di fare grande danno al paese, con un messaggio per cui la leadership dei brand creativi sarebbe degli altri e noi italiani saremmo solo fassonisti di terzi. E non è così, siamo il meglio al mondo”.
E poi “la creatività dei giovani: se in tre giorni a Milano bisogna fare tutto, come fanno i ragazzi, cioè l’officina del futuro made in Italy, a mostrarsi a giornalisti e buyer? Tutto questo non fa bene neppure ai grandi gruppi che credono di poter fare da soli”.
Ci si metta “tutti intorno a un tavolo per affrontare il problema, bisogna coraggiosamente tornare a una soluzione logica. Le nostre imprese grandi sono state piccole: se 30 anni fa avessero fatto a noi tutto questo, forse non saremmo diventati grandi. Invece, sono tutti corsi a prendersi la data migliore, sottovalutando quanto sia importante mantenere le posizioni dell’intero sistema: o non l’hanno capito o se ne fregano. Cambiare di nuovo il calendario si potrebbe, lo hanno messo in discussione in due giorni, i tavoli dove si può discutere non mancano, fossi il sindaco chiederei spiegazione e il ministero dell’Industria e quello del Turismo. Cosa può accadere a rimanere con il nostro normale calendario, che ci sculacciano? Accade magari che vengono tutti i giornalisti del mondo meno tre. Che paura c’è? Non succede niente. Viceversa, nel mondo che idea si fanno del nostro prestigio? I marchi italiani decidono dove investire il loro budget pubblicitario, quindi si devono riservare almeno decisioni alla pari. Invece, in 3-4 giorni si sono adeguati, è bastata una telefonata e altri 30-40 mila pagano le conseguenze”.
In sintonia con Della Valle è Ermanno Scervino, amministratore unico della Scervino: “Ha perfettamente ragione Della Valle. Basta, difendiamo la settimana della moda milanese. Dobbiamo metterci d’accordo e, come fanno i francesi, creare un primo giorno forte e un ultimo giorno importante. Così, tra le due date, si crea un contenitore per tutti, per i giovani emergenti, per i marchi che hanno poco budget, per quelli che stanno crescendo”.
Infine, un messaggio chiaro rivolto a chi pensa di ricattare i marchi italiani: “Prestiamo maggiore attenzione a qualsiasi voce di investimento, anche alla pubblicità. Quindi cerchiamo di puntare sulle testate che sono interessate a vedere le nostre collezioni, perchè la presenza del giornalista è importante, è un fatto di conoscenza, di cultura”.
 

14 Responses to Diego Della Valle contro Anna Wintour / Diego Della Valle against Anna Wintour

  1. Anonymous says:

    della valle ha ragione riguardo al calendario della sett della moda di milano…peccato che pero é un gran ipocrita perché lui é il primo a produrre le sue tod's all'estero..e a venderle come made in itlay…si dovrebbe vergognare quelli come lui distruggono il valore del made in italy…

  2. ale says:

    Per Anonimo:All'estero produce soltanto le calzature per bambini, per le quali ne dichiara la provenienza. Per il resto è un sostenitore del made in Italy e i suoi prodotti lo sono veramente. Report ha fatto un bel servizio sulla moda, un po' di tempo fa e la sua azienda è risultata molto seria.

  3. fendissima says:

    Concordo con Della Valle eccetto su un punto: tornare al vecchio calendario sarebbe controproducente. Ormai il danno è fatto.

  4. corvo viola says:

    Ale, Tod's non credo, ma alcune Hogan da aulto vengono prodotte all'estero! Comunque Della Valle ha perfettamente ragione!

  5. Miki says:

    Cosa importa dove produce le sue scarpe? Come ha detto lui qua c'è in gioco il sistema paese e la sua immagine nel mondo. Convidido quindi pienamente le sue parole.

  6. Matteo says:

    Una voce di un brand forte fuori dal coro a difesa delle imprese italiane e contro lo strapotere del presunto imperialismo newyorkese. Mi associo parola per parola.

  7. Anonymous says:

    Quale supremazia ha poi l’America nel campo della moda se non fosse per una testata giornalistica?

  8. Miki says:

    Letizia Moratti: "Vogliamo che nessuno, anche se si chiama Anna Wintour, possa permettersi di disfare il nostro calendario delle sfilate. A Milano la moda è molto forte perché si produce, non c'è solo chi disegna. Questa forza esiste in questo come in altri settori, quello che premia è la capacità di fare squadra che in questa occasione non si è vista".Dichiarazioni un po' tardive.

  9. Miki says:

    Letizia Moratti: "Vogliamo che nessuno, anche se si chiama Anna Wintour, possa permettersi di disfare il nostro calendario delle sfilate. A Milano la moda è molto forte perché si produce, non c'è solo chi disegna. Questa forza esiste in questo come in altri settori, quello che premia è la capacità di fare squadra che in questa occasione non si è vista".Dichiarazioni un po' tardive.

  10. Salvatore says:

    Ribadisco l’opinione espressa nell’altro thread. Adoro questo blog sempre aggiornato!!!

  11. giulia says:

    Parole sagge e coraggiose.

  12. J'adore Dior says:

    Mi chiedo chi siano i tre nomi a cui fa riferimento. Secondo le dichiarazioni di Boselli di qualche giorno fa, Dolce & Gabbana, Armani e…? Un sospetto ce l’avrei.

  13. Anonymous says:

    ma per favore…io non ho detto che non ha una fabbrichetta in italia da mostrare ai giornalisti…io dico che le tod's scarpe incollate fatte nei paesi dell'est con la suola infilata in italia vengono vendute con l'etichetta made in itlay…il 90% delle scarpe di qualità prodotte in italia sono fatte in veneto e che é del settore sa chi produce e cosa…tod's non le fa in italia.( l'altro 10% sono fatte a napoli vedi ferragamo) e nessuno sa dove e in che condizioni…

  14. freak bitch says:

    In copertina su Vogue America, Marzo 2010: Influencers front row bloggers. Allora avevo ragione?