Il tribunale di Parigi ha scartato i piani di ristrutturazione proposti da potenziali acquirenti e ha deciso di applicare quello avanzato dagli azionisti. Licenziate 100 persone: per la maison è la fine della haute couture e del prêt-à-porter; rimangono solo le licenze.

The Tribunal of Paris rejected the recovery plans presented by potential buyers and decided to apply the one presented by shareholders. 100 people will lose their jobs: it’s the end for haute couture and ready-to-wear of the fashion house. Only licenses remain.

Il tribunale di Parigi ha annunciato ieri, martedì 1 dicembre, di aver deciso di applicare il piano di ristrutturazione dei proprietari della maison Lacroix (Gruppo Falic) in amministrazione controllata dallo scorso giugno. Tale piano prevede di conservare solo 11 posti di lavoro, su un totale di 120, allo scopo di gestire i contratti di licenza degli accessori e dei profumi Christian Lacroix, mentre verranno abbandonate la haute couture e il prêt-à-porter.
La casa di moda, creata nel 1987 su iniziativa del gruppo leader mondiale del lusso LVMH, che nel 2005 l’ha venduta al gruppo americano Falic, specializzato nelle vendite duty free, nel 2008 ha registrato perdite per 10 milioni di euro su un giro d’affari di 30 milioni.
Né lo sceicco Hassan ben Ali al-Naimi (nipote dello sceicco di Ajman, uno dei più piccoli degli Emirati Arabi Uniti), su cui la griffe aveva fondato molte delle proprie speranze, né la Bernard Krief Consulting (BKC) hanno supportato le loro proposte con garanzie finanziarie sufficienti. L’amministratore delegato della società, Nicolas Topiol, ha tuttavia dichiarato di non disperare che si possa “trovare una soluzione per la ripresa”, alludendo molto probabilmente allo stesso sceicco Hassan ben Ali al-Naimi, il quale potrebbe presentare una nuova proposta.
“Il provvedimento del tribunale è duro, ma almeno consente di conservare la società e la sua impresa”, ha commentato.
Il destino della Christian Lacroix era sembrato un po’ più roseo agli inizi di ottobre, dopo che era stata depositata un’offerta, giudicata molto seria, da parte di Hassan ben Ali al-Naimi. L’amministratore giudiziario allora aveva ritenuto che rispondesse a tutti i criteri stabiliti in merito al mantenimento dell’attività della società, la salvaguardia dei posti di lavoro e l’appianamento del debito, ma successivamente era stata respinta dal tribunale. Ora si attendono altre mosse, ma i tempi stringono.

 

One Response to La crisi di Christian Lacroix / Christian Lacroix’s crisis

  1. Rano says:

    Oh mio dio…noooo! Sta crisi prende proprio tutti eh.