Gian Luigi Paracchini ha dedicato all’avventura del duo Prada-Bertelli una storia di oltre duecento pagine: una coppia basata su un intreccio di creatività e affari che non solo incrocia la storia del made in Italy ma che è diventata un fenomeno di costume.

Gian Luigi Paracchini dedicated more than 200 pages to the adventure of the duo Prada-Bertelli: a couple where creativity and business intertwine and that not only makes the history of Made in Italy but which has also become a cultural phenomenon.

Il libro racconta l’universo Prada nella sua evoluzione: l’antica ditta che diventa griffe, il successo sulle passerelle, la proiezione verso mondi diversi come arte, architettura e vela. Nel contorno si incrociano anche famosi imprenditori, politici, artisti, architetti, stelle del cinema e dello sport, ma i protagonisti indiscussi restano loro. Tra tante vittorie e qualche sconfitta, Miuccia Prada e Patrizio Bertelli dominano la scena con il talento e un carattere non facile. Per molti aspetti due personaggi che con le loro storie personali, le passioni e le debolezze, sembrano uscire direttamente da un romanzo.
Milano, fine anni Settanta. Da una parte il rude toscano-aretino Patrizio Bertelli, famiglia di avvocati, imprenditore di pelletteria, vulcano ribollente di idee, vocazione manageriale unita ad un carattere leggendariamente acceso: come non ricordare quando nel 2000 dopo aver acquisito Fendi voleva liberarsi di Karl Lagerfeld per sostituirlo con Nicolas Ghesquière o quando, nel 1997, alla vigilia dell’inaugurazione del negozio Miu Miu a New York, infastidito dagli specchi che facevano “veramente schifo, ti ingrassano il doppio di quello che sei”, ha preso un martello e li ha demoliti uno dopo l’altro. Dall’altra una sofisticata signorina milanese, di buona famiglia, Miuccia Prada, erede d’un negozio di borse e valigie dove passa la migliore borghesia, il marchio è del 1913, quando Mario Prada apre il punto vendita in Galleria Vittorio Emanuele a Milano, ma anche con un passato di femminista e militante comunista che si ostinava ad andare ai cortei studenteschi vestita Yves Saint Laurent dopo essersi fermata sulle scale di casa per accorciare con ago e filo l’orlo alla gonna senza che questo le impedisse di dare una mano a lavare piatti e pentole dei frugali pasti con i compagni. Per la legge degli opposti che si attraggono, è scattata l’imprevedibile alchimia che rimescola le carte sul piano affettivo e professionale dando vita ad un sodalizio che, nel business del lusso concettuale, ha creato un brand solido e dal successo internazionale, con 7200 dipendenti diretti nel mondo e 15000 indiretti in Italia di cui lei presidente e lui amministratore delegato.
Le basi del fenomeno Prada vengono gettate in quel primo e già movimentato confronto. Ormai Prada non è più considerato soltanto un gruppo e un marchio della moda dai grandi numeri, ma il simbolo di uno stile che ha saputo ribaltare i canoni estetici, creare tendenze, diventare fatto di costume. Un fenomeno che si è autoamplificato attraverso il design futuribile dei negozi-epicentri, l’avvincente esperienza velica di Luna Rossa in Coppa America e la provocatoria arte d’avanguardia, a volte spiazzante, dell’omonima Fondazione.
Questo libro analizza le tappe imprescindibili dell’affermazione della maison nel mondo: la fondazione nei primi anni del Novecento, il cambio di marcia con la coppia Prada-Bertelli, la graduale espansione, qualche brusca frenata e la costruzione di un’identità sempre più forte, “un gruppo straordinariamente forte e redditizio ma anche straordinariamente indebitato secondo le contraddizioni del rutilante mondo della moda”. Due borghesi ambiziosi decisi a stare a modo loro dentro il sistema. Consapevole, Miuccia Prada, che “son solo vestitini” e quasi a disagio per l’obbligo di dover coniugare questo mestiere frivolo con il suo passato di femminista e contestatrice, alla fine, con sollievo, liberata da questo senso di colpa si è arresa all’idea che la moda è molto più seria di quanto si possa pensare. Ed ecco che dal bisogno quasi catartico di fare stile andando sempre oltre, la coppia ha prodotto il rapporto separato ma molto ben coltivato con l’arte nella Fondazione diretta dal critico Germano Celant. E dalla voglia di riconciliarsi con le giovanili curiosità di entrambi verso l’innovazione ne è scaturita la serie contemporanea di negozi nel mondo basati sull’idea del lusso che porta Prada-Bertelli all’estremo paradosso “il lusso è sprecare spazio, il lusso è non fare shopping”.
Timida ma spiritosa, quando ha letto il libro Miuccia Prada ha commentato: “penso di essere meno stronza di come mi ha descritto, ma in fondo mi sono divertita”. E chissà se alla signora è dispiaciuto di più l’accenno che l’autore fa alla sua idea di sessualità in controtendenza basata “sulla tipologia racchiesca” o al racconto dell’aria quasi mistica che aleggia nell’attesa del mitico saluto dopo-sfilata che fuggevolmente dura 4 secondi.

 

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