Continuano incessantemente da qualche mese le indiscrezioni sui possibili pretendenti della griffe: punta anche il nome del fondo Carlyle Italia.

Indiscretions about the possible “suitors” of the fashion house have been circulating for months. Now the name of the fund Carlyle Italia also comes up.

Giorgio Armani, durante il suo viaggio a Mosca, ha colto l’occasione per scambiare qualche battuta con i giornalisti.
“Non sto poi così male, non vi pare?” ha scherzato, sorridente e abbronzato, anche se visibilmente dimagrito dopo la brutta epatite che lo ha colpito nei mesi scorsi. Poi, facendosi più serio, ha tracciato un quadro della situazione.
“Non sono eterno e capisco che a un certo punto dovrò passare la mano. Sto mettendo a punto – ha puntualizzato, riferendosi anche ai recenti cambiamenti al vertice dell’azienda – un team in sintonia con le mie idee e la mia impostazione, capace di portare avanti il lavoro che sto facendo”.

Lo scorso 30 settembre, infatti, è stato ufficializzato il passaggio della direzione generale della Giorgio Armani Spa da Gianni Gerbotto a Livio Proli, finora al timone della controllata del casual Simint. Gerbotto, direttore generale dal 2002, assumerà nel cda la delega per il controllo della gestione finanziaria e degli investimenti del gruppo, mentre il vice direttore generale John Hooks è stato promosso a vice presidente, una carica effettiva con il nuovo anno. Lo stesso Hooks, al fianco dello stilista piacentino in questa trasferta, si è detto convinto che il peggio per l’industria della moda sia passato nonostante i tempi possano ancora definirsi tutt’altro che “morbidi”. Non è, quindi, irragionevole, secondo il manager, prospettare per il brand un ritmo di crescita nei prossimi due anni analogo a quello del 2009, periodo in cui l’etichetta ha avviato una cinquantina di store. La Russia, tra l’altro, per Armani è meno significativa di altri mercati, con un 5% sulle vendite globali, contro un 10-11% della Cina. Una percentuale che, tuttavia, non tiene conto dei numerosi russi all’estero per lavoro o per turismo. Attualmente, il network retail nell’ex Unione Sovietica comprende 11 monomarca, due Giorgio Armani, uno Armani Collezioni, quattro Emporio Armani, due Emporio Armani Caffè e due Armani/Casa ed è presente in 220 multimarca ma pare sia intenzione della maison di aprire almeno tre nuovi store in alcune città russe, come ha confermato Hooks.
Intanto, continuano a susseguirsi le supposizioni sui possibili pretendenti della casa di moda: sembra, infatti, che il fondo Carlyle Italia, che fa capo a Marco De Benedetti, figlio di Carlo e fratello di Rodolfo, sarebbe interessato ad acquistare il 30% dell’impero del fashion designer. Nessun commento da parte del diretto interessato.
 

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