Il mondo della moda si prepara ad importanti cambiamenti: i fondi di private equity attendono di entrare nelle griffe italiane, a partire da Armani, al centro delle voci sul mercato, verso il quale c’è l’interesse potenziale dei fondi internazionali tra cui Candover.

The fashion world gets ready for important changes: private equity funds are eager to enter the arena of Italian fashion, starting from Armani, now at the center of market rumors. Many international funds are interested in the Milan-based fashion house and Candover seems to be among them.

Dopo la rottura delle trattative tra Roberto Cavalli e il fondo Clessidra e la nomina della squadra di manager, il mirino torna ad essere puntato su Giorgio Armani, nuovamente in campo dopo un periodo di malattia. Si parla di una riorganizzazione del gruppo e molti darebbero già per conclusa la vendita con L’Oréal. Ipotesi che la società milanese smentisce spiegando di essere “molto concentrati sui nuovi progetti”.
Ma non sarebbe l’unica indiscrezione: c’è chi parla di Candover, fondo di private equity, il cui principale investitore è Candover Investments Plc, società quotata al London Stock exchange dal 1984, che ha aperto un ufficio a Milano nel 2006, affidandone la guida ad Aldo Maccari, il quale, in sede informale, avrebbe giudicato Armani una bella operazione. La difficoltà sarebbe per tutti trovare il finanziamento bancario sufficiente per reggere il prezzo richiesto.
Nel mondo finanziario, comunque, è un susseguirsi di incontri e di ipotesi di riassetti societari. Secondo più di un osservatore, tralasciando il caso Armani le cui eventuali mosse trovano motivazione nel passaggio generazionale, queste strategie sarebbero scatenate dalla necessità di rendere finanziariamente più forti le imprese. Se non, in molti casi, di salvarle come per il Mariella Burani Fashion Group o per It Holding finita in amministrazione controllata. Ma i debiti assillano anche nomi come Valentino Fashion Group, per il quale i consulenti spingono a una cessione della controllata tedesca Hugo Boss, Prada che ha appena rinegoziato i suoi affidamenti con le banche, Brioni e Safilo.
Il consiglio di amministrazione del big dell’occhialeria, ad esempio, ha approvato un piano di ricapitalizzazione della società da realizzare nel contesto di un accordo d’investimento vincolante sottoscritto da Hal Holding N.V., Only 3T e Safilo. In concreto, il fondo di private equity Hal, che ha il quartier generale nelle Antille olandesi, già azionista del gruppo dell’eyewear di Padova con una partecipazione poco al di sopra il 2%, diventerà socio di riferimento con una quota che potrà oscillare da un 37,23% fino a un 49,99%. Non ci sarà l’offerta di pubblico acquisto poiché sarà chiesta l’esenzione che la Consob può concedere alle aziende quotate in fase di ristrutturazione. L’operazione che prevede diverse tappe e dovrebbe essere ultimata nei primi tre mesi del prossimo anno, è subordinata al successo dell’offerta d’acquisto, lanciata da Hal, sul bond da 300 milioni di euro e con scadenza nel 2013 emesso da Safilo Capital International Sa. ed è condizionata dal raggiungimento di una soglia pari o superiore al 60% del valore nominale, quasi il 39% del valore nominale si è già impegnato ad aderire. In tal caso il piano prevede successivamente un aumento di capitale riservato, sottoscritto da Hal, limitato al 10% del capitale preesistente, che avverrà a un prezzo per azione di 0,45 euro. Il secondo aumento, offerto in opzione agli azionisti, è stimato a 250 milioni e si sa già che sarà sottoscritto da Hal anche per la quota dei diritti d’opzione relativi a Only 3T, la società con cui la famiglia Tabacchi controlla attualmente il 39,89% di Safilo, destinato a scendere al 10% con l’attuazione del piano. L’altro socio di rilievo è Diego della Valle, patron di Tod’s, che di recente si è accaparrato il 2,059% del gruppo attraverso la società Diego della Valle & C. Sapa. La quota eventualmente non sottoscritta dal mercato, il prezzo previsto è 0,304 euro, sarà garantita dalla stessa Hal, da Banca Imi e da Unicredit Group.
Con i due aumenti di capitale si renderà possibile la ristrutturazione del debito di Safilo con Intesa Sanpaolo e Unicredit Corporate Banking: sarà infatti prorogata la scadenza finale del finanziamento, per un ammontare di 300 milioni di euro, dal 31 dicembre 2012 al 30 giugno 2015. Il programma di risanamento dell’azienda dell’occhialeria prevede anche la cessione delle attività retail non strategiche ad Hal, già attiva nel business delle catene di ottica, al prezzo di 20 milioni di euro. Nel dettaglio, usciranno dal consolidato i negozi Loop Vision in Spagna, Just Spectacles in Australia e le attività in Cina. Inoltre, nell’ambito dell’operazione, Safilo intende vendere ad Hal le catene Sunglass Island e Island Optical in Messico. Sarà invece mantenuta la proprietà dei negozi di occhiali da sole Solstice negli Usa. Il fatturato totale previsto per il 2009 relativo a tali attività retail optical non strategiche attribuibile all’azienda padovana ammonta a circa 53 milioni di euro con ebitda negativo stimato nel 2009 di 5 milioni di euro. Attraverso il piano, si legge in una nota stampa del gruppo, l’afflusso totale di capitali stimato per Safilo sarà di 283 milioni di euro, destinati a parziale rimborso dell’attuale indebitamento finanziario per circa 185 milioni e finalizzati a rafforzare la struttura patrimoniale e finanziaria. La posizione finanziaria netta del gruppo è pari a circa 590 milioni di euro.
La notizia della ricapitalizzazione è stata annunciata contestualmente ai risultati preliminari del trimestre chiuso al 30 settembre che evidenziano un fatturato complessivo da inizio anno di 775 milioni di euro e un ebitda di 47,5 milioni di euro pari al 6,1% del fatturato a cui corrisponde quello di periodo per il terzo trimestre 2009 di circa 213 milioni di euro ed un ebitda di circa 3,5 milioni di euro con 1,6% di margine contro un fatturato di circa 229 milioni di euro e un ebitda di 16,7 milioni di euro registrati nel terzo trimestre 2008. Gli ordinativi ricevuti nelle prime due settimane di ottobre sono stati inferiori del 12,5% rispetto a quelli del medesimo periodo dell’anno precedente.
“A livello industriale – dice Giuseppe Miroglio, amministratore delegato del gruppo di famiglia che nella parte moda sta mostrando una buona tenuta anche nel 2009 – si sente parlare molto di aggregazioni. Se non per quest’anno penso che nel 2010 se ne vedranno. Noi però, per ora, non abbiamo dossier sul tavolo”.
“L’industria manifatturiera – dichiara Andrea Donà Dalle Rose, azionista di riferimento di Marzotto, gruppo che sta trattando l’acquisizione di Ratti – sta pagando più di tutti il conto di questa crisi che non è ancora finita. Il prossimo scenario vedrà pochi protagonisti, molto grandi o piccoli che potranno crescere. Molti spariranno. Il consumatore è cambiato, guarda al prezzo ma vuole anche qualità, vuole un quattro stelle al prezzo di tre. Tutti dovranno adeguarsi. La stessa Marzotto deve cambiare, innovando di più”.
Se le operazioni di cui si parla andranno in porto, questa volta i protagonisti principali saranno i fondi di private equity, interessati soprattutto a operazioni di minoranza, magari in aumento di capitale per finanziare lo sviluppo. Sulle maggioranze resta il problema di forti divari di prezzo tra domanda e offerta. Ma, come ha dimostrato la trattativa Cavalli/Clessidra, arrivare agli accordi non sarà facile a causa dell’atteggiamento prudente, attento e selettivo degli investitori per gli andamenti non facilmente leggibili delle aziende e del mancato accordo sulle valutazioni con gli imprenditori. Se fino a un anno e mezzo fa erano con multipli a doppia cifra, in pochi mesi, i valori sono crollati insieme con i ricavi delle società. Come le recenti svalutazioni fatte da Mariella Burani e Valentino hanno dimostrato, giudicare un marchio è diventato arduo.
Nella sede di It Holding, invece, la decisione sembra sia quella di vendere e non di ristrutturare: tra le soluzioni più indicate per il gruppo in difficoltà ci sarebbe la cessione di Gianfranco Ferré e di Malo. Intanto, però, ha siglato una nuova licenza con Ermanno Scervino, a dimostrazione della vitalità dell’azienda. Sul mercato, d’altra parte, si dice che potrebbe perdere tra due anni la licenza di Just Cavalli in favore della Staff di Renzo Rosso. Il rinnovo del contratto con la maison fiorentina, infatti, prevede la possibilità di un’uscita anticipata entro tre anni dalla firma.
“Il signor Cavalli di fronte alla crisi di Ittierre ha fatto un atto di responsabilità rinnovando la licenza – ha affermato il neo amministratore delegato, Gianluca Brozzetti – ma ha voluto cautelare l’azienda per il futuro. La diminuzione del fatturato che registriamo nel primo semestre 2009 dipende in buona parte dal mancato introito delle royalties da Ittierre”.

 

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