Dopo essersi affidata all’amministrazione controllata per evitare il fallimento e il pressing dei creditori, l’etichetta nipponica avvierà un duro progetto di ristrutturazione per il recupero della società grazie all’intervento di Integral Corporation, società d’investimento con sede a Tokyo.

Come riportato i giorni scorsi, Yohji Yamamoto ha presentato richiesta di bancarotta protetta presso il tribunale distrettuale di Tokyo a causa del passivo totale di 46 milioni di euro (circa 6 miliardi di yen).
La cattiva congiuntura economica nipponica, sommata agli eccessivi investimenti esteri, pare siano stati la causa del fallimento del marchio.
Yamamoto, che la settimana scorsa ha presentato a Parigi una collezione prêt-à-porter per la primavera-estate 2010 di notevole successo, ha, infatti, frettolosamente organizzato una conferenza stampa venerdì 9 ottobre presso il flagship Aoyama, per spiegare i motivi per cui è arrivato alla bancarotta protetta.
“Da 30 anni – ha dichiarato Yohji Yamamoto – mando avanti la compagnia e mi considero, prima di tutto, un designer. Ho delegato troppo ad altre persone e credo che mi siano state dette solo le cose positive mentre tutto il resto è stato taciuto”.
Secondo indiscrezioni, però, un investitore sarebbe già pronto a ristrutturare il travagliato business dello stilista: il fondo di private equity giapponese Integral Corp. ha dichiarato che finanzierà il piano di ristrutturazione della casa di moda “a lungo termine”. Integral formerà una “special purpose company” per rilevare business, asset e sussidiarie della Yamamoto, cui fanno capo la linea che prende il nome dello stilista e che da 28 anni sfila a Parigi, Y’s, Y-3, la collaborazione con Adidas e Limi Feu, linea disegnata dalla figlia di Yohji, Limi Yamamoto. Ottenuta l’approvazione della District Court della capitale nipponica, questa società speciale diventerà la nuova Yohji Yamamoto della quale, probabilmente, il fondatore deterrà una quota di minoranza.

L’universo creativo del raffinato stilista 66enne ha toccato il massimo dinamismo nel 1999, quando il turnover ha raggiunto i 12 miliardi di yen (circa 90 milioni di euro) per poi cominciare un costante declino e arrivare ai 7,5 miliardi di yen (quasi 57 milioni di euro), generati nel fiscal year chiuso il 31 agosto scorso.
Durante una conferenza stampa, gli executive del fondo giapponese hanno rivelato che Shohei Otsuka, attuale ceo della Yohji Yamamoto Inc., manterrà il suo ruolo di ad mentre Yoshihiro Hemmi, ex vice presidente di Adidas Japan, sarà nominato chairman del board della maison. Reijiro Yamamoto, representative director e partner della Integral, ha aggiunto che il fondo prevede di chiudere dai 20 ai 30 store dell’insegna nei prossimi anni. La fashion house ha 102 negozi worldwide, 60 in Giappone.
 

4 Responses to Yohji Yamamoto si salva dalla bancarotta

  1. Anonymous says:

    Dove sono tutti quelli che lo adorano ma poi non comprano i suoi vestiti?In Giappone Comme des Garçons vende di più rispetto a Yohji Yamamoto perchè i prezzi sono più competitivi. Nemmeno la bridge line Y's fa eccezione con i suoi prezzi mediamente alti.Temo però che la nuova partnership modificherà un po' l'estetica immutata da anni di Yamamoto, la sfilata P/E 2010 è stata solo il primo passo in questo senso.Trovo migliorata Limi Feu su cui dovrebbero puntare. No comment per Y-3. Spero solo che la prima linea di Yamamoto non faccia la fine di Maison Martin Margiela.

  2. Anonymous says:

    in che senso? che fine avrebbe fatto MMM? e comunque credo che in generale la risposta stia tutta nella crisis del settore alta moda, ormai non più in grado di competere, ne tantomeno giustificare, i costi dei capi.

  3. Anonymous says:

    preferisco Comme Des Garçons, i prezzi sono leggermente più bassi e comunque la linea Shirt e sopratutto Play è riuscita a entrare nel mercato trovando un giusto equilibrio qualita prezzo fondamentale di questi tempi.

  4. Anonymous says:

    Ritengo che le creazioni di Yohji Yamamoto prima linea siano quanto di più raffinato ed intellettuale esista sul mercato, con contenuti non databili, come il resto delle proposte moda, anche ad alto livello. I prezzi sono elevatissimi, sì, ma certamente non è questo il motivo del "fallimento", da ricercare nelle strategie di mercato dell'azienda.