Via de’ Tornabuoni non brilla più: in pochi mesi hanno chiuso Trussardi, Versace e Hugo Boss mentre Cartier ha preferito spostarsi in via degli Strozzi. Solo Prada ha rinnovato il negozio nella storica strada che va da ponte Santa Trinità a Piazza degli Antinori.

Se prima erano le aperture a fare notizia, ora le chiusure stanno diventando un fenomeno in espansione. Una tendenza che non risparmia neanche strade storiche dello shopping come via de’ Tornabuoni a Firenze. La passerella fiorentina sem­bra, infatti, soffrire la crisi più della romana via Condotti o della milanese via Montenapo­­leone: nel giro di qualche mese quattro griffe hanno fatto i bagagli o traslocato altrove: Trussardi, Versace (che ha lasciato anche Reggio Calabria), Hugo Boss e Cartier che ha preferito abbandonare la location sulla strada più chic della città per spostarsi in via degli Strozzi. Gli affitti pagati dalle maison raggiungono le decine di migliaia di euro, anche 60 mila euro al mese e, così, secondo le indiscrezioni che circolano, anche un altro grande nome starebbe valutando di andarsene. Ma non è soltanto una questione di soldi. Se valesse la spesa, si tratterebbe di un investimento. Gli store manager, invece, si lamen­tano di una città che ha un enorme potenzia­le ma che rimane inerte e vive di rendita.
“Chiudono dall’oggi al domani. Sono arrivata in motorino – racconta Monica Masi, responsabile del punto vendita Emilio Pucci, di fronte a piaz­za Santa Trinità – e ho visto le saracinesche di Hugo Boss abbassate e le vetrine vuote”.
A inizio settembre era toc­cato a Versace chiudere i bat­tenti. E il fondo è sem­pre lì con lo scotch a coprire le insegne. An­che i circa 800 metri quadrati dell’ex Trussardi che ha lasciato via de’ Tornabuoni da qualche mese, aspettano di essere rioccupati. La corsa per conquistare un posto d’onore in quello che è ancora considerato il salotto di Firenze evidentemente non c’è; chi ha chiesto di affittare gli spazi vacanti dopo l’abbandono di Trussardi si è sentito chiedere cifre intorno ai 100 mi­la euro mensili che, anche per una casa di moda in buona salute, rappresentano sempre un costo abbastanza elevato da sostenere.
Agli affitti troppo cari, però, va ad aggiungersi qualcos’altro. “È sporca e trafficata” rincara la dose Monica Masi. E “nonostante il divieto di sosta – si lamentano al negozio Hogan, ricavato negli antichi locali della storica Profumeria Inglese – le auto rimangono parcheggiate di fronte alle vetrine per ore”.
Al di là della crisi e del cambiamento di abitudini del consumatore, il quadro, infine, si completa con il fatto che la città non ospita più eventi in gra­do di richiamare folle che poi si dedichino allo shopping. In via de’ Tornabuoni si rimpiangono i tem­pi delle grandi mostre. Come quella di Botticelli che, dopo Parigi, nel 2004, fece tap­pa proprio a Palazzo Strozzi.
“La città – secondo Annalisa Barbensi, direttrice dello store di Salvatore Ferragamo, simbolo indiscusso della città – attira un turismo mordi e fuggi e non ac­coglie nel modo adeguato”.
“I negozi furono invasi dalle migliaia di persone che l’evento richiamò” ricorda la Masi.

Ma la via era anche un susseguirsi di luoghi storici. Al posto di Max Mara c’era l’antica libreria See­ber, dove ora sono espo­ste le scarpe Hogan trovavano collocazione i vasi della Profumeria Inglese, di cui rimane intatta l’insegna mentre le vetrine che mettono in risalto gli abiti di Roberto Cavalli erano occupate dal Caffè Giacosa.
Solamente due negozi con gli infissi in le­gno segnati dal tempo si guardano da un lato all’altro della strada come sopravvis­suti, l’antiquario Parenti che occupa quegli spazi dal 1865 e Procacci, dal 1885 il luogo culto dell’aperitivo fiorenti­no e dei panini tartufati.
“La bellezza di via de’ Tornabuoni – commenta la responsabile Claudia Baglioni – era il suo essere varia. Se non fosse per pochi rimasti, sa­rebbe una via come le altre”.
 

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