L’avvento di Giangiacomo Ferraris porta novità in casa Versace: la maison della Medusa si prende una pausa in Giappone per riqualificare il retail.

La moda italiana non è immune alla crisi economica e la debolezza dei consumi va a intaccare anche le posizioni più consolidate del made in Italy sui mercati internazionali.
La maison Versace, dopo un’attenta analisi della propria presenza nel mondo, liquiderà le attività in Giappone entro la fine dell’anno. Lo scorso luglio sono stati chiusi tre negozi, i due di Tokyo e quello di Osaka, che facevano capo alla Versace Japan Co., ora si avvia a chiudere l’ultimo della rete di vendita diretta e, entro la fine del mese, cesserà l’attività anche la seconda e ultima unità operativa della Gianni Versace Japan, smobilitando l’ufficio delle pubbliche relazioni che include quanto resta delle divisioni della sede centrale, chiusa a maggio. Non si trattava certo di un presidio strategico per la Medusa che un paio d’anni fa aveva rilevato il controllo della distribuzione dal colosso Mitsui. Solo pochi punti vendita sul mercato nipponico che, del resto, si rivela da anni maturo per la moda e il lusso.
“Stiamo risolvendo le ultime pendenze – ha spiegato il portavoce della società, Atsushi Oue, che dal prossimo mese sarà un consulente della Versace – e c’é il proposito di aprire nuovi negozi nel 2010. Ma il come e il quando è ancora da stabilire. Il Giappone è un mercato importante, quindi speriamo tornare nuovamente l’anno prossimo aprendo dei negozi o attraverso i grossisti. La scelta di rinunciare temporaneamente a tre boutique in Giappone non intacca minimamente le strategie di sviluppo del brand”. In questo quadro, Versace “ha dato inizio al contempo alla ricerca di nuove location coerenti con il posizionamento del brand, nonché forme di presenza sul mercato giapponese anche attraverso nuovi canali di distribuzione”.
Si tratta, quindi, di un abbandono temporaneo che ha lo scopo di riqualificare il network retail nell’intera area del Sol Levante. Resta il fatto che, dopo 28 anni, Versace non ha più spazi di proprietà nell’area.
L’operazione si inserirebbe nel contesto di una revisione globale, avviata successivamente all’entrata in campo, lo scorso giugno, del nuovo ceo Gian Giacomo Ferraris, non tanto a causa del crollo dei consumi ma “per eliminare – ha spiegato un portavoce della società a Milano – gli store non più in linea con la nostra immagine, come location e posizione. Si tratta però di una chiusura temporanea perché la ricerca va avanti, al fine di ristrutturare l’intera impalcatura retail”.
Il marchio è sbarcato sul mercato giapponese nel 1981, mettendo a segno una forte crescita della griffe durante la “buble economy” di fine anni ’80 ma da allora le vendite sono scese soffrendo in particolare durante la recente crisi economica. Nel 2008 Versace ha registrato ricavi per 1,6 miliardi di yen (poco più di 12 milioni di euro al cambio attuale) contro i 4,1 miliardi di yen del 2005, in base alle proiezioni della società di consulenza Teikoku Data Bank. Qualche anno fa la società aveva proceduto a liquidare anche tutte le attività all’ingrosso.
Nel piano del nuovo amministratore delegato di Versace, comunque, i mercati asiatici restano “in ogni caso, molto ben presidiati attraverso la rete di 27 negozi in Cina aperti nell’ultimo triennio, ulteriormente rafforzata dall’imminente inaugurazione del negozio flagship a Mumbai, che si aggiunge a quelli recentemente aperti a Dubai, Macao e Kuala Lumpur”.
Mercato di riferimento, oltre a quello del Sol Levante, resta quello americano, dove, infatti, il gruppo ha appena inaugurato a Las Vegas e ha in programma un’altro opening, sempre nella città del lecito gioco d’azzardo.
L’etichetta ha chiuso il 2008 con un fatturato pari a 336 milioni di euro, mettendo a segno un +8,3% sul 2007 e conta in totale 90 punti vendita in tutto il mondo.
Non è escluso, comunque, che la mossa di Versace faccia da apripista ad analoghe decisioni da parte di altri competitor del fashion system e del lusso: quando i margini si comprimono e le vendite calano, come in questo momento, le attività che non raggiungono almeno il punto di pareggio sono tristemente destinate alla liquidazione.
 

One Response to Versace lascia il Giappone

  1. fendissima says:

    Il Giappone è stato a lungo uno dei maggiori mercati per la moda italiana che ha fatto realizzare grandi profitti alle aziende. Ora agli effetti dirompenti della crisi si aggiunge un altro fattore: il cambio nelle abitudini di spesa delle nuove generazioni. A parte gli “absolute luxury brand” come Louis Vuitton, i 10 top brand secondo una ricerca condotta da "The Senken" presso i 100 retailer giapponesi (inclusi department store) più importanti del Paese sono: 1) Alexander Wang; 2) Givenchy; 3) Lanvin; 4) Balmain; 5) Undercover; 6) Prada; 7) Dries van Noten; 8) 3.1 Phillip Lim; 9) Comme des Garçons; 10) Yves Saint Laurent.Diverso lo scenario in Cina.