La casa di moda francese ha chiesto la protezione dai creditori. Dopo il fallimento delle trattative con un possibile acquirente, il gruppo Falic, tra i maggiori duty-free retailer statunitensi, proprietario di Christian Lacroix, ha annunciato l’intenzione di continuare a finanziare l’operatività dell’azienda. Colpita anche la griffe Veronique Branquinho costretta a chiudere dal crollo degli ordini e dai mancati pagamenti.

Un altro duro colpo per il mondo della moda: la crisi internazionale dei mercati non ha risparmiato neanche la storica maison del lusso francese. La Christian Lacroix, di proprietà di Falic Group, ha depositato presso il Tribunal de Commerce di Parigi una dichiarazione d’insolvenza. I vertici intendono proporre al tribunale, che dovrebbe pronunciarsi la prossima settimana, un piano per dare continuità all’azienda e, intanto, proseguire l’attività.
La fashion house è stata ceduta nel 2005 dal colosso LVMH (Moët Hennessy Louis Vuitton) al gruppo americano Falic, che dall’anno scorso ha intrapreso una ricerca di partner finanziari per accelerare le strategie di sviluppo e riposizionamento del brand che avevano portato, tra l’altro, anche all’apertura di due store negli Stati Uniti, a Las Vegas e a New York.
“Questo processo, che era alle fasi finali – ha sottolineato Nicolas Topiol, ceo della griffe – è stato direttamente colpito dalle condizioni dei mercati e non ha potuto essere finalizzato in tempo. La società intende uscire rapidamente da questa procedura e continuare a far crescere il marchio”. L’azienda ha generato nel 2008 un giro d’affari di 30 milioni di euro registrando però, secondo Le Figaro, perdite per 10 milioni.

Anche Veronique Branquinho è un’altra delle vittime illustri della crisi del settore. Dopo 11 anni di attività, chiuderà la griffe della stilista belga, colpita dal crollo degli ordini per la collezione invernale e da numerose cancellazioni e mancati pagamenti per la stagione in corso. La società James NV, di cui la Branquinho possiede una quota di maggioranza, pone così fine a uno dei brand più apprezzati della scena mondiale. La designer, diplomata nel 1995 alla Royal Academy of Fine Arts di Antwerp, ha anche designato per due stagioni la linea Ruffo Research; nel gennaio 2004 è stata special guest a Pitti Immagine Uomo, con un evento-performance dedicato al suo menswear.
Come riporta la stampa internazionale, la creativa 35enne resta direttore artistico del marchio belga di pelletteria Delvaux e professore presso l’Universität für angewandte Kunst di Vienna, ruolo che ricopre dal settembre 2005.
Il monomarca Veronique Branquinho di Antwerp, al numero 73 di Nationalestraat, resterà aperto fino a esaurimento scorte.
 

21 Responses to Christian Lacroix annuncia l’insolvenza e Veronique Branquinho chiude

  1. giulia says:

    La crisi avrebbe dovuto fare pulizia dei marchi che sono la vergogna del fashion system. Invece, la recessione ha colpito griffe di designer talentuosissimi come questo. Tristezza!!!

  2. Edward Phelan says:

    Concordo assolutamente, Giulia :-(

  3. ale says:

    Brava Giulia, ben detto!

  4. matteo says:

    L’impronta di Lacroix è troppo haute couture per questi tempi. La strategia vincente è quella di PPR con brand come YSL e Balenciaga, rendere il marchio vendibile con una solida struttura finanziaria alle spalle.

  5. giulia says:

    Potrei anche condividere quello che scrivi ma purtroppo quando la vendibilità diventa un imperativo categorico si rischia di cadere nel basso profilo, nella scarsa qualità e nella poca originalità. E di esempi in questo senso ne abbiamo parecchi.

  6. fendissima says:

    A me generalmente piace la moda di Lacroix. Lo apprezzavo anche quando disegnava per il marchio Emilio Pucci. Ho un vestito di Pucci by Lacroix che è ancora prepontentemente attuale.

  7. giulia says:

    Anche la Branquinho?

  8. Edward Phelan says:

    Sì, la Branquinho chiude :-( E la Giannini viene premiata. Non c’è proprio giustizia in questo mondo :-(

  9. nicola says:

    La couture non sarà più la stessa senza Lacroix.

  10. corvo viola says:

    La Giannini è già stata criticata fin troppo…credo abbia fatto un ottimo lavoro per la collezione primavera estate uomo 2009. Vendibile, portabile e abbastanza originale, per quanto riguarda le proposte uomo. La moda, oltre che sogno, è anche ciò che si indossa e viene portato per le strade. Gucci è nato come marchio di pelletteria e poi è pret à porter…insomma, moda da tutti i giorni.

  11. fendissima says:

    Perchè scusa, secondo te la moda di Tom Ford non era per tutti i giorni? E ti pare che possano essere messe sullo stesso piano in termini di creatività, innovazione e originalità con quella della Giannini?

  12. Dudù says:

    Non penso che sia solo colpa della crisi… Lacroix non ha mai venduto in vita sua…

  13. Dudù says:

    “I giornali francesi ricordano, inoltre, che la Christian Lacroix non è mai risultata in profitto da quando è stata fondata, nel 1987.”… dal post di Alexis Colby del 9 aprile… Era ora che chiudesse

  14. Edward Phelan says:

    Dudù, se il criterio dev’essere quello del profitto allora il marchio Valentino è già da un bel pezzo che non è in attivo e per la precisione da quando è andato al gruppo Hdp (cos’era, il 1998?) ;-) Allora Permira potrebbe chiudere i battenti della griffe e tenersi stretto Boss che è la loro vera gallina dalle uova d’oro :-)

  15. corvo viola says:

    Tom Ford ha fatto e continua a fare un ottimo lavoro. Ora è il turno della Giannini. (punto). Le è stata appiccicata l’etichetta di “troppo commerciale” che viene continuamente usata parlando del suo lavoro. Che noia! Fendissima a te non piace, tutto il diritto, ma non hai il dogma della moda.

  16. Edward Phelan says:

    Anche a me Frida Giannini non piace, per nulla. Non è questione di essere commerciale o no? La trovo poco fantasiosa e, sulla donna, anche un po’ volgare.

  17. Dudù says:

    Io ci tenevo a sottolineare che non è stata colpa della crisi… per me è troppo confuso e baraccone.Per quanto riguarda Valentino, si, hai ragione… infatti urgeva un cambio di guardia che è stato fatto (preferivo il primo)…Se non va non va no?Per quanto riguarda Gucci preferivo Ford… o l’esempio della Facchinetti (non so se avete notato che sia in Valentino sia in gucci ha realizzato un abito molto simile, una sorta di continuità che mi è piaciuta molto concettualmente)… la Giannini è troppo dentro le righe… e moooolto furba.

  18. fendissima says:

    Corvo, io non parlo di “commerciale” o no ma di originalità, creatività e qualitè. E dal mio punto di vista ovviamente, senza alcun dogma ritengo che dall’epoca di Tom Ford ci sia stato un peggioramento. Troppo facile far passare l’idea del cambiamento solo cambiando i colori o le stampe e riproponendo sempre le stesse cose. Un lavoro sulla silhouette, sulle forme, sui materiali, sul terrirorio che spinge verso l’innovazione è sicuramente più lungo e fasticoso ma anche più auspicabile in una griffe del lusso e che ha una storia che spinge in quel senso.Concordo, invece, con Dudù che la Giannini sia molto furba e questo è il segreto del suo successo.Dudù, il cambio della guardia da Valentino c’è stato ma oltre a non essersi accompagnato a sensibili miglioramenti nelle vendite ha visto un peggioramento nelle proposte. Tanto valeva tenersi il fondatore.Riguardo alla confusione opinabile di Lacroix, alcune volte posso anche condividere ma tieni presente anche che non si esce normalmente abbigliati come sulle passerelle.Altrimenti indosseresti 3 maglioni sovrapposti come si è visto spesso o con 12 collane come si è visto l’anno scorso sulla passerella del marchio tanto caro a corvo viola?

  19. Anonymous says:

    Valentino è lo specchietto per le allodole, Hugo Boss quello che fa guadagnare.

  20. Dudù says:

    Si si… ovvio che non vai in giro come nelle passerelle ma le sfilate sono molto confuse e questo non aiuta il marchio… induce a spulciare… ci metti una vita… comunque concettualmente non mi piace… se non vende non vende…che ci devi fare.Si, da Valentino il cambio c’è stato, preferivo quello della Facchinetti sostituito dal duo (che nella couture mi è piaciuto)… che abbia peggiorato le cose o meno sarà il tempo a dirlo… sul red carpet penso ci sia stato un aumento di attenzione verso il marchio…Di fatto un cambio c’è stato… fossi in Lacroix ci penserei… se ami una tua creatura dovresti essere disposto a tutto… anche a farla seguire da qualcun altro pur di non vederla morire o magari cambiare i collaboratori… a volte serve

  21. giulia says:

    Non mi pare che Valentino sia in testa alla classifica delle vendite anche senza dimenticare la disastrosa (dal punto di vista delle vendite) collezione di Alessandra.Non è aumentata nemmeno l’attenzione verso il marchio ai red carpet. Valentino Garavani ha sempre spopolato, c’è stata una pausa nel periodo Facchinetti e ora è tornata quasi la normalità (forse anche con una leggera flessione).Per il resto, ti risulta che Valentino se ne sia andato di sua sponte? Allora non vedo perchè dovrebbe andarsene Lacroix.Ormai è la dura legge del mercato: la Facchinetti da Gucci non vendeva ed è stata mandata via, la Giannini da Gucci vende anche se il marchio sta diventando meno deluxe (prezzi a parte) e rimane.