Penelope Cruz in Marchesa, Asia Argento in Roberto Cavalli, Eleonora Abbagnato in Roberto Cavalli

Eleonora Abbagnato in Roberto Cavalli, Eva Herzigova in Roberto Cavalli e sandali Giuseppe Zanotti, Peaches Geldof in Paule Ka

 

14 Responses to Red Carpet Cannes 2009 – terza parte

  1. Dudù says:

    che applombe l’argento… penso che potrebbe uccidere con uno sguardo… carno il vestito…lei è meravigliosa… in genere veste fendi percià l’adoro

  2. fendissima says:

    Trovo Eva più adatta allo stile Cavalli rispetto a quello di Valentino dei giorni scorsi.Cavalli sta letteralmente spopolando al red carpet di Cannes: anche la Abbagnato che al Festival era vestita Dolce & Gabbana si è convertita?

  3. Edward Phelan says:

    Moltissime hanno vestito Cavalli! Ha davvero spopolato quest’anno.

  4. Dudù says:

    Vero… ha abbandonato un pò di infausti Kitschismi e ha conquistato la sua fetta di mercato sui red carpet.Concordo con Fendissima quando parla di Eva in Valentini, non lo sa portare, o meglio, sceglie dei vestiti molto anni 80 che dovrebbe dimenticare.Come disse messieur Garavani in un’intervista:”se mi metto a guardare i vestiti che ho disegnato negli anni 80 mi viene da vomitare”…ahahahah… figuriamoci se li vedono gli altri… anche se gli anni 80 per Valentino sono stati scenario di grandissimi plausi.Comunque si, sta meglio in cavalli

  5. fendissima says:

    Trovo molto meglio certi vestiti di Valentino degli anni ’80 che certe brutture più recenti, per esempio delle ultime sfilate rtw dello stilista per non parlare dei fac-simile del duo stilistico attualmente alla direzione creativa.

  6. Dudù says:

    Valentino è uno spartiacque: o lo ami o lo odi. A me piace la sfumatura aristocratica che ha introdotto nel mondo della moda, quei tailleur bianchissimi, strutturati, lineari o impreziositi da ricami che valgon un occhio della testa. Come ha avuto modo di ribadire lo stilista stesso, più volte: una donna, quando passa, deve attirare tutta l’attenzione dei presenti su se stessa”.Non so se conosci il suo archivio storico ma, alcune soluzioni dell’ultima couture di Chiuri e Piccioli, io le ho molto apprezzate perchè ho avuto modo di vedere la rivitalizzazione di alcuni modelli degli anni 70 e 80 che, in quel periodo, erano diventati un emblema della maison.Ovviamente, all’interno di quella couture ci sono dei capi che, anch’io, definisco inguardabili… ma questo lo ritrovo anche in sfilate come quelle di chanel, di armani, etc… quando gli autfit diventano più di 40 è difficile che la sfilata sia tutta memorabile.Ovviamente, il cuore della maison, è quest’allure preziosa del capo, la perfetta sartotialità, la costruzione calcolatissima dei capi che diventano preziosi come gioielli.Non paragonerei neanche Valentino a Cavalli, Fendi, Ferretti etc… eperchè sono cose totalmente diverse è un raffronto sarebbe totalmente improduttivo.Io adoro Valli come adoro Valentino, amo Berardi quanto adoro Fendi… Mi piace Colangelo come mi piacciono Prada e Marni… sarebbe impossibile anche fare una classifica dei miei preferiti in quanto ognuno si propone di presentare le sue idee ad un target differente da quello a cui si rivolge l’altro.

  7. fendissima says:

    Conosco bene il suo archivio e niente di quello che è stato fatto dal duo ne è all’altezza.La collezione bianca è passata alla storia e come tale sono pezzi da ricordare com’erano e, per quanto appartenenti a un periodo storico e del costume preciso, sono diventati universali e senza tempo. Quindi parlare di “rivitalizzazione” sarebbe sminuire l’emblematica carica creativa.La grandezza dei veri e grandi couturier sta proprio nell’aver proposto pezzi che non hanno bisogno di riattualizzazioni, capi paradigmatici che possono essere indossati sempre senza se e senza ma se si ha la fortuna di possederli. Quello è il vero vintage. Vai a rivedere certi pezzi storici di Chanel o di Dior by Ferrè.Quelli che passeranno o sono passati alla storia nel costume hanno sempre creato qualcosa che è diventato famoso così com’era, unico e irripetibile, senza rifacimenti. Il resto è commercializzazione.Un’annotazione: mi pare che ti piacciano un po’ troppi stilisti (ne hai citati parecchi) che peraltro hanno anche ben poco in comune. Non ti sembra che ti piaccia troppo tutto? Personalmente sono sempre stata contro al qualunquismo nel gusto.

  8. giulia says:

    Carine le scarpe della Herzigova.

  9. Dudù says:

    Io purtroppo non la penso come te Fendissima.C’è vintage e vintage…. forse se avessi visto l’abito di seta rossa ,drappeggiata, con rose, proposto da Chiuri e Piccioli nella couture pe 2009, nella versione originale di VAlentino non avresti detto che non avrebbe avuto bisogno di rivitalizzazioni o di un make up un pochino più contemporaneo… alcuni abiti, reinterpretati, sortiscono un effetto contemporaneo meraviglioso, quasi a dimostrare che l’idea rimane immortale, i materiali possono solo renderla più attuale. Il vintage è vintage e va considerato come vintage… la reinterpretazione è un altro paio di maniche. Io la proposta di Chiuri e Piccioli nella couture l’ho trovata azzeccata per il contesto in cui si è trovata: prima couture in maison Valentino. Anche Valentino ha molto apprezzato: quale maggior riconoscimento di un maestro che approva?Alcuni vestiti, specialmente quelli che cavalcano le tendenze, col passare del tempo diventano degli mostri legati al tempo che li ha visti nascere…alcuni tessuti e alcune silhouette, con il passare del tempo, non possono più essere indossati (vedi gli anni 80, alcuni modelli degli anni 70, ovviamente non tutto) e il fatto che siano vintage non li salva…che siano Armani, Valentino, Chanel, YSL… (Ti sfiderei ad indossare alcuni loro modelli su un red carpet… non sarebbe affatto gratificante…) altrimenti nessuno farebbe ricerca di materiali e le maison, una volto morto il suo fondatore, non avrebbero più modo di esistere perchè, come dici tu, l’archivio non può essere reinterpretato solo perchè esiste il vintage.Per quanto riguarda il “qualunquismo” del mio gusto posso solo dirti che se uno adora il rinascimento non è detto che non abbia anche la sensibilità per apprezzare le opere di Warhol, o un De Pisis, o un De Nittis… o un James Jean che sicuramente conoscerai e apprezzerai anche tu.Molti critici dimostrano di avere un gusto capace di accomunare diversi livelli e orizzonti creativi perchè ogni linguaggio esprime qualcosa di diverso…. sono sempre le stesse dimensioni raccontate con codici differenti…La bellezza di una collezione non sono solo i vestiti, sarebbe molto frivolo, ma soprattutto l’idea e il processo creativo che c’è alla base…. e le idee, pur essendo diverse le une dalle altre, possono essere nobili nonostante sianoantitetiche.Come si dice? Non di solo pane vive l’uomo… esistono anche i dolci, la frutta, il pesce la carne e molto altro ancora.Poi che significa “troppi”? Forse rispetto a te. E’ sempre abbastanza relativo

  10. fendissima says:

    Ti rispondo brevemente.Ho visto entrambi e l’originale non aveva alcun bisogno di una copia moderna.Se l’idea è davvero immortale non ha bisogno di attualizzazioni altrimenti è una contraddizione in termini.Il “maestro” che approva può significare tante cose il più delle quali dietrologiche che per un addetto ai lavori è più facile capire (come ad esempio i reali motivi per cui la Facchinetti è uscita di scena).Tu sembri ignorare quante star abbiano indossato abiti vintage sui red carpet (Julia Roberts e Glen Close per citare due nomi)con un risultato superlativo e quanti personaggi famosi e facoltosi ne facciano sfoggio a feste private.L’archivio serve per rimanere all’interno dello stile tracciato e andare avanti, non indietro. Tutti sono capaci a scopiazzare senza creatività.Infine, il gusto può essere versatile ma al di là dell’apprezzamento la preferenza corre verso qualcosa. Tra la versatilità e il qualunquismo ne corre.

  11. Dudù says:

    Non ignoro quanti vestano vintage sul red carpet ma tu ignori che quello che viene indossato non è neanche l’1% della produzione totale esistente.Se per te l’abito valentino di Chiuri e Piccioli, reinterpretato, non aveva modo di esistere va bene, figurati, ma non puoi elevarlo a principio generale… è una tua opinione discutibile..Hai detto: “Se l’idea è davvero immortale non ha bisogno di attualizzazioni altrimenti è una contraddizione in termini”…. io rispondo: non si attualizza l’idea ma i tessuti e le tecniche di lavorazione che il tempo rende vetusti.Inoltre citare la collezione bianca è troppo facile… la conoscono anche le pietre.”L’archivio serve per rimanere all’interno dello stile tracciato e andare avanti, non indietro.”: concordo con te… ma è la prima couture e mi sembra esagerata questa tua critica, come se avessero fatto diecimila collezioni. Non ci rendiamo conto che dal basso è troppo facile criticare gratuitamente senza studiare un minimo le situazioni: con un siluramento alle spalle tutti avrebbero fatto la stessa cosa.”il gusto può essere versatile ma al di là dell’apprezzamento la preferenza corre verso qualcosa. Tra la versatilità e il qualunquismo ne corre”: chi ti ha detto che io non abbia una preferenza? Il fatto che abbia detto che sarebbe impossibile fare una classifica non significa che io non abbia delle preferenze… Se Prada per me è al primo posto per una csa, Valli e valentino possno esserlo per un’altra, fendi per un’atra ancora. Mi sembra corretto e giusto. Se tu ci riesci buon per te, ma non significa che sia giusto.Di fatto dire che di essere contro il qualunquismo nel gusto io lo trovo abbastanza qualunquista.Mi sembra di aver espresso il mio parere, non mi va più di continuare in quanto la polemica io la trovo sempre abbastanza infruttuosa e sterile. Le opinioni sono sempre e comunque personali.

  12. nicola says:

    Non voglio intromettermi in questa vostra piacevole (da leggere) discussione. Vorrei solo esprimere due idee personali. Concordo ma anche no con entrambi e secondo me:1) al giorno d'oggi si può essere silurati anche dopo una o due collezioni, ergo Dudù non concordo con te. Vai a rivedere i casi di cui la cronaca del fashion system è costellata ultimamente2) credo che pensare che un modello iconico non possa essere reinterpretato sia abbastanza limitativo: ci sono pezzi come la Kelly o la Birkin di Hermès o la Baguette di Fendi ad esempio che anno dopo anno vengono magistralmente reinterpretati principalmente nella ricerca dei materiali e talvolta anche nelle forme. Non sempre sono riusciti ma il fatto che un modello sia entrato iconicamente nel costume moderno non deve precludere il fatto che ci possano essere evoluzioni altrettanto pregevoli, apprezzabili e dignitose, ergo non concordo fendissima con questa tua rigidezza di vedute.Certo questo non significa dare il via a ricopiature come ne era piena l'ultima couture di Valentino di Chiuri e Piccioli che, a mio parere, avrebbero fatto meglio a rimanere a disegnare accessori o la moda ultimamente proposta dalla Giannini.Sicuramente molto più degno di nota il lavoro di Ferrè o di Galliano per Dior, di MacDonalds tempo fa per Givenchy, di Valli per Ungaro, di Lagerfeld per Chanel, di Gaultier per Hermès o di Williamson per Emilio Pucci. Per adesso Dundas non mi piace. Mi riserverò di cambiare idea.Last but not least @ Dudù & fendissima: io penso che il confronto sia sempre costruttivo, mai sterile ;)

  13. Dudù says:

    Concordo con te Nicola…Per quanto riguarda la prima couture di Chiuri e Piccioli io non la penso come te… a me buona parte della collezione è piaciuta, dagli abiti rossi di sete drappeggiate e intrecciate con dolcevita ai tailleur bianchi e ai cappotti con le maxi rose… conoscendo l’archivio di valentino io non ritengo quelle reinterpretazioni degli scopiazzamenti, tutt’altro…l’ho trovata celebrativa, questo si, è mi sembra molto rispettoso per essere la prima couture… aggiungo che la collezione successiva, il pret a porter, non si può guardare…. quello l’ho ritenuto uno scopiazzamento come dici tu (anche se ne apprezzo lo stile)… Per quanto riguarda Galliano a Dior sinceramente non mi piace, è motlo baraccone e molto commerciale, molto sagra di paese, ma, ovviamente, è un mio gusto personale.Concordo con te quando dici che il confronto è produttivo… siamo sulla stessa lunghezza d’onda, ma questo decade se alla base c’è arroganza e saccenza. Sono tutte delle opinioni nobili da rispettare e nessuno deve cercare di scavalcare nessuno.Grazie per esserti “intromesso”… mi ha fatto veramente piacere.

  14. Alexis Colby says:

    Sicuramente, l’evoluzione che cavalca i tempi è sempre buona e giusta ma credo che sia doveroso l’onore al merito di chi dal niente, attraverso la propria creatività, riesce a rendere cult un prodotto: è più facile reinterpretarlo che crearlo ab initio. E su questo penso che siate tutti d’accordo! ;)