Christian Dior può dire di no alla vendita dei suoi prodotti di lusso in saldo in particolare quando viene violato un contratto di licenza ossia quando il rivenditore è stato rifornito da una società autorizzata alla distribuzione dei prodotti.

Le aziende proprietarie di marchi di lusso possono vietare ai rivenditori i saldi dei propri prodotti tutelandone lo stile e l’immagine di prestigio. L’interpretazione rigorosa della direttiva comunitaria sui marchi d’impresa viene dalla Corte di Giustizia europea che, rispondendo ad un quesito della Cour de Cassation di Parigi, ha dato ragione alla Christian Dior Couture che aveva fatto causa ad un rivenditore parigino il quale aveva acquistato da un licenziatario della Dior prodotti di biancheria intima e l’aveva venduti in saldo.
Nel 2000 la Dior ha concluso con la Société Industrielle Lingerie (SIL) un contratto di licenza per la fabbricazione e la distribuzione di prodotti di biancheria intima con l’etichetta Christian Dior, con l’impegno della SIL a non venderli a rivenditori di partite in saldo che non fanno parte della rete di distribuzione selettiva a meno di una autorizzazione scritta del licenziante. Ma, a causa di difficoltà economiche, la SIL ha iniziato a vendere articoli Dior alla Copad, specializzata nelle vendite di merce in saldo, violando così l’accordo di licenza.
La pronuncia dei giudici lussermburghesi, sebbene relativa ad una vertenza francese, potrà naturalmente essere applicata in tutti i Paesi dell’Unione europea. In particolare la Corte di Giustizia riconosce come legittima la clausola che le aziende titolari di marchi di prestigio, come Christian Dior, inseriscono nei loro contratti di licenza secondo la quale è vietato vendere articoli in saldo. La società parigina chiamata in causa, dal canto suo, si era difesa affermando che era tutto regolare in quanto “i prodotti erano stati comunque messi in vendita all’interno dello spazio economico europeo”. Tesi bocciata dai giudici comunitari secondo i quali i saldi sui prodotti di prestigio “danneggiano lo stile e l’immagine che attribuiscono a tali prodotti un’aura di lusso”. In pratica, specifica la sentenza C59/08, “il contratto di licenza non equivale ad un consenso assoluto e incondizionato del titolare del marchio alla commercializzazione, da parte del licenziatario, dei prodotti contrassegnati da tale marchio” aggiungendo che “il pregiudizio arrecato alla notorietà del marchio può costituire, in linea di principio, un motivo legittimo, ai sensi della direttiva comunitaria, perché il titolare si opponga all’ulteriore commercializzazione dei prodotti di prestigio messi in commercio dal titolare stesso o con il suo consenso”. Insomma, i prezzi popolari offendono i prodotti di lusso.

 

4 Responses to I marchi di lusso possono vietare i saldi

  1. Valerio says:

    Ok niente piu’ shopping per me…

  2. fendissima says:

    Alcuni brand già non vanno in saldo.

  3. Dudù says:

    Non era ovvio che i marchi di lusso non facevano saldi? Io non ho mai sentito che il lusso va in saldo. E per il lusso intendo la couture… il resto lo trovi nell’outlet… poi ovviemente dovrebbe rimanere una scelta del direttivo maison permettere di accedere a determinati tipi di lusso chiunque o quasi

  4. Edward Phelan says:

    In realta’ il lusso non e’ solo la couture. Anche marchi come Bottega Veneta, Louis Vuitton, Hermès, ecc., che non fanno sfilate di haute-couture, non fanno mai i saldi. Louis Vuitton distruggeva (penso lo faccia ancora) tutto l’invenduto (comprese le borse che non erano continuativi) e le seconde scelte, ragione per cui tutto cio’ che si trovava scontato o era falso (pare che l’80 percento delle LV che si vedono in circolazione lo siano) o era usato. Non ci sono saldi e non si trovano mai prodotti di questi marchi negli outlet.