L’hosiery brand Pierre Mantoux presenta l’installazione “Talking Legs” con le opere del fotografo Julian Hargreaves, noto per le sue collaborazioni con famose riviste come Vanity Fair Italia e Vogue Italia, la creatività si mette in mostra nello Spazio Fendi con “Craft Punk”, un work in progress dove il mestiere del designer riscopre le sue radici artigianali e pezzi illuminotecnici originali e insoliti strizzano l’occhio al mondo sensuale ed ammaliante dell’intimo femminile La Perla in “Skin”.

In occasione Salone Internazionale del Mobile, Pierre Mantoux, “stilista delle gambe” ha deciso di esporre le opere di Julian Hargreaves. Il fotografo e designer 34enne, di padre inglese e madre italiana, noto per le sue foto pubblicate su famose testate come Vanity Fair Italia, Vogue Italia, Corriere Della Sera Magazine o Casa Vogue, ha ideato per Pierre Mantoux il progetto “Talking Legs”: una selezione di immagini fotografiche dedicate al mondo della danza, in cui le gambe sono protagoniste. Grazie ad una tecnica di sublimazione, la foto viene impressa sulla microfibra resa elastica dalla presenza della fibra LYCRA® e, quindi, applicata sulle calze di Pierre Mantoux. La microfibra fissata può essere anche trasformata in un raffinato involucro per lampade o altri complementi d’arredo come l’originale lampadario-design costruito con 40 micro tesserine, le foto di Julian Hargreaves impresse sui collant, che occupa la parte centrale della boutique Pierre Mantoux di via Solferino, 12 durante questi giorni della kermesse milanese. Un nuovo concept che avrà un reale seguito dato che verrà creata una limited edition di collant unici nel loro genere, sempre in collaborazione con LYCRA®, partner storico di Pierre Mantoux, ispirati a questo evento e che verrà lanciata il prossimo autunno.

Fendi, d’altra parte, ha ospitato nel suo spazio di via Sciesa, 3 “Craft Punk”, una serie di design performance che celebrano l’importanza della libertà d’espressione e dell’originalità nel contesto creativo. Un’iniziativa realizzata in partnership con Design Miami con cui la maison romana aveva già collaborato lo scorso dicembre sostenendo i “design talk” di questa importante manifestazione sulla design art che ha un’anima italiana come la co-fondatrice, la giovane Ambra Medda.
I 750 metri quadrati dello Spazio Fendi sono stati trasformati in un ambiente creativo dedicato all’interazione sociale, alla ricerca intellettuale senza regole e ai processi di design basati sull’azione nel quale 11 artisti emergenti provenienti da diversi paesi hanno lavorato sulla base di metodi artistici tradizionali o del fatto a mano estremamente eterogenei come la bollitura, la saldatura e il ricamo attingendo al savoir faire degli artigiani della Selleria Fendi e utilizzando materiali di scarto del processo produttivo della casa di moda, come il cuoio Selleria, i tessuti logati, elementi decorativi in plastica e guarnizioni metalliche per creare dal vivo oggetti dal concept avanguardistico e accattivante in un’inedita celebrazione del low-tech.
“Craft Punk” è un design sovversivo come risposta alle nuove correnti in questo campo, nella moda e nel mondo in relazione anche al difficile momento della produzione industriale. L’attuale clima economico richiede una forte presa di posizione a supporto dei giovani talenti, della creatività e della sperimentazione. Elementi che risultano vitali tanto in tempi di crisi quanto di benessere. Fendi si fa promotrice di nuovi talenti e supporta la creatività e l’originalità mettendo a disposizione dei giovani uno spazio per mettere in mostra le proprie capacità ma anche un luogo di scambio, dove trovare un contatto con culture e background unici.

I designer che hanno partecipato sono Simon Hasan, Sarah Becker, Nacho Carbonell, Yuri Suzuki & Household, Kwangho Lee, Studio Libertiny, Raw-Edges, Peter Marigold, Studio Glithero, Julia Lohmann & Gero Grundmann, e Massimiliano Adami. Un mix veramente internazionale, Giappone, Danimarca, Italia, Israele, Slovacchia, Spagna, Olanda, Corea del Sud, Germania e Regno Unito, che non può passare inosservato in perfetto connubio con lo stile di uno dei marchi eccelsi del made in Italy.
La linea casa della griffe del gruppo LVMH, inoltre, è anche protagonista all’interno del nuovo showroom Luxury Living: nello spazio, inaugurato da Club House Italia in via Durini, 25 all’angolo con largo Toscanini, “coabita” con Kenzo Maison su una superficie di oltre 600 metri quadri su due livelli.
Fendi celebra i 20 anni di collaborazione per la produzione e distribuzione della collezione di arredamento e design e propone il divano Oscar, la poltroncina Garcia di vaga ispirazione Luigi XV e i lampadari Venice e Icelite.
La collezione Kenzo Maison, invece, è frutto dell’accordo siglato nel settembre 2007 tra il marchio e Club House Italia. Presente nelle principali fiere internazionali del settore come Maison et objet e Abitare il tempo, si presenta per la prima volta al Salone del Mobile di Milano con i must storici di Vladimir Kagan reinterpretati con i tessuti Kenzo Maison, i pouf Rabat e le sedute Arco.

Infine, La Perla, brand che da sempre produce lingerie raffinata e di altissima fattura, accoglie nel proprio showroom di Via Tortona, 27 “Skin”, un’installazione-evento dell’architetto Silvio De Ponte in cui prende vita uno spazio emozionale dove emergono relazioni sensoriali tra spazio-luce, tatto-materia all’interno di un percorso olfattivo, mentre la forma degli oggetti e la luce stessa diventano materia dell’area architettonica che la contiene.
Il nome evoca le superfici morbide, elastiche e reattive alla luce di questo progetto che affronta il tema delle qualità soft dell’architettura e del design. Nell’ambito di questa installazione viene presentata una collezione di lampade “Big Size” disegnate da De Ponte per Martinelli Luce e alcune creazioni La Perla rivisitate nel segno della luce: una gonna ricoperta di piume diventa “Twitty”, in omaggio al canarino dei cartoon, il corpetto-panier interpreta la Can Can Light, il Cage Bustier di La Perla Black Label si accende di luce come Light in the Cage, il reggiseno in metallo dorato Metropolis gioca con effetti luminosi così come il collier scultura della collezione beachwear si trasforma in una libellula nella lampada Dragon Light.

 

2 Responses to “Talking Legs”, “Craft Punk” e “Skin”

  1. Dudù says:

    Ma su vogue italia non ci sono solo foto di Meisel? Ma che c’è in atto un embargo per caso?

  2. fendissima says:

    Craft Punk era molto bella.