La Cina rappresenta un mercato dal potenziale illimitato per il fashion system internazionale. Sono sempre più numerosi i marchi che approdano nelle principali città cinesi.

La Cina è da diversi anni il target primario dei marchi di moda. Attualmente, a causa del clima negativo dell’economia mondiale, i giganti del fashion system si stanno dando da fare per consolidare la loro presenza in quest’area facendo leva su questo mercato altamente remunerativo che può contribuire alla crescita dei loro fatturati.
La strategia di Emilio Pucci ne è un esempio: negli ultimi anni il famoso marchio italiano è sbarcato a Hong Kong e a Shanghai ma è solo l’inizio. Didier Drouet, amministratore delegato di Emilio Pucci, ha già annunciato un accordo in joint venture che porterà all’apertura di altri 10 punti vendita nei prossimi cinque anni.
“Oggi la Cina – ha dichiarato Drouet – rappresenta un mercato chiave, ma siamo convinti che nel futuro prossimo lo sarà anche di più”.
Ermenegildo Zegna è un altro brand che ha da tempo riconosciuto il potenziale della Cina. Facendo affidamento su una lungimiranza iniziale, il gruppo ha aperto il suo primo negozio a Pechino nel 1991. Attualmente, ne possiede oltre 50 in tutta la Cina e ne ha in programma altri 20.
Anche Cristiana Ruella, amministratore delegato di Dolce & Gabbana che a Pechino ha appena inaugurato uno store su due piani, ammette che la Cina è un mercato fantastico, a crescita rapida e con un potenziale enorme considerando che gli acquirenti sono molto ricettivi a tutta la moda italiana. Inoltre, grazie al recente sviluppo delle infrastrutture nel Paese, le griffe possono far sentire la loro presenza molto più facilmente.
Non fa eccezione la medusa: per fronteggiare l’atteso ribasso del mercato dei beni di lusso, Versace ha già escogitato alcuni progetti ben strutturati e la Cina giocherà un ruolo molto importante.
In una recente visita a Pechino l’amministratore delegato Giancarlo Di Risio ha confermato che il marchio non è stato colpito dalla crisi finanziaria mondiale. Tuttavia, nel tentativo di aiutarlo a restare illeso in un ambiente commerciale incerto, ha rivelato una serie di ambiziosi progetti di espansione nella zona che, con i suoi 15 negozi, sta producendo un profitto, escludendo il Giappone, di un terzo delle vendite della maison in Asia e il cui mercato potrebbe controbilanciare il declino nei Paesi sviluppati.
Nel 2009 Versace investirà 45 milioni di euro per aprire 11 punti vendita nel mondo. Tra questi, 5 saranno nella Cina continentale e un flagship store a Pechino. Gli interni saranno caratterizzati da pavimenti in marmo nero, muri in vernice bianca, soffitti di smalto bianco e tende con gocce di cristalli brillanti. Gli accessori diventeranno il punto focale accanto agli abiti ricercati. Considerando che coloro che spendono maggiormente in beni di lusso sono i giovani, l’abbigliamento potrebbe essere troppo costoso mentre calzature, borse, orologi e gioielli saranno molto più accessibili.
Oltre ad espandere la sua presenza sul mercato cinese, Versace è sempre interessato ad introdurre elementi cinesi nel proprio design. In occasione della prima sfilata di moda che si è tenuta a Pechino il 13 novembre sono state, infatti, presentate pitture, disegni ad acquerello e ad inchiostro insieme ai modelli di abiti tradizionali.
Sarà adottata, inoltre, anche la vincente strategia di cooperazione intersettoriale che porterà alla costruzione, entro tre anni, di un residence a 6 stelle super in una città costiera per far provare e apprezzare lo stile di vita di Versace.
Ma quello che rende la Cina un mercato irresistibile per le aziende italiane è l’intenso desiderio che i consumatori cinesi hanno dei prodotti Made in Italy: ne consegue che anche le società meno note hanno la possibilità di svilupparsi enormemente. Corneliani, ad esempio, casa produttrice di abbigliamento a Mantova, ha aperto tre anni fa la sua prima boutique a Hangzhou e ha in programma un nuovo flagship store a Pechino nella primavera 2009, oltre ad altri negozi in tutta la regione nei prossimi cinque anni. Kiton, d’altra parte, ha inaugurato a Pechino il suo terzo monomarca dopo quello aperto presso Beijing China World Hotel e quello di Chendu Maison Mode Department Store. Ubicato al piano terra del prestigioso Park Life Mall nell’esclusivo quartiere di Beijing Yintai Centre, misura 140 metri quadrati e ospita le collezioni uomo e donna della famosa griffe di sartoria napoletana.
Sempre a Pechino è arrivato col suo primo concept store anche Paul & Shark, il famoso marchio italiano di moda che offre qualità e stile per il tempo libero, portando così a 50 il numero dei suoi shop in Cina. Situato all’interno del grande magazzino Maison Mode Department Store, uno dei più frequentati della città, occupa una superficie di 332 metri quadrati e presenta tutte le linee della label.
Il design segue le orme del primo concept store di Paul & Shark in Italia includendo una zona galleria in cui sono esposti i capi. L’arredamento degli interni in legno crea un ambiente caldo e ospitale, con vari strati di cassetti che suggeriscono un’atmosfera quasi domestica. Il negozio offre un servizio alla clientela molto attento oltre ad una stanza dedicata al servizio di sartoria su misura.
La stessa città è stata scelta da Carlo Pignatelli per avviare il suo primo monomarca in Estremo Oriente. Nato sulla base di un accordo siglato con la società China Kind International, lo store, il 16esimo della griffe nel mondo, si trova al secondo piano del Jinbao Place, tempio del lusso che ospita su sette livelli importanti firme internazionali. Concepito in due distinte aree, una dedicata alle proposte cerimonia, l’altra riservata alla linea Outside e agli accessori, presenta i toni caldi del rovere e dell’alluminio bronzato e le trasparenze di cristalli e superfici a specchio.
Anche il brand bolognese Furla, che produce accessori in pelle e calzature, sta traendo vantaggio da questa tendenza. Secondo l’amministratore delegato Paolo Fontanelli questa situazione crea impareggiabili opportunità per i marchi di lusso che hanno la possibilità di stabilire una solida presenza nel Paese.
In quest’ottica, ha, infatti, recentemente debuttato con il flagship store di Shanghai all’interno di Times Square, uno dei centri commerciali più attivi ed eleganti della città, il primo, dopo quello di Milano ad adottare un nuovo design d’interni, che coniuga materiali moderni e linee classiche, in un ambiente confortevole e spazioso, dove il visitatore è accolto da una serie di superfici espositive che si intersecano come un nastro, creando l’effetto di un’onda. In vendita, borse, articoli in pelle, gioielli e orologi. Uno spazio speciale è dedicato alla collezione “Giovanna Furlanetto for Furla” disegnata per le clienti più esigenti.

Il potere d’acquisto in continua crescita e il desiderio di prodotti di fascia alta tocca anche le città secondarie che hanno iniziato ad attirare l’attenzione di case delle moda più importanti a livello internazionale, come evidenziato nel caso di Louis Vuitton che ha ampliato la propria presenza in queste città fortemente promettenti, soprattutto in quelle ancora inesplorate.
Estremamente ottimista nei confronti di questo mercato, Louis Vuitton ha aperto di recente a Urumqi, capitale della regione autonoma uigura dello Xinjiang nella Cina nord occidentale e a Dalian, la seconda città per estensione della provincia di Liaoning nella Cina nord orientale. In particolare, questo flagship, che si estende su una superficie di 1140 metri quadrati, è diventato il punto focale di Dalian grazie anche a una cerimonia di inaugurazione caratterizzata da decorazioni sfavillanti.
Guardando al futuro, in programma nel 2009 c’è una boutique nel centro commerciale Mykal di Harbin, nella Cina nord orientale. Entro il 2010 Louis Vuitton presenterà un altro image store di 500 metri quadrati all’interno del centro commerciale Dream Island a Nanning, capitale della regione autonoma dello Guangxi, nella Cina meridionale.
Malgrado questi centri siano meno conosciuti all’estero c’è da attendersi un notevole contributo alle vendite nel lungo periodo. Per conquistare questo obiettivo, però, i marchi internazionali dovranno portare i consumatori ad apprezzare il brand e a trasformarli in clienti fedeli.
E poichè queste realtà meno famose sono state già indicate come portatrici di nuovi profitti per le maison di alta gamma, soprattutto, nell’attuale clima di crisi finanziaria mondiale, con ritorni positivi in 3 o 4 anni, anche Giorgio Armani, Salvatore Ferragamo e Prada prevedono nuovi punti vendita a Nanning.
Salvatore Ferragamo, nel frattempo, ha esteso le sue operazioni in Cina aprendo il suo primo negozio a Guangzhou, all’interno di La Perle, un elegante centro commerciale della città: 186 metri quadrati arredati per creare un ambiente sofisticato, elegante e intimo che offrono tutte le collezioni del marchio.
La nota orologeria svizzera Audermars Piguet, infine, ha lanciato il suo primo store a Macao, presso la galleria Shoppes del Four Seasons Hotel, posando così la prima pietra della sua espansione in Cina. Nei 112 metri quadrati di superficie, traduce con eleganza il valore e la filosofia del marchio. Una parte è dedicata alla linea di gioielli di Audemars Piguet. Un’altra zona è riservata, invece, ai clienti VIP, che in tutta privacy possono ammirare i meravigliosi capolavori.
Wolfgang Sickenberg, amministratore delegato di Audemars Piguet (HK) Limited, sottolinea che Macao è una delle città cinesi dallo sviluppo più rapido e che questa apertura è un ottimo modo di irrobustire la reputazione del marchio e comunicarne i valori e la tradizione, la qualità e l’innovazione. Sickenberg si dice fiducioso che, in un contesto economico così dinamico, le creazioni Audemars Piguet verranno apprezzate dai consumatori cinesi, oltre che dai collezionisti di orologi.
 

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