2008 negativo per la moda italiana che segna un calo del 4% del fatturato rispetto al 2007. E per il 2009 ci si attende un nuovo calo del fatturato simile a quello registrato nell’anno appena trascorso.

Si è chiusa ieri la 75esima Pitti Immagine Uomo. La kermesse, che apre il calendario degli eventi del settore moda, si è conclusa con una sensazione di positività, ordini più calibrati e più attenti, maggiore razionalizzazione delle presenze ma conferma di tutti i top buyer e i grandi department store. Fra le aziende è forte la volontà di fare sistema per affrontare un anno di duro lavoro ma anche di grandi opportunità. E la tendenza comune è quella di puntare sulla ricerca.
L’autunno ha gelato i conti della moda italiana che ha chiuso il 2008 con un calo di fatturato del 4% (a quota 66,5 miliardi di euro) circa rispetto al 2007. Il preconsuntivo è stato fornito dai Fashion Economic Trends della Camera Nazionale della Moda sull’industria del tessile, abbigliamento, pelle, pelletteria e calzature. L’export ha riportato un lieve aumento (42,6 miliardi, con un +1,2%), così come l’import (circa 25,5 miliardi, con un +1%) per cui il saldo commerciale con l’estero è stato positivo e passa da 16,8 a 17,1 miliardi. Per il 2009 ci si attende un calo del fatturato del 5% sul fronte turnover, del 3,4% per le esportazioni, del 1% per le importazioni e la contrazione da 17,1 a 16 miliardi per il saldo.
Il futuro non è certo rassicurante “ma sarebbe paradossale – dicono gli esperti di Cnmi – se un sistema produttivo come quello della moda italiana, che si è temprato e reso competitivo nelle difficoltà di inizio decennio, dovesse soccombere oggi, stretto dalla contrazione del credito e soffocato da una fase temporanea di crisi di fiducia dei consumatori”. I mesi più negativi dell’anno appena concluso sono stati settembre e, soprattutto, ottobre: nei comparti a valle (abbigliamento, calzature e pelletteria), in particolare, il terzo trimestre ha incassato un -2,8% con un crollo a ottobre del 10% rispetto nel giro d’affari rispetto all’analogo periodo 2007, mentre a monte (tessile e pelle) la diminuzione autunnale si è, invece, tradotta nell’ulteriore peggioramento di un quadro congiunturale già difficile fin da inizio anno con un calo del fatturato di quasi il 10% nel terzo trimestre che ha raggiunto il -13% ad ottobre. Quanto alle esportazioni italiane di moda, malgrado il difficile quadro macroeconomico, nei primi nove mesi dell’anno a mostrare un rallentamento sono state quelle tessili, in particolare verso l’Europa. Stabili invece quelle di abbigliamento e pelletteria, con crescite a tassi vicini al 4%, anche in territori come la Russia e le nazioni emergenti, in impasse nell’ultimo trimestre. Ancora nei nove mesi, l’import era in calo dell’1,6% frenato dalla debolezza della domanda e il saldo in progresso per 235 milioni di euro.
Inutile negare che i consumi, non solo in Italia ma in tutta Europa, hanno risentito della minaccia della crisi, nonostante un’indagine condotta da Hermes Lab per la Camera della Moda abbia evidenziato come, in occasione dello scorso Natale, i consumatori del nostro Paese non abbiano rinunciato, almeno nelle intenzioni, all’acquisto di capi di buona qualità e con adeguati contenuti moda mantenendo, comunque, il prezzo più che mai al centro dell’attenzione dell’acquirente. L’enigma ora risiede nel fatto di stilare una previsione per l’anno appena iniziato: alcuni studi indicano una stabilizzazione dopo il panico, ma la durata e l’intensità della crisi “dipenderanno dalla decisione con cui i governi sapranno intervenire su due principali aspetti: il ristabilimento di condizioni di funzionamento ordinate nell’ambito finanziario – e su questo i principali governi hanno agito all’unisono – e il riavvio della crescita economica reale attraverso il rilancio dei consumi”. Su questo terreno sembra ci sia ancora molto da fare.
Sulla base dei dati disponibili, nei comparti a valle, Cnmi prospetta un decremento del fatturato pari al 5% nella prima metà dell’anno frenati da una domanda interna per i beni di vestiario particolarmente negativa; per i comparti a monte proseguirà la discesa del fatturato (-2%) malgrado il sostegno offerto dalla ripresa del dollaro ad un comparto sensibile al cambio. “Dovesse prevalere anche nell’Europa continentale l’orientamento dei Paesi anglosassoni – si legge – dove, per esempio, Gordon Brown ha varato una misura straordinaria di riduzione temporanea dell’Iva, il riavvio dei consumi potrebbe manifestarsi in tempo per migliorare la chiusura d’anno, mantenendo la contrazione dei ricavi sotto la soglia del 5%”. Ma se si imporrà un atteggiamento di attesa, la possibilità di scendere anche oltre il -5% potrebbe diventare molto concreta.
In questo panorama, anche in Francia le cose non vanno meglio: Chanel, ad esempio, si attende un rallentamento delle sue attività nel 2009. Lo ha dichiarato il responsabile moda del gruppo Bruno Pavlovsky. La crescita registrata nel 2008 in tutte le sue attività “ha accusato un rallentamento alla fine dell’anno – ha precisato il manager sottolineando come Chanel stia già prendendo – tutte le misure considerate adeguate e necessarie per gestire la marca al meglio in un contesto più difficile. Per il 2009 si prevede un rallentamento, non un deficit”.
 

Comments are closed.