Per l’inizio del 2009 si prevede un boom di vendite per il Made in Italy in Russia. Nel grande paese euroasiatico l’Italia è al secondo posto, dietro la Cina, come fornitore di abbigliamento, ma si colloca al primo per gli articoli di qualità medio-alta e di lusso.

L’inizio del 2009 porterà all’export italiano un boom di vendite nei comparti della moda e dell’arredo in Russia. Questo è quanto emerge dalle previsioni per il primo trimestre 2009 presentate da Assocamerestero a Rimini, nel corso della Convention Mondiale delle Camere di Commercio Italiane all’Estero. “È un momento difficile, ma non dobbiamo perdere la fiducia nei mercati e non dobbiamo allentare il dinamismo che caratterizza le nostre imprese nel mondo”, ha dichiarato il presidente di Assocamerestero, Edoardo Pollastri.

Una crescita media annua dell’export del 18% negli ultimi sei anni, con un fatturato complessivo nel 2006 di quasi un miliardo di euro e una quota che rappresenta il 45% del totale di quelle della UE: sono alcuni dei dati del settore dell’abbigliamento italiano in Russia, diventato il sesto mercato mondiale del Made in Italy. Li hanno resi noti l’Ente Moda Italia (Emi) e la Smi-Ati (Federazione Imprese Tessili e Moda italiane).
Il valore annuale retail dei consumi russi di prodotti di abbigliamento ha ormai raggiunto i 25 miliardi di euro, un livello non troppo distante da quello che caratterizza il mercato italiano. Nel solo 2006 si stima una crescita in cifra assoluta dell’export italiano di circa 200 milioni di euro, con vendite attestate a quasi un miliardo di euro.
Anche l’industria dell’abbigliamento russa (caratterizzata al pari di quella italiana, dalla preponderante presenza di aziende di piccole e piccolissime dimensioni), sta dedicando una particolare attenzione alla produzione italiana.
Le importazioni di tessuti italiani sono ancora relativamente contenute, ma, ad esempio, la forte crescita delle presenze di buyer russi a Milano Unica, il Salone Italiano del Tessile, testimonia l’interesse e le potenzialità del mercato russo per l’industria tessile italiana.
”L’industria tessile-abbigliamento-moda italiana”, sostiene Paolo Zegna, Presidente di Smi-Ati, “ha, non da oggi, una particolare attenzione per il mercato russo e, soprattutto, all’evolversi dei gusti dei consumatori di questo grande Paese. Già oggi nell’abbigliamento casual, nell’intimo e nella maglieria femminile, il mercato russo è il primo per importanza tra gli sbocchi esteri della produzione italiana”.
“La filiera tessile-abbigliamento-moda italiana, all’interno dei grandi cambiamenti indotti dall’irruzione della produzione cinese nel commercio internazionale, è fra le poche ad aver mantenuto la propria quota di mercato nel commercio internazionale”.
Non è un caso quindi se, come sottolinea Zegna, in Russia ”siamo al secondo posto, dietro la Cina, come fornitori di abbigliamento, ma ci collochiamo al primo posto per gli articoli di qualità medio-alta e di lusso. Nel 2005, ad esempio, le nostre vendite sul mercato russo superavano di 4-5 volte quelle francesi”.
”Noi non vogliamo e non possiamo competere sulle produzioni dove l’elemento decisivo, se non unico, è il prezzo”, osserva il presidente di Smi-Ati, “ma siamo fortemente determinati a competere sui fattori quali creatività, qualità, ricerca, innovazione, servizio ed immagine, che oggi la sempre più sofisticata clientela russa apprezza e riconosce come valore esclusivo del Made in Italy”.

 

4 Responses to Boom del Made in Italy in Russia

  1. diorino says:

    Nei luoghi di villeggiatura più prestigiosi il russo è diventato quasi la lingua predominante. Forse, complice la presenza di miliardari russi, il proprietario del Chelsea per primo, nei periodi estivi.I russi comprano in Italia e il Made in Italy in Russia.Anche Villa Fontanelle della famiglia Versace è stata acquistata da un russo, vero?

  2. Edward Phelan says:

    Sì, sembra proprio di sì. Mi pare che l’abbia pagata circa 30 milioni di euro. Che fine hanno fatto le ceneri del povero Gianni, che erano custodite lì?

  3. gabriele says:

    Quest’estate Porto Cervo era piena di russi.

  4. Edward Phelan says:

    Confermo assolutamente! E molti commessi stavano frequentando lezioni di russo per poter almeno scambiare qualche parola (molti russi poi, in realtà, parlano in inglese, anche se non sempre benissimo)